Intervista: Goosen “Bene la difesa, ma in attacco dobbiamo migliorare”

L’assistant coach di Conor O’Shea è stato intervistato da Federico Falcone per R1823. Ecco le sue parole sul presente azzurro e sul suo futuro.

Sincero e schietto, consapevole dei limiti della squadra ma carico di fiducia e propositività. Marius Goosen, allenatore della difesa azzurra, affronta con lucidità e trasparenza lo stato di salute della Nazionale italiana, tra inevitabili miglioramenti da compiere, note positivi e aspetti del gioco su cui, invece, non è assolutamente soddisfatto.

Cosa di buono ha lasciato il match con l’Irlanda? Cosa, invece, non ti è piaciuto della prestazione della squadra?

Ci sono state tante note positive. Sapevamo che, per tutta una serie di ragioni, era una partita molto difficile, soprattutto in considerazione del fatto che davanti avevamo una grande squadra. Siamo consapevoli del tanto lavoro da fare, principalmente per quanto riguarda l’aspetto difensivo. Dopo gli ottanta minuti, però, posso dire di essere abbastanza contento, ma bisogna rivedere la prestazione dei trequarti dentro i ventidue, sicuramente non al livello che vorrei. Altro aspetto dove migliorare è il gioco in aria, dove è necessario prestare più attenzione. Questo ha consentito all’Irlanda, prevalentemente nel primo tempo, di guadagnare molto terreno. Non siamo contenti ma ci sono note positive.

Un aspetto sempre molto delicato è quello mentale. Da questo punto di vista c’è, in questo gruppo, una reale crescita?

E’ un processo che portiamo avanti da quattro anni ormai, non solo in queste ultime settimane. Già durante l’ultimo Sei Nazioni abbiamo mostrato grossi progressi. Il gap con le altre squadre è diminuito e in questo ultime settimane anche quello fisico. Siamo perfettamente consapevoli che se non siamo pronti dal punto di vista fisico è tutto più complesso. Con l’Irlanda si sono visti questi miglioramenti. Rispetto alla partita di Chicago, dove le squadre erano più o meno le stesse, abbiamo avuto un atteggiamento più propositivo.

La Coppa del Mondo è alle porte e la sensazione è che si dovrà fare qualcosa di più che tentare di colmare solo il gap mentale o fisico. Siamo chiamati a un’impresa…

Posso assicurarti che stiamo lavorando duramente. Sappiamo che le prime due partite sono da vincere, inutile nasconderci. Circa le sfide con SudAfrica e Nuova Zelanda siamo consapevoli che nessuno ci dà chance ma è così. E’ la realtà e non dobbiamo nasconderci. Ma nello sport può accadere di tutto e noi fatichiamo ogni giorno per essere il più competitivi possibile, sia da un punto dal punto di vista tecnico che tattico. Può accadere di tutto. Crediamo in questo gruppo.

Marius, l’argomento è spigoloso ma va affrontato a viso aperto. Qualora l’Italia non dovesse superare il girone mondiale, è lecito parlare di fallimento?

Il lavoro svolto fin’ora da Conor è stato davvero importante. Sono da tanto tempo in Italia e posso dire che non sempre è stato così. Sul movimento rugbistico italiano si vede chiaramente l’impronta di Conor. Con lui siamo passati dalla fine di un ciclo con giocatori straordinari come Castro, Bergamasco e altri ancora, all’apertura di un nuovo ciclo che, appunto, è iniziato con l’arrivo di Conor quattro anni fa. Ci vuole tempo, soprattutto da noi in Italia dove siamo un po’ particolari dal punto di vista sportivo. Dobbiamo guardare a lungo termine. Per chi è da fuori non è facile vedere i progressi del movimento, ma ci sono stati. Al tempo stesso dobbiamo essere sinceri. Abbiamo davanti a noi un girone ostico ma, come detto prima, nello sport può accadere di tutto.

Resterai nello staff tecnico azzurro anche dopo la Coppa del Mondo?

(Ride, ndr) non lo so, dopo maggio 2020 vedremo. In quel periodo scade il mio contratto con la Benetton e con l’Italia. Ma non ci penso, sono concentrato sul torneo mondiale.

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