Affari italiani: Elezioni federali e deliri di onnipotenza

Negli ultimi giorni il rugby italiano è stato alle prese soprattutto con le dichiarazioni del presidente Gavazzi. E infuria la polemica.

Senza scomodare il Marchese del Grillo di sordiana memoria, l’estate 2020 del rugby italiano non è solo scandito dall’emergenza Covid-19, ma anche dalle dichiarazioni del suo presidente Alfredo Gavazzi. Oggetto del contendere le elezioni federali che si dovrebbero tenere nei prossimi mesi. Una situazione caotica a causa dell’esplodere del Coronavirus, ma resta ancora più calda da un atteggiamento decisamente fuori luogo da parte del numero 1 federale.

Queste sono oggi le tematiche di maggior rilievo che siamo impegnati a gestire per la continuità del movimento. Ritengo sia essenziale far sì che il Consiglio completi, nei mesi a venire, la messa in sicurezza del rugby italiano, guidandolo fuori dalla crisi in cui la pandemia da COVID-19 lo ha precipitato. La contesa politica non può, oggi, che avere rilevanza secondaria” ha scritto Gavazzi in un lungo comunicato ufficiale. Un comunicato in cui si faceva il punto sulla situazione del rugby italiano e non solo e, di base, si diceva che questo governo ovale ha l’obbligo di continuare il suo lavoro. “In un contesto altamente sensibile come quello in cui oggi il Consiglio  Federale si trova ad operare, devo però mio malgrado rilevare come una ristretta componente del movimento ravvisi l’impellenza di convocare l’Assemblea Ordinaria Elettiva” dice Gavazzi. “Una ristretta componente del movimento” dice il numero 1 Federale. Sotto accusa, ovviamente, Marzio Innocenti, uno dei candidati alla presidenza. Ma anche quei movimenti, come il XVI Uomo, che da tempo stanno lavorando a un programma alternativo a quello di Gavazzi e che chiedono a gran voce che sia il movimento a valutare.

Già, perché per Gavazzi chiedere una data certa per le elezioni federali (che da Statuto e per il Coni vanno tenute nei prossimi mesi) è uno sfizio di una minoranza fastidiosa. Dimentica il numero 1 federale che le elezioni sono un dovere democratico, anche in una Federazione gestita da anni come un’azienda. Ma non nel senso positivo del termine, cioè non come un’entità produttiva, dove si lavora per far crescere il prodotto, ottimizzando i costi e guadagnando uno spicchio di mercato nazionale o internazionale. No, come un’azienda famigliare dove a comandare è il padre padrone. E il tweet postato ieri da Gavazzi ne è l’emblema.

“Marzio avrà le sue elezioni nei termini stabiliti dalla Legge Delega. Forse una campagna elettorale più lunga gli consentirebbe di meglio preparare la contesa dopo le tre sconfitte tra 2001 e 2016. Le regole non scritte della politica suggerirebbero un suo passo indietro” scrive Gavazzi. Il quale, dunque, non sono si arroga il diritto di decidere se e quando votare, ma vorrebbe anche decidere chi si possa candidare e chi no. Ha ragione il numero 1 federale. Forse chi ha perso già diverse elezioni in passato potrebbe pensare a un passo indietro. Forse. Quel che è certo, invece, è che chi ha vinto quelle elezioni ma ha portato il rugby italiano sul precipizio avrebbe il dovere di un passo indietro.

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3 commenti su “Affari italiani: Elezioni federali e deliri di onnipotenza

  1. se la sta facendo addosso…un uomo sul ciglio del baratro che ha scavato anno dopo anno della sua tormentata presidenza

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