Elezioni federali: Poggiali “Lavoro di squadra è la parola d’ordine per ripartire”

R1823 ha chiacchierato con il candidato di Pronti al Cambiamento alla presidenza Fir. Ecco le sue parole.

Giovanni Poggiali, imprenditore nel mondo dei vini, classe ’71 sarà il candidato di Pronti al Cambiamento e dopo l’annuncio della candidatura lo ho sentito, per capire il perché di questa scelta e quali sono le basi da cui parte questa sua scelta. Che nasce e si evolve su poche parole chiave. “Lavoro”, “squadra”, “dialogo” e “tradizione”. Ecco, dunque, le sue parole.

Buongiorno Presidente, ieri ha annunciato la sua candidatura alla presidenza Fir. La prima domanda è banale, ma d’obbligo. Perché questa scelta?

Anche la risposta è banale. Io porto avanti l’amore per il rugby da anni, partendo da Ravenna e poi arrivando a tutta la Romagna. Uno spirito che vorrei portare in Federazione, lavorando a stretto contatto con i club. Poi, c’è la mia incapacità di dire di no quando mi viene lanciata una sfida e dunque eccomi qua.

Nelle sue prime dichiarazioni ha sottolineato due parole che reputo fondamentali. “Lavoro” e “squadra”. Partiamo dalla prima. In questi anni il rugby italiano è vissuto di proclami, da “Vinceremo il Sei Nazioni” a “Sarà l’Italia più forte di sempre”, passando per gli immancabili “Avremo una terza franchigia celtica”. Come si passa dalle dichiarazioni ai fatti, dai proclami al lavoro?

Semplice, prima di tutto lavorando seriamente, partendo da un’etica del lavoro. Che non vuol dire non sia stato fatto fino a ora, ma mi sembra evidente che il movimento ora sia di fronte ad un bivio, le ricette del passato non funzionano più, ora serve professionalità, capacità di ascolto, una programmazione vera, trasparenza e coerenza, il tutto lavorando passo a passo, creando un legame tra le persone per fare sempre meglio.

La seconda parola usata è stata “squadra”. Un presidente, che sia di una federazione o di un’azienda, è fondamentale, ma non può nulla senza una squadra. Quali saranno i criteri con cui sceglierà – o ha già scelto – i collaboratori che gestiranno, de facto, i vari ambiti del rugby italiano, da quelli tecnici a quelli economici?

Ecco, questo credo sia uno dei miei pregi. Non ho un ego spropositato, anzi, non ho bisogno di palcoscenici, e per questo credo di sapermi contornare dalle persone con le giuste competenze, per lavorare al meglio. La credibilità arriva non dalle frasi, ma da chi le dice. Serve una squadra, che stiamo costruendo e che continueremo a costruire in questi mesi, che si baserà, appunto, sulla credibilità e la professionalità. L’ “one man show” non fa per me.

Un’altra parola importante è “dialogo”, altre termine che è rimasto a lungo assente nel rugby italiano. Il nostro rugby ha vissuto a lungo di campanilismi, di personalismi e l’Italia è un Paese lungo, con problematiche diversissime da Nord a Sud. Come si impronta un dialogo in una realtà così divisa e, spesso, divisiva?

La risposta che mi piace di più è paragonare quello che si deve fare con il mio mondo del vino. L’Italia ha avuto una crescita vinicola incredibile negli ultimi anni, con vitigni che hanno rispolverato le tradizioni di tutte le regioni, da Sud a Nord, con una crescita qualitativa fantastica. E l’Italia è tutta così, non solo nel vino, ha una profondità incredibile, siamo cento nazioni dentro un’unica nazione, ma la mia esperienza mi dice che non è impossibile lavorare per far crescere tutto il rugby italiano, studiando le tradizioni locali, i problemi, le potenzialità e lavorare su ognuna di queste, leggendo bene il territorio e trovando la ricetta adatta, non credendo che quello che ha funzionato in una regione debba funzionare acriticamente ovunque. Mettersi in gioco sempre, dialogare, guardando al futuro ma partendo dalle peculiarità di ognuno.

Parlando di divisioni, sino a ora tutte le ricette proposte negli anni puntavano quasi esclusivamente o sull’alto livello o sulla base, come se le due entità fossero in contrapposizione tra loro, come se non si possa costruire un rugby di base se vi è un’élite ovale, o non si può puntare sull’alto livello se ci si concentra sul basso. È veramente impossibile lavorare a 360°?

