Rugby 7s: a Dubai inizia la lunga corsa fino a Tokyo

Partono questo fine settimana le World Rugby Sevens Series maschili, mentre per le ragazze è già la seconda tappa.

Dopo l’antipasto rosa di Glendale, negli USA, dove a imporsi sono state le padrone di casa statunitensi, davanti all’Australia e alla Nuova Zelanda, questo weekend il rugby 7s entra nel clou, con la tappa di Dubai che vede in campo sia le donne sia gli uomini.

Per i maschi, dunque, è il torneo di esordio delle Sevens Series che quest’anno porteranno le migliori squadre del mondo fino a Tokyo 2020, quando ci si giocherà il secondo oro olimpico nella storia della disciplina. E, tanto per cambiare, le favorite sembrano le solite note.

A partire dalle Fiji, campioni olimpici in carica e vincitori delle Sevens Series la scorsa stagione, che vorranno difendere il titolo anche in Giappone. Passando per la grande delusa in Brasile, cioè la Nuova Zelanda che l’anno scorso ha chiuso al secondo posto il tour mondiale. Terza forza storica è il Sudafrica, bronzo a Rio de Janeiro, ma che l’anno scorso ha sofferto un po’ e dovrà rifarsi.

Tra gli outsider di lusso ci sono gli Stati Uniti, attesi ormai da tempo a un exploit. L’anno scorso sono stata la squadra rivelazione delle Sevens Series, andando in finale nelle prime cinque tappe – vincendo a Sydney – e non andando mai oltre il quarto posto e chiudendo alle spalle delle Fiji.

In forte crescita, sia in campo maschile sia femminile, la Francia, mentre un punto di domanda resta l’Inghilterra, grande delusa l’anno scorso e che è dovuta passare per il torneo di qualificazione olimpico europeo per staccare il biglietto per Tokyo 2020.

E l’Italia? Non pervenuta in campo femminile – ma questa è una nota dolente che meriterà presto ampio spazio su queste pagine e non solo – in campo maschile i ragazzi di Andy Vilk li vedremo in scena nella tappa di aprile di Hong Kong  (problemi politici permettendo, ndr.) nel torneo di qualificazione per le Sevens Series. Anche qui, presto, ampio spazio per cercare di capire i limiti di un movimento da sempre ignorato dalla Fir.

Foto – Mike Lee – KLC fotos for World Rugby

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