Pro 14: Petrarca in, Zebre out? L’ipotesi è più reale

Sabato a L’Aquila il consiglio federale affronterà il tema di quali franchigie affronteranno la Celtic League dopo il 2020.

Ne ho parlato su queste pagine un mese fa, quando dopo le dichiarazioni del presidente Banzato avevo scritto che il sogno del Petrarca Padova di partecipare al Guinness Pro 14 era più di un sogno e che sul tavolo di Alfredo Gavazzi c’era un progetto sportivo ed economico.

Oggi sulla Gazzetta quel progetto assume un volto ben più concreto e forse già nei prossimi giorni la Fir potrebbe decidere di cancellare l’avventura Zebre, decisamente negativa da un punto di vista di risultati ed economico, e dare spazio all’ipotesi Petrarca.

Come scrive Simone Battaggia sulle pagine della Gazzetta, infatti, il Petrarca fornirebbe le garanzie economiche (servirebbero 8-9 milioni di euro). L’idea, in casa Fir, è di approfittare dello snodo del 2020 — data di scadenza dell’ultimo contratto tra Fir e il board celtico — per dare a Padova la franchigia. La squadra giocherebbe al Plebiscito. Esclusa l’ipotesi di una terza italiana — per il 2020-21 si parla di un allargamento a 16 squadre, ma le due in più sarebbero sudafricane.

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17 commenti su “Pro 14: Petrarca in, Zebre out? L’ipotesi è più reale

  1. Se ancora oggi parliamo di dove piazzare la franchigia, allora non abbiamo ben chiaro in testa il problema qual’è. Dovunque si sposti, i giocatori saranno sempre gli stessi, per cui a Padova avremo degli Aironi 3, che in termini di risultati non farebbero tanto diversamente dalle Zebre-.

    1. Potrebbe diventare l’occasione per scoprire se il problema delle Zebre sono solo i giocatori oppure la gestione. Certo, poi Treviso dove andra’ a prendere i permit?

    2. Sono uno di Viadana e ti chiedo : Aironi con 4.5m di euro senza limitazioni di stranieri pensi che sarebbero come le Zebre? Non credo perché tu sei uno che di rugby sembra capirne.

  2. A favore dell’Ipotesi Padova c’è il suo ricco, ricchissimo, presidente.
    Logica vorrebbe che la seconda franchigia rappresentasse una diversa zona geografica dell’Italia ma la logica non ha quattrini.

  3. L’ipotesi Padova e’ veramente affascinante, ma tutto questo questo parlare qunato stara’ pesando sulle teste dei ragazzi che vanno in campo? Attenzione all’ingresso di altre sudafricane, sposteranno le scale d’interessi non poco, e Italia e Scozia rimarranno cin due sole franchigie

  4. …a questo punto, francamente, tutto va bene purché il “nuovo” sia strutturato per un rugby di livello consono, ergo, non sia traslocato l’attuale staff tecnico e dirigenziale (il dito non può indicare il solo HC, che comunque non mi pare una lametta, ma TUTTO lo staff, ripeto tecnico e dirigenziale, che mi pare non abbiano la bava alla bocca che si dovrebbe avere ma vivono nel massimo relax!). Il clima non pare sia cambiato rispetto a quando le Zebre gli avevano affibbiato un “presidente istituzionale” che mentre la “sua” squadra vinceva in trasferta “lui” era a vedere giocare il figlio con la Benetton. Questa se roba che si fa peccato solo a pensarla … eppure!

  5. Il fatto che Munari sia diventato DG del Petrarca e queste voci farebbero pensare ad un progetto che vada nella direzione di una seconda franchigia con una gestione più simile al Benetton che non alle Zebre. Per quanto riguarda il discorso permit, secondo me, sarebbe da considerare come bacino l’intero Top 12 e non solo le società venete.
    Ammesso e non concesso che la federazione faccia un passo indietro….
    Chissà se a questa notizia è legata anche quella sulle elezioni federali, riportata da R1823 quasi un mese fa di cui mi sembra utile citare un pezzo “l’opposizione ad Alfredo Gavazzi ha iniziato a lavorare a una squadra che vada oltre al mondo ovale, con una squadra di manager che porterà con sé curricula di prestigio, anche al di fuori dal rugby. Si tratterebbe di un gruppo eterogeneo, cioè non espressione di un solo territorio (limite delle candidature di Zatta e Innocenti nelle ultime tornate elettorali), che dunque potrebbe aggregare diverse sensibilità ovali, portando con sé le esigenze di tante realtà rugbistiche.”

