Un commento su “Il tinello di Munari: cioè il primo weekend mondiale

  1. Livello subito molto alto, anche per la scelta del calendario da week end. Limitare i punti d’incontro, come sempre Munari estrae la notazione tecnica centrale che esce dalle prime partite (di quelli che giocano il rugby A, e anche questa è una notazione su cui riflettere: WR dia una decina di milioni all’anno alla Namibia o a Tonga e poi ne riparliamo: per un Munster addict è dura disassuefarsi ai multifase della fanteria, ma questo è. Aggiungo la centralità assoluta del gioco al piede (tema e variazioni della sinfonia) e i cambi di ritmo (contrappunto e fuga). Impatti comunque durissimi e abrasività a mille (e saranno guai per chi eventualmente perderà pezzi importanti prima e dopo i quarti) e un paio di arbitraggi che proprio non mi sono piaciuti. La Francia più che una via alpinistica nel primo tempo ha trovato una difesa argentina ridicola, e alla fine ha sculato grazie alla propria, che adesso esiste e che fa tutta la differenza del mondo rispetto al passato. Ultimo pensiero, nero: la partita con la Namibia, a partire dagli spalti gremiti di gente (varia, entusiasta ed educata) fino al linguaggio del corpo dei giocatori, e soprattutto guardando Jake appena entrato mi è sembrata la lapide su vent’anni di rugby italiano vissuti nella suite del Grand Hotel a spendere l’eredità dello zio di Grenoble. Incisa, la nota frase di Mallett.

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