Fallimento L’Aquila: “Serve società solida per evitare pericolose commistioni”

Federico Falcone ci racconta il fallimento della società abruzzese e le parole, dure, dell’assessore Fabrizi.

Il rugby aquilano subisce un durissimo colpo. L’ennesimo di una decade travagliata. L’Unione Rugby L’Aquila non esiste più. La società nata dalla fusione tra la Polisportiva L’Aquila, la Gran Sasso Rugby, L’Aquila Rugby e Vecchie Fiamme, che quest’anno ha disputato il campionato di serie A, è ormai prossima ad abbassare la saracinesca. Per sempre. E, come da copione, parte lo scambio di accuse reciproche tra chi colpevolizza la politica locale di scarsa attenzione e sensibilità, chi punta il dito contro il disinteresse della collettività e chi, in ultimo, se la prende con gli imprenditori, rei di mancato supporto economico.

In un clima di sconforto e tristezza, prendiamo atto di come L’Aquila, una tra le piazze storiche del rugby tricolore, ha forse toccato il punto più basso della sua storia. Pensare che non avrà una prima squadra e che i giocatori restanti andranno a vestire la maglia della Polisportiva L’Aquila in C1 (scenario probabile, se non possibile) è qualcosa che fino allo scorso anno sembrava irrealizzabile, soprattutto alla luce di dichiarazioni roboanti come quelle che garantivano lunga vita a questo progetto ovale.

R1823 ha intervistato in esclusiva Vittorio Fabrizi, assessore allo sport al Comune dell’Aquila, per un’intervista a cuore aperto, sincera, genuina, ma che farà discutere. Inevitabilmente.  “A meno che non ci siano novità dell’ultim’ora, l’Unione Rugby L’Aquila è destinata al fallimento. Le società sportive fanno parte del tessuto sociale, ma sono entità ben determinate con centri di responsabilità precisi. Non si può imputare alla politica il fatto che una gestione non idonea abbia portato a questi risultati. La politica può aiutare, ma il reperimento di fondi e di una solida gestione sta in capo alla società. Altrimenti cosa accade? Che si verificano quelle commistioni tra imprenditori, sport e politica che prevedono merce di scambio. E la mia politica, quella che faccio io, non lo prevede”.

“Quello che ho potuto fare, pur avendo avuto poco tempo a disposizione, l’ho fatto, ma la situazione non si è dipanata. Il rugby all’Aquila non muore perché abbiamo realtà giovanili bel litigate, come Rugby Experience e Polisportiva L’Aquila. E si riparte dalla C1. Ma il tempo che dobbiamo prendere in considerazione è di 10 anni, inutile raccontarci storie. Questo è l’orizzonte temporale che abbiamo per ripartire”.

“Da noi l’unica vivacità economica è la ricostruzione e le grandi aziende non si interessano di rugby. Mancano sponsor, ma anche condizioni favorevoli a questi per investire. Dall’Unione sono venuti da me e dal sindaco per chiedere aiuto, ma noi cosa possiamo fare? Non possiamo mettere mano al portafoglio, salvo casi speciali, e comunque non idonei a consentire la gestione economica di una squadra di serie A. Ho anche tentato di coinvolgere imprenditori ma bisogna stare attenti perché è facile passare in un campo minato di reciproche richieste”.

“Ho ancora due anni e mezzo prima della fine del mio mandato e ciò che voglio fare è cercare di seminare il più possibile per raccogliere in futuro. Forse non arriverò neanche alla semina, dissoderò e ararerò, magari qualcuno dopo di me seminerà. Ma bisogna farlo perché altrimenti staremo sempre qui a mettere pezze, a raccogliere cocci e a riassemblarli. Qualcuno lo deve fare, bisogna pensare al domani, con un progetto serio che, ad esempio, tenga conto dell’impiantistica. C’è grandissimo dispiacere per questa situazione, ma dobbiamo prenderne anno e riniziare da capo”.

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