6 Nazioni: Italia, 26 ko e i soliti limiti

La sfida contro l’Irlanda ha evidenziato i problemi che gli azzurri si trascinano da anni e fanno presagire un autunno di sofferenza.

È tornata in campo dopo mesi l’Italia di Franco Smith, ma il match di Dublino ha fatto rivedere la stessa squadra che dal 2015 a oggi non è riuscita a imporsi neanche una volta nel Sei Nazioni e contro l’Irlanda gli azzurri hanno evidenziato gli stessi problemi visti a febbraio.

Il primo, e più evidente, limite dell’Italrugby in vista della sfida contro l’Inghilterra sabato prossimo e dell’Autumn Nations Cup è sui punti d’incontro. I breakdown hanno visto l’Irlanda dominare, con i padroni di casa che controllavano senza difficoltà il possesso palla in ruck, mentre quando era l’Italia ad attaccare gli irlandesi hanno forzato una marea infinita di palle perse (11 a fine partita). Un limite già visto a inizio anno, ma che sabato a Dublino è stato al limite dell’imbarazzante. Continua a leggere su OA Sport.

SOSTIENI R1823 CON UNA DONAZIONE

R1823 è da sempre gratuito, basandosi sulla raccolta pubblicitaria che, però, è sempre più difficile, soprattutto in questo periodo storico dove il rischio che molte realtà editoriali chiudano è reale. Il crollo delle notizie sullo sport comporta un crollo delle visite ai siti d’informazione verticali e, di conseguenza, un crollo degli introiti pubblicitari.
Se ci leggi e ti piace quello che leggi puoi aiutarci a continuare il lavoro di R1823 sostenendo questo blog. Puoi lasciare una piccola donazione su Paypal (dona).

Un commento su “6 Nazioni: Italia, 26 ko e i soliti limiti

  1. E guarda caso ci mancano proprio un allenatore della difesa e uno dei punti di incontro (non solo in nazionale, a tutti i livelli).
    Per il gioco d’attacco, be se non gira ogni sabato in Pro14, facile che la musica non cambi, specie in campo internazionale dove gli avversari vanno al 110%.
    C’era un vecchio intervento di Castello (credo su Onrugby) che spiegava chiaramente e molto umilmente perchè noi non saremo mai al livello degli altri. Poi uno può vederci con belle parole il mantra che Mallett – schifano e accusato – ripeteva quando allenava. Uno che aveva capito subito dove lavorare (difesa e bd).
    Spiace anche perchè Smith non “alza la voce” (con la Fir si può?) pretendendo uno staff all’altezza e un certo allenamento in Accademia (perchè anche l’U20 ha problemi strutturali di idee e di placcaggio, a memoria).
    E il bello è che c’è gente che pensava che la “colpa” fosse di O’Shea…

Rispondi