Sports Stories: Libera, cioè quando si placca l’omofobia

Su The Good in Town terzo episodio della serie di racconti dedicati allo sport, ma da un punto di vista molto particolare. Quello delle vittorie fuori dal campo.

4 storie ambientate nel rugby la serie che vuole mettere sotto i riflettori il più autentico potere dello sport. Lo sport non è solo il divertimento, l’agonismo, la competizione, la forma fisica. E’ anche un terreno di riscatto, uno strumento di inclusione sociale, uno spazio con regole proprie in cui si possono affrontare altre battaglie, altre lotte. Ed è un terreno in cui la vittoria è un risultato che si ottiene insieme.

Questa serie, scritta dal sottoscritto, fa scoprire quattro storie uniche, in cui lo sport si intreccia con mafia, disagio sociale, razzismo, omofobia. Sembrano film, ma non lo sono, sono storie di quattro squadre di rugby italiane. La terza è dedicata ai Libera e alla sua battaglia contro l’omofobia.

“Non fa per te”. Quattro parole banali, solo dieci lettere. Dieci lettere che, però, mi perseguitano da tutta la vita. No, scusate, non da tutta la vita. Dall’adolescenza. Sì, avrò avuto 12, forse 13 anni, quando per la prima volta mio padre me lo disse. “Non fa per te”. Non ricordo a cosa si riferisse, anche se ai tempi mi fece male, malissimo. Era sicuramente qualcosa che per me era importantissimo, ma a 12/13 anni tutto è importantissimo. Poi il tempo scorre e ti dimentichi, o ricordi e ti accorgi che era una stupidata, nulla di che. Ma restano lì quelle parole, impresse.

Come gli sguardi. I sorrisini. Le ironie alle tue spalle. “Non fa per te” lo dicono in tanti. Non fa per te quel percorso di studi, perché in fondo non sei così intelligente da poter sognare l’Università. Non fa per te quella ragazza, troppo bella per un ragazzo come te. Non fa per te quel lavoro, così ambizioso che è adatto agli altri, ma non a te. Non fa per te quello sport, perché sei troppo alto, troppo basso, troppo grasso, troppo magro, troppo. O troppo poco. “Non fa per te” fa male, ma fa ancora più male quando te lo dice chi dovrebbe amarti, chi dovrebbe sostenerti. “Non fa per te” fa male se si parla di qualcosa che, guardandoti intorno, sembra andare bene a tutti gli altri.

Perché quelle dieci lettere ti sbattono in faccia la tua diversità. “Non fa per te” è uno specchio distorto e crudele, perché quelle quattro parole in realtà nascondono un’altra frase, che nessuno ti dice, ma tutti pensano. “Non fa per te” si può tradurre molto più facilmente in “Tu non vai bene”. Il problema non è il tuo sogno, il problema sei tu. Continua a leggere su The Good in Town.

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