Mondiali 2019: il balletto delle panchine risparmierà Jones?

Dal Sudafrica all’Italia, moltissime delle nazionali viste in Giappone cambieranno ct. Ma ancora molto è incerto.

La fine della Rugby World Cup ha coinciso anche con l’addio di molti tecnici dalle rispettive panchine. Dalla Nuova Zelanda al Galles, passando per l’Irlanda, si sono chiuse ere importanti con gli addii di Steve Hansen, Warren Gatland e Joe Schmidt. Ma, a oggi, solo pochi successori sono stati annunciati.

Iniziamo dai campioni del mondo. Il Sudafrica è rinato sotto la guida di Rassie Erasmus, ma il tecnico assumerà il ruolo di director of rugby della Federazione degli Springboks e il suo sostituto andrà trovato. Possibile, anzi probabile, una soluzione interna, con l’ottimo Jacques Nienaber che potrebbe essere la scelta più logica. Ma dalla Saru non filtra nulla e si dovranno attendere sviluppi.

Già annunciato da tempo l’addio di Steve Hansen dalla panchina degli All Blacks, anche in questo caso non vi sono comunicazioni ufficiali per il futuro. Il nome più caldo, da tempo, è quello di Dave Rennie, tecnico dei Glasgow Warriors, ma nelle ultime settimane per lui si sono fatte altre ipotesi. Sul tavolo restano i nomi di Scott Robertson, tecnico che ha vinto tutto con i Crusaders, e di Ian Foster, cioè l’attuale assistente di Hansen. Ma nelle ultime settimane, grazie anche agli exploit con il Giappone, sono salite le quotazioni di Jamie Joseph, ma anche quelle del suo assistente Tony Brown.

Parlavamo di Dave Rennie e della sua candidatura per gli All Blacks. Secondo la stampa downunder, in verità il tecnico sarebbe vicinissimo a un accordo con l’Australia, dove ha detto addio Michael Cheika dopo il deludente Mondiale. Passando all’Emisfero Nord, la prima certezza è il Galles. L’addio dopo 12 anni a Warren Gatland ha aperto le porte della panchina dei Dragoni a Wayne Pivac, che lascerà gli Scarlets a fine stagione e guiderà i britannici da giugno 2020.

Anche l’Irlanda ha salutato il tecnico che le ha regalato tanti successi, cioè Joe Schmidt. Soluzione interna per l’Irfu che già da tempo ha annunciato la promozione da assistant coach a head coach di Andy Farrell. Addio annunciato da tempo anche per Jacques Brunel dalla panchina della Francia. A sostituirlo – anche se già lo affiancava in Giappone – sarà Fabien Galthie.

Salvo sorprese, invece, confermate le panchine di Scozia (Gregor Townsend) e Argentina (Mario Ledesma), i punti di domanda maggiori restano sull’Italia e l’Inghilterra. Conor O’Shea doveva dire addio dopo i Mondiali, ma l’affaire Howley ha rimescolato le carte. Al 90% l’Italia sarà ancora guidata da O’Shea al 6 Nazioni, mentre poi il nome più probabile appare sempre più quello del neozelandese Vern Cotter, che a fine anno lascerà il Montpellier.

E la delusa Inghilterra? Il contratto di Eddie Jones scadrà tra due anni, ma rumors dall’Australia parlano di un interessamento dei Wallabies per il tecnico. Ecco che, dunque, la Rfu potrebbe – come riferisce il Telegraph – rilanciare, proponendo al ct che l’ha portata in finale in Giappone di tentare un nuovo assalto iridato, restando in carica fino a Francia 2023.

Foto – Instagram/englandrugby

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2 commenti su “Mondiali 2019: il balletto delle panchine risparmierà Jones?

  1. Ma per Rennie e Joseph quindi salterebbe la “regola” (credo non-scritta) dell’aver allenato in NZ prima di sedersi sulla panchina All Blacks? Quella che insomma mancava a Gatland e Schmidt.
    Secondo me la scelta più interessante sarà del Saf e poi degli inglesi. Non so se avendo fallito (anche se all’ultimo) vorranno farsi altri 4 anni di Jones (nonostante signori risultati), certo che cambiare a metà strada col Mondiale non mi ha mai convinto. Piuttosto lasciarsi ora, o l’anno prossimo al più tardi.
    Sull’Italia vediamo. Mi aspetto Co’S al 6N e al massimo Smith traghettatore nei TM di Giugno. Ma il nuovo CT (e collaboratori) devono annunciarlo prima del 6N se no sembra di navigare ancora più a vista.

  2. Jones è una garanzia ma dubito che una federazione come la nostra gli lascerebbe mano libera nella gestione del collettivo. Questo senza contare le pretese economiche che sono giustificate dai risultati. Auguriamoci che il prossimo HC sia un tipo che sappia migliorare e fare fruttare il lavoro di O’Shea, che pure avrebbe meritato maggior rispetto e attenzione.

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