Italseven: Andy Vilk “Emozionante tornare in campo. Ottimista per il futuro”

Quest’estate vedrà la nazionale italiana di rugby seven tornare in campo. Ne ho parlato con il ct azzurro. Ecco le sue parole.

Quello che stiamo vivendo è, spostato di 12 mesi, l’anno delle Olimpiadi di Tokyo 2021. E, dopo Rio de Janeiro, anche in Giappone sarà protagonista la palla ovale con i tornei maschile e femminile di rugby Seven. L’Italia non ci sarà, ancora troppo lontana come livello per sperare in una qualificazione. Di questo e altro abbiamo parlato con Andy Vilk, ct dell’Italseven.

Negli ultimi anni l’Italseven è stata altalenante, con buonissimi risultati in alcune tappe delle Grand Prix Series con altre prestazioni non all’altezza. Cosa serve al rugby Seven italiano per trovare la costanza nei risultati e provare realmente a crescere?

“Essere competitivi lo abbiamo dimostrato negli ultimi anni, ma si vede di più quando stiamo assieme più a lungo, quando possiamo lavorare bene e tanto. Quando siamo stati assieme a lungo abbiamo portato a casa buoni risultati, come a Mosca nel 2018. Nel 2019 abbiamo fatto 2/3 settimane assieme prima di Lodz e infatti siamo arrivati al terzo posto. L’importante è poter lavorare tanto per entrare nel ritmo del gioco, lì possiamo dimostrare di essere competitivi. La costanza nella preparazione è fondamentale per poi averla nei risultati. Un altro punto è, all’opposto, che i risultati peggiori sono arrivati alla fine, quando ha pesato anche la stanchezza dopo un’intera stagione nel rugby a XV prima del Seven. Per essere costanti e crescere serve anche poter programmare i carichi di lavoro ed è per quello che servirebbe un gruppo dedicato al Seven”.

Quest’anno ci sono le Olimpiadi di Tokyo 2021 e l’Italia non ci sarà. Qualificarsi era, oggettivamente, un’utopia per una squadra che non partecipa alle World Series e che da quasi 20 anni non partecipa ai Mondiali. Quali sono i primi passi che bisogna fare per provare ad avere una nazionale che entri nei circuiti mondiali più importanti?

“È quello che ti ho detto, la costanza della preparazione. Alle Olimpiadi ci sono 11 squadre qualificate più il Paese ospitante. Nelle World Series ci sono 15/16 squadre fisse. È chiaro che se non entri lì non potrai mai sperare nei Giochi. Per fare questo bisogna essere competitivi e bisogna avere esperienza all’alto livello. Come dici bisogna fare un passo alla volta, arrivare alle World Series e per farlo bisogna vincere le Grand Prix Series e andare al torneo di qualificazione per le World Series. Come detto, ci serve giocare tanto, partecipare a tutti i tornei possibili per arrivare a programmare un lavoro per crescere e salire di livello”.

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