Mondiali 2019: Italia, guarda al Giappone e credici

Federico Falcone fa un paragone tra l’exploit nipponico con l’Irlanda e la sfida degli azzurri con il Sudafrica.

No, non ce lo aspettavamo e francamente siamo felici di aver sbagliato nel vendere troppo frettolosamente la pelle del Giappone. La partita con i verdi d’Irlanda per molti aveva un esito già scontato, un finale già scritto, un copione prevedibile con qualche probabile colpo di scena a tenere alta l’attenzione. L’Irlanda, d’altronde, è da settimane individuata come una tra le pretendenti alla vittoria finale. E invece, no, nulla è andato come previsto.

Il cuore, il coraggio, la determinazione del Giappone hanno avuto la meglio sul quindici avversario, apparso superficiale, spesso confuso e mai realmente padrone del campo. Una vittoria, quella dei nippoci, che riporta al capolavoro di cinque anni fa col Sudafrica, quando con una prestazione eroica stupirono il mondo. Per il team asiatico la scalata al rugby che conta è, per certi versi, partita da quel momento. Alti e bassi, certamente, ma la consapevolezza di essere “ammazza grandi” si è rinforzata col tempo. La partita di oggi ce lo ha ricordato. Che i semi gettati da Kirwan inizino a dare i loro frutti?

Questa vittoria, però, è una straordinaria iniezione di fiducia anche per gli azzurri, chiamati all’impresa proprio col Sudafrica, team spartiacque per il destino degli asiatici allora e per noi oggi giorno. Non siamo i più forti, lo sappiamo bene. E neanche i più tecnici, i più forti fisicamente o con quel bagaglio di esperienza essenziale per competere ai livelli più alti. Ma abbiamo tenacia, coraggio, determinazione, spirito di sacrificio, tutto ciò che nel rugby conta, che ne rappresenta lo spirito e che ne giustifica la volontà di scendere in campo e gettare il cuore oltre l’ostacolo. Oppure oltre la meta, fate voi.

Il Giappone ci ha insegnato come si fa, non solo sulla carta, ma anche all’atto pratico. Ci ha indirizzati e messi nella migliore condizione possibile per affrontare il team verdeoro. Adesso è lecito dirlo, non partiamo da sconfitti, non saremo l’ennesima vittima sacrificale. Perché se i nostri ragazzi dovranno realizzare qualcosa di mai riuscito in precedenza, adesso anche il Sudafrica sa che non è sufficiente svolgere il misero compitino contro di noi. Perchè sì, il rugby sa essere imprevedibile.

2 commenti su “Mondiali 2019: Italia, guarda al Giappone e credici

  1. Ciao Duccio, chiedo subito scusa a te e Federico Falcone ma questo aricolo penso sia di un fuorviante ed ingiusto che meta’ basta.

    “”l cuore, il coraggio, la determinazione del Giappone hanno avuto la meglio sul quindici avversario”, no mi spiace ma non e’ corretto parlare della partita del Giappone solo in questa maniera, non e’ corretto nei loro confronti: movimento, giocatori, staff tecnico.

    Ieri la vittoria Giapponese e’ stata frutto di un movimento che ha lavorato sodo in questi anni per far crescere i giocatori. Certo tanti soldi ma lo sviluppo di giocatori con basi tecniche valide e; stato intenso e lo si vede in campo dove si notano una serie di giocatori cresciuti nel movimento con abilita’ (o skills se preferisci) di ottimo livello. Il movimento ha lavorato ene per far si di creare giocatori in grado di competere a certi livelli.

    Giocaotri che tecnicamente ieri non per la prima volta han gfatto vedere le loro capacita’. Piedi e mani veloci. Se 4 anni per ovviare ai problemi di mischia hanno giocato con mischie veloci, ieri contro uno dei pack piu’ forti in circolazione in mischia opridnata se la son giocata alla pari, resistendo benissimo alla nostra pressione e mettnedone parecchia loro.

    In generale si e’ visto un IQ rugbystico di ottimo livello sia in difesa che in attacco perche’ giocatori che son sviluppati bene ed allenati benissimo.

