Doping: positivo il sudafricano Dyantyi

L’ala degli Springboks è risultato positivo a una sostanza “non specificata”. L’atleta nega e chiede le controanalisi.

Shock negli Springboks per Aphiwe Dyantyi, ala del Sudafrica e dei Lions, risultato positivo a un controllo antidoping durante il ritiro della nazionale che affronterà gli azzurri ai Mondiali. Positivo a una “sostanza non specificata”, come recita il comunicato stampa, e il giocatore ha già chiesto le controanalisi, negando ogni tentativo di doping.

“La presenza di questa sostanza proibita nei test ha scioccato me e tutte le persone che mi stanno attorno. Stiamo facendo di tutto per risalire alla verità e certificare la mia innocenza. Essendo uno sportivo professionista, sono controllato regolarmente. Sono stato controllato sia prima sia dopo quel test del 2 luglio. Mi sono sottoposto a un test antidoping il 15 giugno, due settimane prima di quello incriminato, e non è emerso nulla” ha detto il giocatore. Ora si aspettano, dunque, le controanalisi, senza però dimenticare che il doping in Sudafrica è una realtà purtroppo più che affermata nel rugby.

4 commenti su “Doping: positivo il sudafricano Dyantyi

  1. “senza però dimenticare che il doping in Sudafrica è una realtà purtroppo più che affermata nel rugby”.
    Così, apodittica e messa lì come l’undicesimo comandamento è una affermazione che mi fa un po’ senso. Non è da te. In Francia, Inghilterra, Italia ecc., no? In Sud Africa il doping nel rugby è così oggettivamente conclamato da meritarsela, numeri alla mano? “There are 64 doping bans being served in the UK at present (maggio 2018) across all sports and 18 of those — 28 per cent — are for rugby union players. No sport accounts for more transgressions. In second place? Rugby league, with 13 bans.”
    https://www.thetimes.co.uk/edition/sport/the-truth-about-rugbys-drugs-problem-50bg9cct7

        1. Ciao Duccio, wiki anche no, ma l’articolo di supersport grazie. Se guardi il Times, l’allarme principale è comune: i ragazzini. I dati NADO li hai riportati tu, per cui vado con quelli governativi.
          I dati italiani dei controlli ministeriali sono sul 2017 (per quel che ne so) e i controlli sono stati fatti per il rugby su 4 (!) partite e 17(!) giocatori. Ossia, l’1,6% su un universo campionario di 250 partite.
          Bene, su un campione così rilevante, ne hanno beccato uno. Una percentuale praticamente uguale ai ciclisti (maggiore: 5,9% rugby, 5,5% ciclo), dove però hanno controllato 220 atleti spalmati su 46 eventi, inclusi quelli UISP, ACSI, ecc. (FCI, solo 4 dei 12 positivi, e anche questo la dice lunga sulla diffusione tra giovanissimi e non pro).
          In SA, dati ministeriali 2018 (http://online.anyflip.com/ngpn/jukb/mobile/index.html), su 381 controllati ne hanno beccati 10 (2,7%). Anche lì, la preoccupazione maggiore sono i ragazzini, oltre il 50% dei casi sono minorenni (in un torneo giovanile, recentemente ne hanno beccati 6 su 122).
          Vero che con queste percentuali di controlli è un po’ come misurare il contributo alla CO2 delle scoregge con il naso in metro tra Cordusio e Loreto, ma il messaggio “rugby SA=doping a gogò”, dai numeri, non ci sta. Te l’ho fatto notare perché sul doping (e non solo) stai sul pezzo da sempre. E non sei certo tra quelli in ritiro spirituale perché i Bokke “quotati” adesso (per adesso) vincono.

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