Mondiali 2019: i ct sono vincenti se possono decidere

Sudafrica e Inghilterra hanno dimostrato l’importanza degli allenatori. Ma solo se hanno carta bianca e non imposizioni politiche.

Si è conclusa sabato la Rugby World Cup 2019 che si è disputata in Giappone e la finale è stata vinta, meritatamente, dal Sudafrica sull’Inghilterra. Le due formazioni si sono dimostrate le più forti, hanno espresso alcuni dei migliori giocatori dell’intero torneo e, alla fine, in fondo sono arrivate due delle favorite della vigilia. Ma se, sicuramente, il successo degli Springboks porta le firme di campioni come Pieter-Steph du Toit (eletto miglior giocatore al mondo del 2019), Makazole Mapimpi o Cheslin Kolbe, il vero eroe nazionale è Rassie Erasmus, il tecnico che ha preso due anni fa una squadra allo sbando e l’ha trasformata in una macchina vincente.

Il tecnico, come hanno sottolineato anche i suoi giocatori, ha saputo parlare alla squadra come Allister Coetzee non sapeva fare, ha saputo dare le giuste motivazioni, convincere gli Springboks di credere nei propri mezzi e, tatticamente, ha rimesso il Sudafrica sulla carreggiata più tradizionale del suo rugby. Sfruttare al massimo una mischia dominante e fisica, utilizzo tattico del piede il più possibile e lanciare i trequarti in campo aperto nel momento giusto. Ma, soprattutto, Rassie Erasmus ha potuto gestire la squadra in base alle sue idee. Continua a leggere su OA Sport.

Foto – Instagram/bokrugby

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3 commenti su “Mondiali 2019: i ct sono vincenti se possono decidere

  1. Infatti la diversità di vedute tra FIR e Jones (ed altri allenatori aggiungo io), che ha portato la nostra federazione a depennarlo dalla lista dei papabili per il dopo O’Shea 🤣🤣🤣, sta proprio lì.

  2. Non capisco bene il senso dell’articolo. Rassie non è il coach ma il DoR sudafricano in attesa di mollare la panchina il prima possibie. Ovvio che prima di firmare quella posizione avrà messo le carte in tavola con Alì Babà e i 40 sugli overseas e non solo. EJ non mi pare che abbia avuto trattamenti di favore dalla Premier, e si diceva con i soci della bassa frequenza che a volte è sembrato ben poco indispettito dalle sconfitte: gli son servite per tenere basse le aspettative e bruciare un tot di possibili candidati ai tormentoni. Cipriani, Robshaw, per esempio. Veniamo a noi anche se l’articolo non ci tira in ballo direttamente: Conor vittima di imposizioni? Semmai della sua buonafede nel farsi carico dell’immagine complessiva del rugby italiano, quando era il coach della nazionale e non il DoR. L’area tecnica era ed è saldamente in mano al solito noto, ieri, oggi e probabilmente domani. Per capirci, Aboud c’entra niente con COS: è roba del Professore come qualsiasi altra decisione dell’area tecnica (e non solo). Infatti Catt e COS vanno (e mica all’ostello della Caritas) e l’altro? Da coach ha avuto pressioni e condizionamenti? Credo proprio di no, quelli erano e quelli sono la trentina di giocatori papabili. I soldini e i giocatorini con ingaggi da rimborso spese arrivano a Città del Capo per regole scritte (e andazzo accettato e consolidato, o avete letto di qualcuno che se ne lamenti in pubblico?), coach o non coach della nazionale. Magari a livello di accademie e di rappresentative giovanili qualche consiglio autorevole arriva, ma il coach della nazionale per conto mio è fuori da influenze di questo tipo: che ci metta tutta la competenza, la autorevolezza e la buona volontà come COS, o che sia un Brunellesco. Un DoR alla Rassie in Italia? Teniamo famiglia, avete letto quel commento relativo al monte personale/stipendi FIR?

  3. OT ma splendidi tweet di Rog:

    Something beautiful about this Final. As everything becomes more scientific/professional and analysed to death…,the game returns to its core values.
    NO SCRUM NO WIN.

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