Italrugby: 20 anni di Sei Nazioni, 6 ct, ma i numeri non cambiano

Gli azzurri sono entrati nel torneo continentale nel 2000, ma da allora (tranne che con Kirwan e Berbizier) poco è cambiato.

L’Italia si sta avvicinando al Guinness Sei Nazioni 2020. Sono passati, dunque, 20 anni dall’esordio azzurro nel torneo continentale che ha portato soldi e la possibilità di confrontarsi ogni anno con il meglio del rugby mondiale. 20 anni che hanno visto alternarsi sulla panchina azzurra sei ct, da Brad Johnstone a Conor O’Shea. Ma cosa è cambiato in questi vent’anni? Nulla, o quasi.

L’era Johnstone da dimenticare

Il Sei Nazioni vide il debutto sulla panchina del neozelandese Brad Johnstone, nome che – al di là del successo all’esordio con la Scozia – ha lasciato pochi ricordi positivi agli appassionati. Nei 2 anni di gestione, infatti, le vittorie furono solo 5 su 27 partite giocate, per una percentuale di successi di solo 18,5%. Cioè meno di 1 vittoria su 5.

L’età d’oro del rugby azzurro

Nel 2002, dunque, ecco arrivare un altro neozelandese, l’ex All Blacks John Kirwan. Tre anni alla guida degli azzurri, 32 partite giocate, 10 vittorie e una percentuale di successi del 31,2%. Un bel miglioramento rispetto a Johnstone. Un trend positivo che continua anche dal 2005 al 2007 quando sulla panchina dell’Italia arriva il francese Pierre Berbizier. 30 partite, 12 vittorie, un pareggio, 17 sconfitte e una percentuale di successi del 40%. Ma, qui, si ferma il rugby italiano.

Mallett e Brunel, il crollo ma non con le big

Nell’ottobre 2007 è la volta di Nick Mallett, che resterà in carica fino alla fine della RWC 2011. Il sudafricano è stato ct per 42 partite, con 9 nove vittorie e 33 ko. E la percenutale di successi si dimezza quasi rispetto a Berbizier, crollando al 21,4%. A quel punto si torna in Francia, con Jacques Brunel, che esordisce nel Sei Nazioni 2012 e resta in carica fino alla fine del torneo continentale del 2016. 50 partite, 11 vittorie e una percentuale che non si discosta dal suo predecessore, cioè il 22%.

O’Shea, cioè non è cambiato nulla

Infine, l’ultimo periodo del rugby azzurro è quello di Conor O’Shea. Arrivato nel 2016, fino a oggi il tecnico irlandese ha guidato l’Italrugby per 38 partite, con 8 vittorie e 30 sconfitte (no, il pareggio con gli All Blacks non fa statistica, mi spiace). Percentuale di vittorie? Del 21.05%, cioè in linea con le due gestioni precedenti e migliore solo della gestione Johnstone. Insomma, sono passati 20 anni da quando l’Italia è nel Sei Nazioni, ma gli azzurri continuano a vincere solo 1 partita su 5.

P.S. Come alcuni lettori hanno chiesto nei commenti, ho selezionato le partite vinte, o pareggiate, contro le squadre del Sei Nazioni e della Rugby Championship per allenatore. Come si vede, da Berbizier a Brunel i risultati positivi sono stati il doppio, o più, rispetto a chi li ha preceduti e seguiti.

ITALIA – LE VITTORIE CONTRO LE BIG

Johnstone: Scozia 2000
Kirwan: Galles 2003, Scozia 2004
Berbizier: Argentina 2005, Scozia 2007, Galles 2007, Galles 2006 pari
Mallett: Scozia 2008, Argentina 2008, Scozia 2010, Francia 2011
Brunel: Scozia 2012, Francia 2013, Irlanda 2013, Scozia 2015
O’Shea: Sudafrica 2016

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12 commenti su “Italrugby: 20 anni di Sei Nazioni, 6 ct, ma i numeri non cambiano

  1. Secondo me 1uesta statistica dice pochino, certi risultati arrivano, anche, da chi si è affrontato, stando solo sul buon COS, e non per affossarlo, parliamo di una squadra che ha vinto 3 partite nelle ultime 7, l’ottava non fa statistica, per chiara inferiorità dell’avversario, ma è 3 anni che non cava un ragno dal buco nel 6N, mentre non ricordo con chi facesse i TM ai tempi di kirwan o di mallet, quindi l’analisi dovrebbe essere un po’ più approfondita

    1. vado a memoria, con Berbizier e forse anche con Kirwan, si incontrava qualche tier 2 in più. sarebbe interessante una statistica comparata relativa agli scontri con le sole formazioni del 6N e del Championship. Ad esempio, l’ultima vittoria con l’Argentina, sempre a memoria, quindi poco affidabile, potrebbe essere Cordoba (2009?) con Mallet. Punizione decisivo, o drop, di Marcato.

  2. Duccio Gian ha ragione, ricordo che per esempio l’Italia per la RWC 2003 e 2007 dovette fare le qualificazioni affrontando squadre come Spagna, Portogallo, Russia.

    Servirebbe ripulire i dati, si potrebbe aprtire da un confronto a livello di 6N

      1. Dopo le sconfitte con alla guida Brunel si è trincerato ripetendo sino all’ossessione che quell’allenatore non lo aveva scelto lui. Adesso ?

        Vuoi mai che il.Presidente porti iella.

        Mi toccò per precauzione. Si sa mai.

      2. Ciao Duccio grazie, gli insuccessi dei 20 anni sono comunque induscutibili…ma dai che l’Italia ha fatto il miglior mondiale di sempre 😂

  3. 16 vittorie di peso in 20 anni…
    ogni anno si fanno 5 partite di 6N e tra estate ed inverno almeno 3 TM sono contro delle Tier 1…
    8×20= 160, si va al 10%, scarso perché spesso nei TM affrontiamo solo Tier1, soddisfazioni omeopatiche…

    nella Vostra ottica di “big”, come li contiamo i risultati contro il Giappone nel periodo 2015-2019, quando questo si è affermato? 🙂

    voglio illudermi che il periodo COS sia stato di semina, come quello di Kirwan, e che i frutti si raccoglieranno nei prossimi anni… vediamo che fine faranno gli atkinson e tutti quelli del fitness, ad esempio…

  4. Vi prego, andate a vedere la lettera di risposta di Gavazzi ad una provicazione su ilneroilrugby.
    Roba da non crederci!!!
    Ma seriamente. Questo qui crede che siamo tutti stupidi?
    Dice che ai mondiali siamo stati la migliore tra le terze!!!!!
    Pazzesco

  5. I test match novembrini, anche con Cariparma, da anni vedono alternarsi Springboks, Australia, All Blacks, poi poteva esserci Samoa, Fiji, Tonga, USA o Canada. Cmq potrebbe non essere attinente ma dov’è finito Conor O’Shea? tranne che DAZN non ce l’abbia con lui le assidue presenze nel seguire le due franchigie o il ns rugby pare con ci siano più? Forse il fuoco sacro si è spento e siamo a presenze “burocraticamente doverose” in attesa dei saluti definitivi?

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