6 Nazioni: l’Irlanda dice no alle retrocessioni. “Ci distruggerebbe”

Sulle pagine del Times il boss irlandese Philip Browne smonta l’ipotesi di un addio dell’Italia dal torneo. Con due motivazioni nette.

Un Sei Nazioni senza l’Italia? Un Sei Nazioni che preveda retrocessioni e promozioni, con Georgia, Romania, Germania o Spagna a puntare a entrare nel più importante torneo di rugby al mondo? Ipotesi che tornano regolarmente e che anche in queste settimane di stop al rugby giocato non sono mancate. Merito di opinionisti britannici che gettano benzina sul fuoco. Ma qual è la realtà? L’Italia rischia veramente?

Partiamo da un concetto. Sì, da un punto di vista meramente sportivo l’Italia potrebbe rischiare, o dovrebbe. Perché non vince una partita del Sei Nazioni dal 2015, perché non vince in casa dal 2013 e perché, oggettivamente, la gestione del movimento negli ultimi anni è stata fallimentare. Problemi economici, politici, sportivi si sono accumulati e anche un ottimo director of rugby come Conor O’Shea non ha saputo raddrizzare la rotta. Quindi sì, ipotizzare un sistema di retrocessioni visti i risultati azzurri non sarebbe follia. Ma ci sono due ma, e li spiega oggi sulle pagine del Times il capo del rugby irlandese, Philip Browne. Continua a leggere su OA Sport.

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2 commenti su “6 Nazioni: l’Irlanda dice no alle retrocessioni. “Ci distruggerebbe”

  1. Il Times riporta solo una piccola parte della chaicchierata che Berowne ha avuto nel podcast con Keith Wood chiamato Stae of the Union e che e’ alla quarta puntata.
    Non posso che raccomandare l’ascoldo di questi podcast di Wood che hanno opsiti di primo livello ogni settimana e discuto di dov’era il rugby. dov’e’ ed i possibile scenari futuri…tantissima carne al fuoco ogni settimana.
    La parte di browne sulle retrocessioni per me e’ stata la cosa meno interessante perche’ abbastanza ovvia e gia’ affrontata, c’e’ tutto un discorso sul rugby amatoriale, i problemi di soldi che ogni union al momento sta affrontando che per me e’ molto piu’ interessante per esempio.

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