  6. Preferisco restare fuori dalle discussioni su Petraca si, Parma no, Milano dai, Roma ci fosse lo stadio ecc.

    Resto invece basito dall’idea del board di allargare ulteriormente il torneo, la cui competitivita’ e’ in caduta libera e le conseguenze non sono solo sportive (rischi di sopravvalutare i propri giocatori, e non mi riferisco soltanto all’Italia ma a tutte) ma anche commerciali. Sky Sports UK non vedeva l’ora di uscire dal contratto che aveva firmato qualche anno fa, in Irlanda e’ andata di culo che eirsport avesse comprato i Mondiali e quindi avesse bisogno di altro “prodotto-rugby” per giustificare gli abbonamenti, ma sara’ da vedere a fine contratto cosa faranno. Guinness paga molto meno di quanto Rabo abbia pagato in precedenza. Sugli spalti si vedono vuoti anche da parte di abbonati per partite che si sapra’ diranno poco.

    Sarebbe il caso di taglaire invece, la vittoria dei Kings con gli Ospreys dice piu’ di quanto poco valgano ora i Gallesi di un miglioramento die Kings. Prendere altre 2 sudafricane che verranno a fare da step intermedio tra Vodacom e Super Rugby aiutera’ la SARU ma non il torneo…a meno che i Sud Africani escano del tutto dal sR per fare un all in sul Pro X, cosa che dubito succedera’ pero’.

  7. Che qualcuno decida di mettere i suoi soldi, soldi veri e non pochi, nel rugby è un fatto estremamente positivo ed in controtendenza. Ora deve decidere Gavazzi, nessun altro, come sempre. Sarà interessante capire se il presidente federale intende finalmente rinunciare al suo giocattolo preferito dopo che in questi anni ha massacrato il bilancio Fir pur di tenerselo stretto. La cosa appare incredibile, ma sarebbe altrettanto incredibile che Munari avesse fatto esporre Banzato senza avere stretto qualche accordo preventivo con chi decide, rischiando di mandare tutto a monte e di “bruciare” la disponibilità di un tale importante finanziatore che probabilmente dopo un NO potrebbe decidere di guardare altrove. Siamo a vedere.

  8. Da padovano non posso che essere affascinato dall’idea di vedere il Petrarca in Celtic. Da appassionato non praticante non posso però non vedere che due franchige/squadre che si mangiano il territorio e i tifosi a vicenda non è la soluzione ideale per il rugby italiano. Concentrare il rugby di vertice in due province contigue che sommate fanno poco più di 1,7 milioni di abitanti limita e non poco il mercato che avrebbe bisogno di ben altro palcoscenico. D’altra parte visto l’immobilismo della FIR, che vive evidentemente in un altro mondo, questa può essere una soluzione di rottura. Cioè si lascia la partecipazione alla ex-Celtic a due realtà private e tutto sommato locali con tutto quello che ne deriva. Ok, sempre meglio che niente… Che poi non capisco come possa Padova aspirare a fare il salto di categoria quando è evidente che l’interesse in città verso il rugby è stato in caduta libera per anni e solo da qualche anno si è stabilizzato, al ribasso, su livelli che consentono di non assicurare nemmeno il riempimento di tutta la minuscola tribuna del Geremia.
    Il torneo a 16 squadre poi mi sembra un po’ folle.

  9. da petrarchino non posso che gonfiarmi il petto ed attendere con ansia questo evento, da appassionato ho grossi dubbi che sia un bene avere due franchigie, se sono solo quelle, a 50 km di distanza, con tutto il resto del paese ad aspettare il 6N per vedere un po’ di rugby ad alto livello fuori dal veneto.
    discorso squadre, beh, sicuramente il petrarca avrebbe, uso comunque il condizionale, il know how per mettere su una bella squadra, impianti, giovanili competitive dalla U6 alla cadetta, praticamente ha già un’accademia in casa, tradizione, e se diventasse come treviso, privata con partecipazione “pubblica”, quindi con la possibilità di gestirsi autonomamente, credo che sarebbe ben diversa da una riproposizione degli aironi o delle zebre, ma è tutto da dimostrare, sicuramente scopriremmo se il problema è il materiale umano o la gestione.
    discorso pro14, trovo assurdo il continuare ad allargarlo, con il rischio di snaturarlo, continuo a preferire la costituzione di una “serie B” con promozioni e retrocessioni in stile premiership o top14, in cui inserire franchigie di sviluppo, ed ecco che, allora, a costi decisamente minori, potremmo, noi e gli scozzesi, creare un altro paio di franchigie, sudafricani e altri europei che vogliano cercare di fare il salto di qualità e che garantisca al torneo di far giocare le squadre migliori

