Mondiali 2019: Australia, Cheika ai titoli di coda

Il tecnico ha annunciato l’addio ai Wallabies dopo una Rugby World Cup abbastanza anonima.

Era scritto da tempo, ora è ufficiale. Michael Cheika non è più l’allenatore dell’Australia. Il netto ko con l’Inghilterra è stato fatale per il tecnico di origine libanese che, dunque, saluta i Wallabies dopo cinque anni alla guida.

L’annuncio, in realtà, come ha ribadito Cheika era arrivato tempo fa, quando disse che – o vinceva i Mondiali o andava via. E la Coppa del Mondo è sfuggita a Oita, dove i Wallabies non hanno saputo rispondere all’Inghilterra e, così, il tecnico saluta.

52 anni, una carriera da numero 8 in campo, poi l’esordio in panchina in Italia con il Petrarca Padova nel lontano 1999 e, poi, 20 anni di successi e polemiche per Cheika. Alla guida di Leinster, Stade Français e Waratahs, il tecnico ha conquistato un titolo di Celtic League, una Heineken Cup e un Super Rugby prima di sedere sulla panchina australiana nel 2014.

Nel 2015 arrivò il primo successo, la vittoria della Rugby Championship, e pochi mesi dopo prima eliminò l’Inghilterra nella fase a gironi, poi raggiunse la finale venendo battuto dalla Nuova Zelanda. Da allora, però, molti alti e bassi, tante polemiche e, ieri, la parola fine.

Un commento su “Mondiali 2019: Australia, Cheika ai titoli di coda

  1. Avrà avuto tutti gli strascichi di polemiche (tra l’altro dopo McKenzie, uno che aveva un altro CV di tutto rispetto ed ora è sparito dopo “lo scandalo”), ma si è tolto grosse soddisfazioni. Dal battere gli All Blacks più dei suoi ultimi predecessori, all’arrivare (meglio di quanto si pensasse, al di là di quel quarto di finale maledetto per gli scozzesi) in finale di RWC, dove nei gironi è stato un rullo compressore.
    Ne parlo con alcuni amici aussie ogni tanto, allenare rugby union in Australia è un mezzo inferno, tutti si aspettano i risultato che il blasone vuole (specie contro gli All Blacks), ma la situazione è quella che sappiamo, con uno sport che deve affrontare una crescente competizione interna e scarsi fondi. Auguri al prossimo CT, i giovani in Australia ci sono, la struttura pure (a parte Pocock non mi pare ci siano altri “pensionati di lusso”), cosi come il campionato su cui lavorare.

Rispondi