Si deve lavorare a 360°, non si può pensare diversamente. È ciò che fanno tutte le Union, dobbiamo farlo anche noi. Ma, come dicevo prima, dobbiamo ricordare la storia del rugby nel nostro Paese, bisogna assolutamente trovare un modello italiano, guardando alle esperienze all’estero, ma consci che in Italia va trovata una soluzione ad hoc, senza scimmiottare gli altri. Voglio aggiungere una cosa: spesso si dice ‘’ah ci vuole un imprenditore’’, per me l’imprenditorialità è importante, l’esperienza fondamentale, così come la capacità organizzativa, e la capacità di comprendere i bisogni e di dare le giuste risposte; tutte queste competenze possono essere applicate al sistema federale, ricordando però che una Federazione non è una impresa in senso stretto, ma ha dinamiche e peculiarità proprie;

Restando in tema, quale attenzione verrà data al rugby femminile e a quello olimpico, fondamentali ma spesso tenuti ai margini in questi anni?

Sono strategici, non possono venir abbandonati a se stessi. Il rugby italiano femminile ha dimostrato sul campo il valore che ha, ma questo non è bastato per collocarlo all’interno della strategia generale, dove invece dovrebbe rientrare. Per quanto riguarda il Seven io credo sia lampante che non potremo mai pensare di rilanciare il nostro sport se non saremo in grado di sfruttare l’enorme volano olimpico, sarebbe una miopia gravissima.

Ultima domanda. La narrazione ovale si è concentrata da tempo sui “valori del rugby”, in contrapposizione con il resto del mondo sportivo. Al di là del fatto che, ormai, è una narrazione stantia, non crede che questa impostazione abbia allontanato il rugby dal resto del mondo sportivo, isolandolo e rendendo anche difficile, se non impossibile, comunicarlo. Come si deve rapportare il rugby italiano con il resto del movimento sportivo?

Noi stiamo pagando amaramente le conseguenze di questa narrazione. Proprio a causa di questa narrazione oggi siamo molto più attaccabili quando le cose non vanno. Il danno ormai è stato fatto, come si rimedia? Cospargendoci il capo di cenere, dimostrando che il rugby non si sente superiore agli altri, ma ha valori diversi che quando sono vissuti bene hanno uno straordinario potenziale educativo, ma per contro quando ne tradisci lo spirito fai un disastro. Quindi, rispondendo alla tua domanda, il rugby che sogno io dialoga e parla con tutti, senza piedistalli.

6 commenti su “Elezioni federali: Poggiali “Lavoro di squadra è la parola d’ordine per ripartire”

  1. Se è lecito: vista l’ultima domanda, a Poggiali piacerebbe lo storytelling (c’ho messo una vita a ricordarmi sto termine) proposto dal XVI° uomo ?

  2. Risposte interessanti ma allo stesso tempo un pò vaghe che non possono essere altrimenti perchè chiunque riesca a vincere le elezioni, diverso da un candidato interno in continuità con l attuale sistema; in primis dovrà fare i conti con i bilanci. Non cè nulla di più segreto e segregato dei bilanci fir. Con tutti i buoni propositi del caso, ma possibilmente ci sono diverse cifre vincolate che lasciano poco spazio di manovra a chi sarà il prossimo presidente federale.
    Mi piacerebbe però che il prossimo presidente inizi a vedere il sistema con un ottica diversa, una federazione che oltre agli obblighi sportivi da adempiere, abbia anche una visione più aziendale, capace di riuscire a generare ricavi e creare un prodotto appetibile per il mercato, che non sia solo quello legato al mondo del rugby.
    Di conseguenza, una ristrutturazione dell alto livello penso sia inevitabile, da un ottica assistenzialista come oggi si dovrebbe passare alla costituzione di identità sportive ed economiche che siano motore trainante del rugby di base.
    Quanto alle logiche elettorali, da qui alle votazioni penso sia anche il caso di pensare ad eventuali alleanze con altri soggetti politici. La storia ci ha insegnato che un fronte spaccato ha facilitato la continuità di potere

  3. Astrattamente sovrapponibili a XVI uomo, concretamente ognuno sta coperto senza sbilanciarsi… non è chiaro a chi convenga continuare spaccare il fronte (manca ancora Innocenti) dell’opposizione all’attuale dirigenza e se Gavazzi si ricandidi o meno (o chi possa prendere il suo testimone nel segno della continuità)…
    da spettatore esterno posso solo dire che i votanti guarderanno a cose molto più concrete di quelle che si sono lette in queste settimane…

  4. Francamente, mettete qualcosa di concreto sul tavolo, qualche idea di sviluppo per favore che cosi fan ridere, i buoni propositi, gli slogan e la filosofia, quelli li sa fare anche Gavazzi, anzi forse lo sa fare anche meglio … dai!

  5. Le elezioni per i Presidenti Federali, di ogni Federazione, sono più simili ad elezioni di Condominio che ad elezioni “politiche”. I “Grandi Temi” che riempiono i blog contano zero. l’unica cosa che conta è capire , se chi verrà eletto, sa trattare con i manutentori dell’ascensore e aggiustare velocemente il tetto.

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