6 Nazioni: Georgia, torna la litania (british) per cacciare l’Italia

Il pesante ko con il Galles, 23sima sconfitta consecutiva nel Torneo, riaccende le polemiche sulle retrocessioni.

Italexit. È, come ormai avviene ogni febbraio-marzo da qualche anno, il refrain che si sente giungere dalla Gran Bretagna. Dove di “exit” ultimamente sono ben informati. Il pesante ko subito con il Galles per 42-0, oggettivamente imbarazzante, ha fatto tornare in auge la richiesta di introdurre le retrocessioni nel Guinness Sei Nazioni e, dunque, di far entrare la Georgia al posto degli azzurri.

Rugby World, Bibbia ovale per eccellenza, ricorda come non più tardi di due anni e mezzo fa i georgiani in Galles hanno perso solo 13-6, punteggio ben diverso dal 42-0 azzurro. Certo, lo ricorda anche il collega britannico, quello era un Galles C, ma tant’è i numeri impressionano. E sui forum e i siti specializzati il tema torna in auge.

In molti si chiedono a cosa serva un’Italia con un gap così ampio con le migliori nazionali europee, che spettacolo offra una partita a senso unico come quella di Cardiff ed evidenziano che questo è il quinto Sei Nazioni in cui l’Italia (per adesso) perde sempre. Insomma, ogni weekend l’attenzione si concentra su due partite, mentre quella degli azzurri è diventata quasi un fastidioso impegno da onorare, ma senza pathos.

Tutto vero, oggettivamente. Con un paio di “ma”. In primo luogo il Sei Nazioni è un torneo privato, l’Italia ha un contratto fino al 2024 e, comunque, sarebbe difficile far passare un sistema di promozione/retrocessione, perché nazioni come la Scozia sanno che, prima o poi, potrebbe toccare a loro. Poi ci sono le questioni di sponsor, economiche, televisive (i contratti sono pluriennali, difficile immaginare broadcaster che pagano se la nazione in cui trasmettono è nella Championship, ndr.) e d’immagine. Poi, però, c’è il primo dei motivi. Che poi – quando si vuol essere romantici – è il primo. Quello sportivo.

E in difesa dell’Italia scende un altro giornale britannico, niente di meno che il Times. Che affronta l’Italexit ovale con le stesse perplessità con cui ha affrontato la Brexit politica. Basta il titolo per spiegare tutto. “L’Italia è impotente e ingenua, ma la Georgia non starebbe meglio” scrive il Times con l’articolo a firma Steve James. Sì, perché l’Italia perde, è vero, ma da un punto di vista sportivo qualcuno è veramente convinto che la Georgia darebbe quel qualcosa in più che valesse la candela?

L’Italia ha vinto con la Georgia nel 2018, dimostrando che il gap tra le formazioni di tier 1 e quelle di tier 2 è notevole. Il Galles agli ultimi Mondiali ha battuto la Georgia 43-14 (questo risultato Rugby World lo ha dimenticato?), punteggio non troppo diverso da quello di Cardiff sabato. Poi è arrivato il 10-45 con le Fiji e il 27-8 con l’Australia.

E contro le altre del Sei Nazioni? Con la Francia c’è un precedente, datato 2007 e finito 64-7 per i Bleus; con l’Irlanda l’ultimo precedente è del 2014 e finì 7-49; prima dei Mondiali il Galles ha sfidato due volte la Scozia perdendo entrambe 10-44 e 9-36; mentre non ha mai affrontato l’Inghilterra. Sicuri che il 6 Nazioni ci guadagnerebbe con lo scambio?

P.S. detto ciò, l’Italia resta un problema nel 6 Nazioni e la sua mancanza di competitività negli ultimi anni è una questione aperta. Perché magari la Georgia non è credibile come alternativa, ma prima o poi qualcuno potrebbe rinunciare a un match in più (con incassi, diritti & co.) e tornare al Cinque Nazioni.

4 commenti su “6 Nazioni: Georgia, torna la litania (british) per cacciare l’Italia

  1. Tornassero a 5 capirei, capirebbero meno i loro ragionieri. Copio il messaggio mandato ai soci della bassa frequenza sul mezzodì di ieri, dopo aver incautamente acceso il tubo per guardare Georgia-Romania.
    “Bon, per me è abbastanza: 19 minuti 12 falli, 5 mischie 5 falli, stadio vuoto e han fatto bene a stare a casa nonostante il sole”.

  2. secondo me nel 2024, dopo 25 anni di italia nel 6N, ci sostituiranno con il SAF, che ha già messo il primo piede in europa con i due team in pro14, il secondo sarà chiedere ed ottenere la partecipazione in champions, a quel punto porteranno qua anche sharks lions and co… il superrugby costa troppo e rende poco, a parità di distanze meglio stare sullo stesso meridiano con i ricchi europei che a dodic ore dagli oceanici, che oltre tutto dal punto di vista di sponsor e diritti tv sono quattro gatti…

    fatto quel passo sarà evidente a tutti che un Galles Sudafrica sarà sicuramente più interessante del galles italia visto sabato scorso…

  3. Io penso che bloccare il discorso ad un Georgia si, Georgia no o ITalia v Georgia che dir si voglia sia non vedere il problema.

    Siamo tutti d’accordo con oggi come oggi sportivamente e commercialmente non abbia senso, ma il problema non e’ quello e’ come l’Italia viene ormai anno dopo anno vista e vissuta dai media.

    Ora poniamo per ipotesi (assurda quanto volete) che alla scadenza del prossimo contratto Sanzzar i Sud African si chiamino fuori mollando SR e RC e decidano di fare un all in europeo in Pro 14 e Six Nations…tutti i discorsi sull’Italia meglio sportivamente e commercialmente andrebbero a farsi benedire e ci si troverebbe a dover discutere la questione che l’Italia non e’ progredita e non e’ piu’ un partner sportivo e commerciale migliore delle alternative.

    Il problema da risolvere, e’ fare in modo che queste annuali tiritere sull’Italia finiscano e lo si fa solo cambiando radicalmente il rugby in Italia.

    Se ci si ferma al geogia v Italia si fa finta di non vedere il vero problema.

  4. Un sistema fatto a retrocessioni è forse impraticabile. Nel caso fosse messo in piedi, la prima a giovarne sarebbe l’Italia. Un anno si e un anno (sempre che sia l’Italia a retrocedere), avrebbe la possibilità di tirare il fiato e provare la squadra contro nazionali di taglia inferiore ed abbordabili.

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