Italrugby: O’Shea, il lungo addio

Il Grillotalpa, aka Paolo Wilhelm, affronta le dimissioni del ct azzurro e analizza un fallimento annunciato.

Non è il primo ct che lascia e/o viene cacciato e non sarà l’ultimo, ma era il primo a cui era stato dato un chiaro mandato che abbracciava ambiti più larghi della sola panchina azzurra. Missione fallita. Ma non è l’unico responsabile e le sue dimissioni ci dicono tanto sulla “impermeabilità” italiana

Se uno guarda alla lunga, lunghissima, trafila di sconfitte e risultati negativi messi assieme dalla nostra nazionale più importante negli ultimi 4 anni le dimissioni di Conor O’Shea da ct azzurro non stupiscono. Perché al di là delle singole opinioni è indubbio che i risultati del campo registrano un pesantissimo segno meno e la storica vittoria sul Sudafrica per quanto bella e importante va messa nella scatola che gli compete, ovvero quella degli exploit estemporanei. Lo dicono i numeri di 4 anni.

Conor O’Shea, che uomo di campo in realtà non è mai stato, non è riuscito a incidere e a lasciare il segno che avrebbe voluto. La sua ormai celebre frase sul voler dar vita al miglior mondiale di sempre per una squadra italiana si è rivelata un boomerang, e questo poteva/doveva metterlo in conto. Continua a leggere su Il Grillotalpa.

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2 commenti su “Italrugby: O’Shea, il lungo addio

  1. chiaro mandato de che? Head coach, punto. Che poi si sia impegnato per far funzionare il rapporto con le due celtiche e si sia degnato di andare nei campetti di Eccellenza che non fossero Città del Capo, depone a suo favore ma c’entra niente con il lavoro di un DoR. Aboud è un’altra parrocchia, l’ha chiamato e risponde ad Ascione. Riforme di permit, campionati, giovanili, accademie, ecc. nada de nada. Appunto. Più che un chiaro mandato per me è stata l’età della ambiguità assoluta. Con COS a prendersi i pomodori per questioni sulle quali ha mai messo becco: sarà stato anche un signore ma a me la cosa non è piaciuta per niente. Soprattutto quando ti tieni uno staff non a livello e fai neanche una piega se dopo Venter per la difesa resta solo vento. Vogliamo parlare della mischia ordinata? No, meglio di no. Auguri sinceri.

  2. Il problema è chi prenderà il posto di Cos. Mai come adesso la nazionale ha avuto bisogno dii un nocchiero che sappia pilotare la scassatissima bagnarola del nostro rugby verso mari più tranquilli.

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