Italrugby: cioè 10 anni di cocenti sconfitte (e pochissime gioie)

Dal 2009 a oggi il gap con le migliori è cresciuto (tranne rari exploit), mentre dietro c’è chi ci ha superato.

L’eliminazione dell’Italia dalla Rugby World Cup ha aperto un forte di battito sullo stato di salute del rugby azzurro. Pochi, ottimisti indefessi, pensavano realmente che gli azzurri avrebbero potuto battere una tra Sudafrica e All Blacks e, dunque, a rendere fallimentare l’avventura giapponese non è certo il risultato ottenuto. Dall’altra parte, però, l’esaltazione per due successi netti contro due delle formazioni più deboli del torneo appare allo stesso modo fuori luogo, con la vittoria sulla Namibia che è arrivata con troppi problemi e con tre mete subite in maniera troppo facile.

La realtà dei fatti è che la Rugby World Cup ha confermato il limbo in cui vive l’Italrugby. Il gap con le migliori non è diminuito negli anni – nonostante l’Italia abbia la possibilità di confrontarsi con le migliori ogni anno tra 6 Nazioni e test match – mentre quello con chi li segue è aumentato con gli underdog, mentre alcune nazionali che fino a pochi anni fa ci seguivano ora ci precedono (vedi Giappone) o ci sono col fiato sul collo (vedi Georgia). Certo, con Namibia e Canada sono arrivate due vittorie nette, ma lo stesso hanno fatto le altre nazionali del 6 Nazioni, che pure nei loro gironi non avevano la fortuna di avere due underdog come l’Italia. Vedi il 35-3 di Inghilterra con Tonga, il 43-14 del Galles con la Georgia, il 35-0 dell’Irlanda sulla Russia o il 61-0 della Scozia sugli stessi russi. Continua a leggere su OA Sport.

3 commenti su “Italrugby: cioè 10 anni di cocenti sconfitte (e pochissime gioie)

  1. Questi sono i risultati di una gestione attenta ai risultati di facciata ma non alla sostanza del progetto. Comunque solo chi cade può rialzarsi.

    1. vero sul cadere e rialzarsi, ma noi, più che cadere, tante volte, pare che stiamo rotolando giù per la tromba delle scale dell’empire state building!

      1. Concordo pienamente con te Gian ei auguro che il nostro movimento sappia rigenerarsi dopo questo mondiale, ripartendo con umiltà e decisione. Ovviamente con persone concrete nei posti di comando. Speruma in ben.

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