    1. Scusa Gian ma non capisco come una serie B del Pro 14 sarebbe a costi ridotti.
      Certo i costi di organico non sarebbero uguali ma comuqnue ci sarebbero perche’ un 40na di giocatori li devi avere. I costi logistici se vai tra scozia, sud africa o altri paesi sarebbero sempre li’….e sempre per le stesse federazioni.
      In aggiunta probabilmente (diciamo anche sicuramente) una “serie B” per le squadre sviluppo non tirerebbe su uno straccio di sponsor e diritti TV.
      La celtic cup che si gioca tra le formazioni A gallesi ed irlandesi non ha alcun interesse,e penso che in ben pochi sappiano che si e’ giocata tra la fine di agosto e meta’ ottobre per esempio.

      1. tutte giustissime critiche alla serie B, però se guardi i campionati maggiori, la differenza di budget tra la serie principale e la seconda divisione è notevole ovunque, vuoi per gli stranieri e per i giocatori top che alzano il monte ingaggio, oltre al fatto che devi mettere in piedi due squadre praticamente a pari forza, mentre sotto puoi pensare ad un campionato più “umano” senza chissà che straniero di nome, per quanto efficace e tenendoti in casa giovani dalle buone speranze e qualche vecchio leone che, magari, non può più gestire certi ritmi, ma la mezza partita di livello, ad un ritmo leggermente inferiore, te la tira ancora fuori. diciamo che la spesa maggiore sarebbero le trasferte.
        per quanto riguarda i diritti credo che vendendo tutto il pacchetto, aprendo il mercato a spagna, romania, georgia, germania – le prime che mi vengono in mente – avendo un paio di squadre in più italiane e scozzesi, che, magari, sono anche nella parte alta della classifica, senza parlare di saf e gallesi o irlandesi che, forse, un giretto ce lo fanno (o glielo fanno fare per tagliare un po’ di costi), potrebbe aprire altri mercati, chiaro che da sola non regge. l’interesse per le competizioni, ormai, è solo per quelle top, le coppe o i tornei per le squadre non superpro, a partire dalla celtic cup fino al top 12 o ai tornei nazionali europei e britannici, ormai non tirano praticamente più; avere la o le squadre in un torneo importante, invece, muoverebbe più interesse ovunque

        1. E se invece la prospettiva Petrarca fosse proprio ciò che serve al Gavazzi?
          Un presidente che a fronte di tutte le frottole che vuole raccontare forse si rende ben conto delle forti difficoltà nelle quali si trova.
          Difficoltà aumentate anche dal percorso di collaborazione ed allargamento che la Benetton sta costruendo. E guarda caso Padova è la società che più di altre ha negli ultimi anni aumentato proficuamente questa collaborazione.
          Potrebbe essere un caso, ma io ne dubito fortemente.
          Il Gavazzi ha sempre temuto un fronte Triveneto compatto e quindi cosa di meglio di portare l’antagonismo proprio tra 2 realtà che si stavano avvicinando??

        2. Io penso che l’interesse di sponsor e TV per una lega di sviluppo sarebbe basso se non pari a zero.
          Spagnoli, tedeschi ecc per vedersi dei baldi giovani stanno come stanno, o gli presenti un bel prodotto o difficilmente smuovono soldi secondo me.

          Vedo l’esperienza Celtic Cup e nessuno se la fila, sono andato a qualche partita per motivi personali, non c’e’ nessuno.

          Le seconde serie Inglesi e Francesi 0non sono termini di paragoni giusti per me, son campionati pro veri e propri, certo con budget inferiori ma budget non da poco…in D2 se la memoria non mi fa cilecca lo scorso anno il budget piu’ piccolo era sui 4.5 milioni.

          1. Forse non ci siamo capiti, io non penso ad una lega di sviluppo, ma ad un torneo pro di secondo livello a costi inferiori dove altre realtà potrebbero giocare senza bisogno di investimenti enormi, a meno che non si punti alla promozione, in cui delle squadre di sviluppo possono starci, quanto franchigie di federazioni non così ricche, che, comunque, alzerebbero il livello del proprio paese e potrebbero attirare sponsor che puntino ad un mercato internazionale

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