Italrugby: Batoste, illusioni e frasi fatte, come arriviamo al mondiale?

Federico Falcone fa il punto dopo la brutta sconfitta subita ieri dagli azzurri con la Francia.

Provate a chiedere a un pugile se i pugni presi fanno più male a match terminato, a caldo, o il giorno dopo, una volta metabolizzati. Ecco, è così che ci sentiamo dopo la sonora sconfitta rimediata ieri sera dagli azzurri in Francia. Passate le solite frasi fatte cui siamo abituati, gli evidenti segnali negativi fuoriusciti nell’immediato e la sensazione di aver assistito a un film già visto, il day after, se vogliamo, è quasi più traumatico. L’umore, insomma, non è dei migliori. Anche se il copione probabilmente si.

Dopo il ko tecnico rimediato a Parigi, ora è tempo di leccarsi le ferite. Le quali, però, questa volta hanno un sapore diverso, per il modo ma, soprattutto, per il come sono maturate. La batosta di ieri sera ha segnato una gigantesca e ben marcata x rossa sul calendario azzurro. Una preoccupante battuta d’arresto che non può, e non deve, andare alla ricerca di falsi alibi e tenui giustificazioni. Tutt’al più se avvenuta nel corso di un percorso di avvicinamento al mondiale in cui la crescita dovrebbe essere costante. Lenta o rapida poco importa, ma deve esserci, non fosse altro per arrivare al top al momento decisivo. Cosa di cui ora non siamo così certi, purtroppo. L’incontro con l’Irlanda, giudicabile il giusto – per ovvie ed evidenti differenze tra i due team – aveva lasciato qualche buona sensazione e alcuni buoni indizi, parzialmente confermati con la Russia, più sparring partner che avversario di pari livello. Ma fin qui nulla quaestio, anche a noi può capitare di rifilare ottanta e passa punti a qualche malcapitato. Avviene molto raramente ma non per questo non va bene gioirne.

E ieri cosa è accaduto? Chiariamo da subito che è difficile parlarne senza voler indossare i panni del giudice cassazionista o di Catone il censore. Non fosse altro per sentimenti ed emozioni che sono tutte dalla parte di coloro che scendono in campo. Troppa pressione e aspettativa possono aver giocato un ruolo determinante nella debacle di ieri sera. Francamente non ci sentiamo di puntare il dito contro la facile esaltazione dei nostri, possibilmente maturata dopo la vittoria con i russi. Non ci appartiene – anche perché non ci siamo abituati – e perché ai nostri ragazzi tutto si può dire, tranne che vivano di facili entusiasmi. Magari così fosse. Forse, più semplicemente, qualcosa non è andato storto, ma, invece, è andato esattamente tutto come doveva andare. Perché tra i due team ci sono considerevoli differenze di know-how e nel rimarcarle non si gioca a farsi del male, ma semplicemente a evitare pie illusioni e fievole speranze. Questi siamo, prendiamo e atto e andiamo avanti. Ma, almeno, evitiamo di prenderci in giro. Questo si.

Perché se coloro che ipotizzavano un risultato positivo si contavano sulle dita di una mano, coloro i quali, invece, speravano nella classifica sconfitta onorevole ne erano oggettivamente di più. Più striminzito il numero di coloro che ipotizzavano addirittura una vittoria. La Francia dell’era Brunel fin’ora non ha mai convinto appieno, altalenando prestazioni di livello con passi falsi clamorosi. Ieri ha letteralmente asfaltato gli azzurri. Tanto nel punteggio quanto, principalmente, nello scontro fisico. Dettaglio tutt’altro che superfluo nel rugby giocato. Perché quello parlato è altro. Non più tardi di qualche giorno fa Giovanni Sanguin, preparatore atletico degli azzurri, nel corso dell’intervista esclusiva rilasciata sulle nostre pagine (eccola qui) aveva parlato di stato di forma quasi al top. Ecco, ieri non è sembrato affatto essere così. Anzi. Il quindici azzurro ha subito l’assalto frontale transalpino per tutta la durata del match, fatta eccezione per i primi 20 minuti dove i galletti, scesi in campo con la classica ansia da prestazione, hanno giocato a farsi del male. E ci sono riusciti. Il piano di gioco prevedeva di mettere l’Italia all’angolo fin dai primi minuti e, non riuscendo nell’intento, la smania ha avuto il sopravvento causando due gialli e dieci falli commessi. Dopo il ventiseiesimo, però, è stato solo un lungo e sofferente monologo dei nostri cugini. Un calvario per noi.

