Rugby femminile: Malagò, Frittole 1400 quasi 1500

Ieri durante l’assemblea elettiva della Fir il presidente del Coni ha fatto una gaffe imbarazzante che mostra come la strada, in Italia, sia ancora lunghissima.

Giovanni Malagò, il presidente del Coni, ama il rugby. Gli piace come sport, gli piace per i valori che porta con sé, per il suo valore educativo. Al punto che ieri, durante il suo discorso all’assemblea elettiva Fir ha dichiarato che “…più che mai oggi, avendo due figlie femmine, avrei avuto un figlio maschio e sarei stato felice avesse giocato a rugby”. Gelo in sala.

Sì, perché lo storytelling del rugby sport per maschi non è solo vecchio, è proprio antistorico, antico e fastidioso. Perché il presidente dello sport italiano non può non sapere che il rugby femminile è una delle discipline più in crescita in questi anni come numero di praticanti, che il rugby femminile italiano è quello che a livello internazionale dà più soddisfazioni. Ma, soprattutto, un uomo delle istituzioni non può portare avanti ancora stereotipi maschilisti che vanno oltre il rugby o lo sport.

Siamo ancora alle bambine che devono vestire di rosa e i maschietti di azzurro. Siamo ancora alle ragazzine che giocano con le bambole e i maschietti alla guerra. Siamo ancora ai figli maschi che in casa non aiutano mamma in cucina “perché sono cose da donne”, mentre le ragazze di sicuro non fanno lo scientifico “perché quella è roba da uomini”. E siamo ancora che le ragazze se fanno sport possono fare danza, ginnastica artistica, magari nuoto, le più ribelli pallavolo. Guai a pensarle su un campo da basket o da calcio, men che meno di rugby.

A stigmatizzare le parole di Malagò è stata sui social MariaCristina Tonna, ex azzurra e team manager dell’Italdonne. “Le parole sono importanti, a maggior ragione quando sono di persone di riferimento, che possono influenzare una grande platea di persone.Le parole sono così importanti perché, oltre a rispecchiare i nostri pensieri più profondi (e dunque più veri) diventano poi nostri comportamenti.Sono anni che portiamo avanti come donne, come atlete, come dirigenti, come mamme di giovani ragazze e ragazzi, battaglie prima di tutto culturali, per una società più giusta e più inclusiva, per un ambiente sportivo che accolga senza giudicare e che possa essere veramente il valore aggiunto nella formazione delle nuove generazioni del nostro Paese. Dopo aver giocato tanti anni, ho dedicato (e dedico tutt’ora) la restante parte della mia vita a dare la possibilità alle bambine, alle ragazze, alle donne, di poter scegliere di giocare a rugby, quella possibilità che io da piccola mi sono dovuta conquistare giorno dopo giorno, centimetro dopo centimetro.Oggi siamo in tante e tanti ad avere una visione che parla di equità, e a mia figlia adolescente, alle sue compagne di squadra, alle tante ragazze che giocano a rugby, nessuno dovrà mai (e mai più) dire che il rugby è un gioco da maschi!Non esistono sport da maschi e sport da femmine, diciamolo forte, tutti i giorni” dice MariaCristina. E non serve aggiungere altro.

4 commenti su “Rugby femminile: Malagò, Frittole 1400 quasi 1500

  1. Diciamo che è emblematico di un movimento, di un sistema e di un paese. Motivo per cui uscire dal pantano in cui ci siamo messi sarà ancora più difficile.

  2. È più impresentabile dell’ex presidente FIR.
    Gavazzi appalesa quello che è, questo qui si nasconde infido dietro un’apparenza di uomo elegante nei modi e nei pensieri quando è di una radicale rozzezza che non ha eguali.

  3. In Giappone Mori ha avuto la dignità di dimettersi. In Italia sappiamo che non esiste questa sensibilità per questo sarebbe opportuno che fosse cacciato e bandito da ogni consesso e carica pubblica.

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