Sports Stories: i Briganti di Librino e quel match contro le mafie

Su The Good in Town inizia una nuova serie di racconti dedicati allo sport, ma da un punto di vista molto particolare. Quello delle vittorie fuori dal campo.

Inizia con 4 storie ambientate nel rugby la serie che vuole mettere sotto i riflettori il più autentico potere dello sport. Lo sport non è solo il divertimento, l’agonismo, la competizione, la forma fisica. E’ anche un terreno di riscatto, uno strumento di inclusione sociale, uno spazio con regole proprie in cui si possono affrontare altre battaglie, altre lotte. Ed è un terreno in cui la vittoria è un risultato che si ottiene insieme.

Questa serie, scritta dal sottoscritto, fa scoprire quattro storie uniche, in cui lo sport si intreccia con mafia, disagio sociale, razzismo, omofobia. Sembrano film, ma non lo sono, sono storie di quattro squadre di rugby italiane. La prima è dedicata ai Briganti di Librino e alla loro battaglia contro la mafia.

All’uscita dal piccolo spogliatoio il campo che si presenta ai ragazzi e alle ragazze è uno di quelli dove c’è terra e polvere che tira vento. Le tribune sono gremite e i quindici giocatori che lentamente stanno salendo gli ultimi gradini scheggiati, in teoria rugbisti grandi e grossi, si sentono sempre più piccoli. Il tifo è assordante e non ci sono dubbi, chi è in tribuna oggi non tifa per loro.

Il sole del primo pomeriggio che cade a picco, l’umidità del mare, il secco della terra in quel campo dove l’erba fatica a crescere fa sudare i quindici ragazzi. Briganti, come si sono voluti chiamare. In onore della loro terra, ma anche come sfottò, perché loro sanno bene che i veri briganti, quelli senza alcun romanticismo, sono i loro avversari. Loro sanno che sono sfavoriti, sulla carta sono le vittime sacrificali di una squadra ben più forte di loro. Loro, i Briganti, sono nati da pochi anni, hanno pochi mezzi e sono un gruppo di appassionati senz’arte né parte, sospinti più dal loro cuore che dalla tecnica o dalla prestanza fisica.

Il loro avversario no, lui ha una lunga tradizione. Lunghissima. E i tifosi sugli spalti lo sanno ed è per questo che tifano per lui. Perché è il più forte. Ed è sempre facile tifare per il più forte, per il favorito. Rischi meno. Anzi, non rischi nulla. Perché è meglio non rischiare, non si sa mai. I Briganti, invece, amano il rischio. Anzi no, non è vero, non lo amano per nulla. Ma sanno che non si può vincere se non ci si mette in gioco e non si può sconfiggere l’avversario più forte se non lo si prova a sfidare. Sul suo campo, con le sue regole. O con la sua assenza di regole. Continua a leggere il racconto su The Good in Town.

Rispondi