Sei Nazioni: 2010-2019, un decennio azzurro da ultimi della classe

Le statistiche degli ultimi 10 tornei continentali vedono l’Italia ampiamente ultima in un decennio dominato da Inghilterra, Galles e Irlanda.

Mancano pochi giorni alla fine del decennio e tra poco più di un mese inizierà il Guinness Sei Nazioni 2020. E mentre si aspetta con ansia il primo torneo con Franco Smith sulla panchina, lo sguardo al passato regala poche gioie per i colori azzurri.

Non solo perché all’Italia manca una vittoria nel Sei Nazioni dal 2015, ma perché il secondo decennio nel torneo continentale non ha visto un salto di qualità rispetto a quello d’esordio. Nei primi 10 anni del Sei Nazioni, infatti, l’Italia aveva vinto 6 partite – più un pareggio -, le stesse vittorie ottenute dagli azzurri nell’ultimo decennio.

I numeri parlano chiaro. Nel decennio che si sta chiudendo le squadre del Sei Nazioni hanno disputato ognuna 50 partite. L’Inghilterra ne ha vinte 36, pareggiate 2 e perse 12; il Galles ne ha vinte 34, pareggiata una e perse 15; mentre l’Irlanda ne ha vinte 30, pareggiate 3 e perse 17. E queste tre nazionali si sono spartite anche 9 dei dieci titoli in palio, con solo la Francia ad aver conquistato quello del lontano 2010.

E nella classifica del decennio proprio i Bleus sono quarti, con 25 vittorie, 2 pareggi e 23 sconfitte, dunque il 50% di successi. Da qui le cose si fanno decisamente negative. La Scozia, infatti, negli ultimi 10 tornei continentali ha conquistato 14 vittorie, 2 pareggi e 34 sconfitte. E l’Italia? Come detto, in 10 anni ha conquistato 6 vittorie e 44 sconfitte, insomma il 12% di vittorie. E l’ultima è datata 2015.

4 commenti su “Sei Nazioni: 2010-2019, un decennio azzurro da ultimi della classe

  1. Penso che vittorie sconfitte sia una statistica poco attaccabile da parte di chiunque, non solo per l’Italia.
    Secondo me ci sono diverse cose interessanti da dire se si pensa a dove si son spesi tanti soldi in questi dieci anni e cosa dice non solo per l’Italia…di cosa parlo del Pro 12, 14!

    L’Italia, nonostante 10 anni di investimenti celtici e’ ferma al palo, con lo stesso numero di vittorie del decennio precedente…so che molti preferiscono mettersi i paraocchi e due belle fettone di prosciutto sugli occhi su questo argomento e dire che va bene cosi’, che l’Italia e’ migliorata e senza CL sarebbe la rovina, ma i numneri di investimenti fatti (e cresciuti nl decennio in maniera importante, ma aspetto che mal ricordi da quanto si e’ aprtiti e dove si e’ arrivati come budget che si spende annualmente e regole e gestione celtica della Fir) e risultati ottenuti dalla Nazionale sono li’ e sono indiscutibili. Qualcuno dira’ “ma treviso ora fa bene” si vero ma grazie ai Faiva, Halafili, Duvenage, Ioane, Tavuyara…occhio prima che qualcuno la prenda male, non e’ un attacco a Treviso ma per dire che alla fine della fiera la CL non ha innalzato il livello azzurro (a meno che si vogliano far ricadere come meriti della CL Steyn o Hayward) generale e non ha allargato il gruppo di NAzionali di alto livello come si diceva avrebbe fatto.

    Penso che un’analisi della cosa da parte di chi di dvoere sia dovuta, o ci si raccontera’ che si e’ appena concluso il miglior mondiale di sempre?

    Duccio chiudo cogliendo l’occasione per farti gli auguri di Buon Natale e per ringraziarti per l’ottimo servizio che giornalmente daia noi appassionati di rugby.

    1. Sembre bello leggere le tue riflessioni, Stefo. Mallett docet: Italiani no buoni per rugby. Se penso al Rizzi visto a Lione, ai calci di Violi contro Treviso e che Esposito e Sperandio giocano non solo in Pro14 ma a volte pure in Nazionale, c’è da mettersi le mani nei capelli. Qualcosa di buono c’è: Riccioni, Fischetti, Ruzza e Licata non sono male. Ma non basta.

      Trattasi sempre di sport di nicchia il rugby in Italia e la mia ricetta sarebbe quella di iniziare ad importare atleti dal calcio verso il rugby, parlo nei 3/4. Siamo il paese del calcio? E allora iniziamo nel rugby ad usare le skills naturali che abbiamo nel calciare la palla ed applicarle al rugby. Pensa ad uno come Carty del Connacht che giocava a calcio e di vede. Per piloni e terze linee ce la caviamo. Il resto è notte.

  2. Beh effettivamente di quelli del sei nazioni siamo gli ultimi della classe, lo siamo come reclutamento anche se non siamo lontani dalla Scozia che però naturalizza meglio e ha una filiera un pelino migliore sopratutto al vertice , ma ci è superiore anche per mezzi di un buon 30%, Quindi reclutamento deficitario, filiera in miglioramento vedi risultati under 18 e 20 ma non certo all’altezza per mezzi e staff a chi ci precede, diciamo che adesso riusciamo anche a produrre giocatori di livello internazionale da 6 Nazioni ma non in quantità sufficiente per competere alla pari con chi ci precede, prendo ad esempio gli under 23 fino ai 18 anni credo che 15/20 giocatori possano essere da 6 Nazioni , ma se si vuol competere bisognerebbe produrne almeno una trentina nel quinquiennio con magari qualche top player, e ciò non avviene perciò saremmo condannati a ampliare la rosa con giocatori provenienti da fuori, Io credo che finchè il rugby sarà uno sport di nicchia difficilmente potremmo competere alla pari con i team del 6 nazioni, quindi l’unica via d’uscita è uscire un po’ alla volta dalla marginalità e in questo dovranno lavorare varie componenti.

    1. Vero, una quindicina di giovani c’è già e speriamo che nei prossimi 2 o 3 anni si allarghi.
      L’importante è che rimanendo qui, osannati per il loro talento e senza troppi raffronti, non si intorcolino su loro stessi.
      Un esempio ?
      Gori: l’ho visto (con i suoi Colomiers) anche contro il Biarritz. Partita pressoché perfetta sia nei passaggi (salvo uno straccio ma giustificabile per la pressione) che nei calci. Visione e velocità.
      Un’altro giocatore rispetto agli ultimi anni in Benetton.

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