    Ultima cosa sugli skills: oltre alle mani rapide e piedi veloci, han mostrato anche un altro skills benissimo, tipico dei neozelandesi e con cui James Lowe sta facendo sfraceli in Europa, quella capacita’ una volta palccato ma senza ruck formata di rilasciare l’ovale, rimettersi in peidi e riprenderlo e ripartire nello spazio di un paio di secondi.

    Arrvio infine alla parte tattica: ieri la vittoria e’ stata prima di tutto un capolavoro tattico di Joseph ed assistenti. Hanno srtudiato e preparato la aprtita benissimo:

    1- ruck: sapevano benissimo che se permetti agli irlandesi di lavorare in ruck la loro difesa si rischiera e sale velocissima, cosa hanno fatto? Ruck di 2-3 secondi e via palla subito veloce fuori a non permettere alla difesa irlandese di entrare in ritmo. L’ho scritto ieri, ho cominciato a contare i secondi con cui i giapponesi presentavano l’ovale e ripartivano, rimti velocissimi, che di soliti vedi ad Australia e Nuova Zelanda fare.

    2- linee di corsa: oltre alle ottime handling skills mostrate, con cui riuscivano ad allargare velocmente ed allontanarsi da dove la difesa irlandese era meglio posizionata, han mostrato linee di corsa bellissime, che attaccavano la spalla “debole” del placatore e permettevano quella velocita’ nel presentare l’ovale del punto 1 e gli offload.

    3- attacco alla drift Irlandese. Avevo detto dopo la Scozia che al largo eravamo ancora fragili e che un paio di occasioni le sbroglio’ l’ala con una chiamata giusta, i giapponesi questo l’han ben visto ed han costantemente cercato di mettere a nudo questi rischi in difesa che offriamo agli avversari.

    4 difesa: come detto ieri sapendo benissimo che noi gli offload li evitiamo il piu’ possibile si sono adatti difensivamente, il primo placcatore era sempre basso a tagliare le gambe, il secondo uomo arrivava veloce a giocatore a terra. Chop and jackal fatto benissimo ma che hanno potuto fare cosi’ perche’ tanto noi abbiamo l’llergia per gli offloads, con squadre piu’ porpense all’offload dubito faranno lo stesso. Hanno cosi’ raggiunto due obiettivi: primo limitare tantissimo il lavoro dei ball carriers del pack, non andando a placcaggi sul busto i CJ, Ryan, Henderson non hanno potuto lavorare come sanno pompando sulle gambe duro mentre mantengono l’ovale stretto, e col jackal subito pronto hanno rallentato le nsotre ruck benissimo, cosi’ si che loro otevano riposizionarsi e salire velocissimi quando avevamo l’ovale.

    No, non e’ giusto limitarsi a parlare di ” cyore, coraggio e determinazione” per parlare di ieri…certo e’ l’unica maniera per sperare nella sorpresa azzurra, ma ci si dovrebbe domandare pero’ se l’Italia come qualita tecniche ed abilita’ tattiche puo’ fare una partita come i Giapponesi.

    1. Assolutamente d’accordo. A differenza nostra (Italia) il Giappone conta su un bagaglio tecnico di base migliore, oltre, come dici tu, ad un IQ rugbistico che noi troviamo forse in 2-3 giocatori. Sapere cosa fare, fare le cose semplici e farle bene. Se penso a quante volte noi ci incartiamo anche solo a fare 3 passaggi di fila.
      Nel secondo tempo l’Irlanda non ha fatto un punto che fosse uno! Noi a Roma allo scorso 6N pur giocando una partita al massimo delle nostre possibilità o quasi abbiamo concesso le 4 mete. Direi che tra Italia e Giappone c’è un po’ di distanza.
      Da sottolineare anche come il Giappone abbia saputo affrontare un’altra arma tipicamente irlandese, cioè i calci (sia di spostamento che up-and-under a contendere). Carty li ha uccellati diverse volte nel primo tempo, poi han capito e messo un giocatore in più sulla profondità, allo stesso tempo rallentando le ruck irlandesi per non farli correre al largo, e tenuto di più l’ovale per avere il controllo delle operazioni.
      Poi la voglia, intensità e furore agonistico giapponese sono qualcosa che ai nostri non credo di vedere dalla vittoria di Firenze col Saf, e fa capire come dia una marcia in più, almeno.

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