L’Italia è apparsa spuntata, confusa e inconcludente in attacco. Le numerose palle perse lo testimoniano. In difesa abbiamo subito un’imbazzarante differenza di cilindrata, soprattutto nell’impatto e nell’uno contro uno. Evitiamo di parlare del singolo, non è questo il nostro obiettivo, ma è evidente che ci sono giocatori in preoccupante ritardo di condizione. L’intera squadra è apparsa indietro nella condizione fisica. E qui cozzano le parole di Sanguin. Che quest’ultimo abbia una visione privilegiata rispetto alla nostra è fuori discussione e se parla di stato di forma quasi al top allora dobbiamo credergli. Ma quanto emerso ieri contrasta di netto con quanto affermato nei giorni scorsi. Se questa è una condizione fisica ottimale, allora c’è da preoccuparsi, e anche tanto. Siamo sinceri, solo il più ottimista tra gli ottimisti avrebbe potuto intravedere qualche chance di vittoria.

Ed ora, da dove ripartire? Di sicuro non dal test match con l’Inghilterra, squadra tra le candidate alla vittoria nel torneo, fuori da ogni possibile radar azzurro. Lasciatecelo dire, perché questa scelta? Perché affrontare una nazionale così spietatamente più forte all’alba della coppa del mondo? Perché influire sul morale (e sul corpo) dei nostri giocatori e dei loro sostenitori in questa maniera così sfacciata? Perché mettere così in evidenza i nostri – tanti – limiti a pochi giorni da una competizione così importante? Questo si che vuol dire farsi male. Possiamo addirittura anticipare cosa verrà dichiarato: “per crescere dobbiamo giocare con i più forti”, oppure, “solo così si accumula esperienza” e altre frasi fatte. Non sarebbe stato più giusto – e umanamente comprensibile – affrontare un avversario più alla nostra portata e capace di far emergere vere e valide indicazioni? Nessuno di noi si augura una sconfitta larga con gli inglesi, ci mancherebbe, ma la domanda è un’altra: siamo in grado di evitarla?

4 commenti su “Italrugby: Batoste, illusioni e frasi fatte, come arriviamo al mondiale?

  1. Esatto. Che senso ha incontrare irlanda Francia ed Inghilterra per l’ennesima volta durante l’anno? Bisogna alternare i match tra livelli differenti, con avversari di prima e di seconda fascia. Siamo al puro masochismo e pure controproducente

  2. Alla fine ad ancora tanta (troppa) gente piace ripetere che l’Italia non è così scarsa, ce la giochiamo e possiamo far sudare i più forti. Puntualmente smentiti dai fatti che dicono che l’Italia del rugby non sa giocare a rugby a questo livello. Non ha il know how, l’altletismo, l’agonismo (e queste due cose sono meno scusabili), le abilità e gestualità. Siamo questi. Con qualche minima eccezione di qualche giocatore che siamo riusciti a equiparare o simile. Non è colpa di CoS (che deve smetterla di fare il positivo a tutti i costi e magari ripensare ai suoi collaboratori, fallimentari fin qui), nè dei giocatori (anche se ogni tanto ti chiedi se ci siano o ci facciamo, o proprio non sappiano giocare e quindi che ci facciano li).
    Venti anni coi più bravi e una caduta sempre più rapida. Io dopo ieri non sono arrabbiato o deluso, sono più stanco di assistere a certi spettacoli, che sappiamo bene si ripresenteranno dalla prossima puntata

  3. Leggo oggi 01/09 l’articolo e dico subito che non ho visto la partita. Purtroppo mi chiedo anch’io che senso abbia giocare con nazioni così fuori dalla nostra portata, se il 6 nazioni è per tutto il movimento (FIR) un tocca sano per le casse, e vero anche che in momenti come questo dove ti avvicini ad un mondiale dovresti veramente capire a che livello ci si trova. Giocare contro Francia, Inghilterra e Irlanda serve a gran poco, meno ancora la Russia, vincere “facile” non serve a nessuno. Siamo tredicesimi nel ranking, credo che fino al Giappone c’è la possiamo giocare. Misteri della FIR

    1. I test non sono decisi dalla fir, ma da world rugby. Quindi questo è e c’è lo teniamo così. La Fir, almeno su questo, non c’entra.

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