Pro 14: Callum Braley è della Benetton

La società veneta ha annunciato l’arrivo del mediano di mischia azzurro per la prossima stagione da Gloucester.

In vista della prossima stagione la Benetton ha ufficializzato la sottoscrizione del contratto sino al 30 giugno 2022, con opzione per un terzo anno, con il giocatore Callum Edward Braley attualmente in forza al Gloucester Rugby.

Mediano di mischia classe 1994, dinamico, dotato di ottime skills e buona visione tattica, Braley inizia a giocare nel St Mary’s Old Boys RFC a Bristol, sua città natale. Nel 2012 il passaggio al Bristol Rugby dove a soli 17 anni fa il suo esordio in British and Irish Cup contro i Cornish Pirates.

Nel giro delle nazionali giovanili inglesi sin dall’Under 16, nel 2013 viene selezionato per partecipare sia all’IRB Junior World Championship che al Sei Nazioni di categoria. Entrambe le competizioni vedono l’Inghilterra di Braley vittoriosa. L’anno successivo il risultato è il medesimo nell’IRB Junior World Championship, con Callum capitano della propria nazionale; alle spalle della Francia si conclude invece il Sei Nazioni.

Al termine della stagione lascia Bristol per passare in Premiership e trasferirsi al Gloucester Rugby club in cui milita sino ad oggi, fatta eccezione una breve parentesi trascorsa all’Hartpury College (squadra facente capo all’università nel Gloucestershire in cui Braley ha compiuto gli studi, ndr). Al momento con i Cherry and Whites, Callum vanta 102 presenze, 60 punti e la vittoria dell’European Rugby Challenge Cup nel 2015. Per lui anche una meta messa a segno proprio contro i Leoni nell’edizione 2016/2017 della Challenge Cup.

Infine le sue origini italiane, il nonno materno siciliano di Ribera (Agrigento), consentono ad O’Shea, ex CT della Nazionale Italiana, di convocarlo al raduno in preparazione del Sei Nazioni 2019. L’esordio di Braley con l’Italia avviene poi ad agosto dello stesso anno a Dublino contro l’Irlanda in occasione del primo dei tre test match pre Coppa del Mondo in Giappone; competizione alla quale Callum partecipa scendendo in campo contro Canada e Sud Africa. Attualmente impegnato nel Sei Nazioni, sono 6 i caps in azzurro del neo Leone.

“Sono molto entusiasta di poter giocare dalla prossima stagione per il Benetton Rugby. Dopo aver parlato con il direttore sportivo Pavanello e con coach Crowley, per me è stato facile e chiaro comprendere la vision del club. Seguo già da tempo i progressi della squadra e sono convinto che stia andando nella giusta direzione. Il progetto in cui la società è impegnata è ciò in cui volevo essere coinvolto, non vedo l’ora di entrare a fare parte del mondo biancoverde e cominciare la mia avventura con il Benetton Rugby” ha dichiarato Callum Braley.

Il direttore sportivo Antonio Pavanello si è così espresso: “Ragionando su un progetto a medio e lungo termine, l’inserimento di Braley rappresenta una delle novità in vista della prossima stagione. Parliamo di un giocatore internazionale, nel giro della Nazionale Italiana e con i giusti requisiti per età ed esperienza. Braley è un mediano di mischia dotato di leadership che ci consente di tenere alta la competizione interna e ci ha ben impressionato sia nelle partite disputate con Gloucester che in azzurro. Callum permette inoltre di ringiovanire il reparto mantenendo l’equilibrio tra giocatori italiani e stranieri, cosa importante anche per il bene della nostra Nazionale Maggiore”

7 commenti su “Pro 14: Callum Braley è della Benetton

    1. Buonasera Stefo, secondo me “eticamente ” hai perfettamente ragione . Però mi chiedo, in tutta onestà, quale sia effettivamente la cosa giusta da fare in questi casi in cui come si suol dire “così fan tutti”. È evidente che sia una toppa, e che la fir sia a tutta evidenza totalmente incapace di formare un numero minimo di prospetti adeguato al rango di tier1, ma se è pratica comune, purtroppo consentita dalle regole vigenti, perché dovrebbero essere gli unici a non approfittarne? (Credo che ad oggi nessuna delle home unionios +Francia non ne abbia approfittato in qualche modo). È giusto? Certo che no! È “accettabile”? Non saprei rispondere

      1. Alex attenzione c’e’ usare la regola ed (ab)usare della regola.

        L’Italia fino a qualche anno fa (non ricordo quando l’jhanno levata ma negli ultimi 8 anni non prima) aveva la consuetudine (o regola non scritta chiamala come vuoi) di non schierare nei 23 piu’ di 3 giocatori equiparati. Tra un paio d’anni realisitcamente questa nazionale potrebbe avere Faiva, Steyn, Braley, Duvenage, Ioane, Tavuyara, Brex, Hayward, Sisi tutti iniseme tra campo e panchina (magari ne dimentico qualcuno anche).

        Capisci che e’ un po’ differente, e scusa ma non vedo altra nazionale che (ab)usi in questa maniera. Occhio nessuno e’ esente da colpe, ma altrove io evdo giocatori che tappano buchi in maniera piu’ o meno momentanea. Questo con esclusione della Scozia che della caccia al passaportato/passaportabile ha fatto la sua politica.

        Io si sa, tenevo per Pichot su una riforma piu’ dura, putroppo la montagna ha partorito il topolino 2-3 anni fa perche’ si gli interessi delle grandi union sono quelli di tenere l’equiparazione.

        Non lo ordina il medico pero’ di abusarne, il “cosi’ fan tutti” non puo’ essere una scusa soprattutto se da anni investi e forte in accademie e centri di formazione.

        Sud Africa e Argentina del “cosi’ fan tutti” mi apre se ne freghino altamente e vadano avanti per la loro strada, anzi si trovano a giocare contro loro giocatori equiparati da altri, e nel caso dei boks spesso son giocatori che da loro nei 23 non ci sarebbero entrati…ma qui si entra sul discorso del come si pensa di batter Abs/Boks/Wallabies equiparando gente che la maglia della Nazionale nei loro paesi di origine se la sarebbero dovuta comprare al negozio che non e’ il punto pero’.

        1. Sono completamente d’accordo con le cose che dici, soprattutto per il discorso equiparazioni di massa (ma non c’era una qualche limitazione sul numero di equiparati in distinta?) e sulle colpe della fir nella filiera formativa. L’Argentina e Sudafrica (così come la Georgia, se vogliamo) sono lodevolissime eccezioni, ma mi chiedo (veramente non ho la risposta) se più dovuto allo scarso appeal economico o se per reale convinzione. Comunque almeno Sudafrica ed Argentina non ne hanno davvero bisogno, il loro lavoro sulla formazione è encomiabile e capillare.

  1. Distinguerei tra equiparati per residenza e quelli che diventano eleggibili per discendenza , della seconda categoria ne fanno uso ampiamente tutti Union comprese, e i casi per l’Italia sono numerosi. Diverso il caso degli equiparati per residenza tipo Steyn,Hayward e probabilmente in futuro Ioane e Faiva , escluderei quelli che sono arrivati nel 2018 perchè la loro eleggibilità è dopo 5 anni , bene in questo caso si sono fatte delle regole e semplicemente vanno seguite e rispettate. Nel caso dell’Italia considerando l’età gli equiparati per residenza in futuro dovrebbero essere solo Steyn , e se chiamati Ioane e Faiva, ( 3) tanti , pochi, non saprei lo sono per le diritto acquisito.

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