Italrugby: “Sono Franco Smith, ma non risolvo problemi”

L’arrivo del tecnico sudafricano nel 2020 non deve scatenare entusiasmi troppo facili, come racconta Federico Falcone.

Lo humour pubblico ha sentenziato: Franco Smith è l’uomo giusto al momento giusto. Anche se ci sarà da attendere ancora qualche mese per vederlo indossare l’uniforme azzurra. Sulle competenze tecnico-tattiche del 47enne sudafricano, quindi, nulla quaestio. E ci mancherebbe. Chi siamo noi per giudicare, verrebbe da dire.

L’ex springbok prenderà il posto di Mike Catt, il quale, dopo l’imminente Coppa del mondo nella terra del Sol Levante, tornerà nel Regno Unito per diventare il nuovo vice allenatore della nazionale irlandese. Già, di quella squadra che negli ultimi tre anni ha sconfitto due volte gli All Blacks, che è candidata ad arrivare – come minimo – in finale al torneo intercontinentale e che, negli ultimi anni, è il team che più di tutti ha impressionato per crescita collettiva. Insomma, un ruolo di prestigio per colui che in Italia è stato spesso additato come sopravvalutato e/o privo delle giuste “metodologie didattiche”. Eppure, nonostante noi appassionati della palla ovale non siamo nessuno per giudicare, il vizio di elargire giudizi e distribuire bocciature, più o meno gratuite, siamo ben lungi dal perderlo.

Vale la pena ricordare l’entusiasmo con cui fu accolto l’arrivo di Conor O’Shea, esaltato come un novello Napoleone sotto l’arco di trionfo salvo poi, però, essere considerato addirittura inadatto a guidare la nazionale italiana. Il tutto nel giro di quattro anni. E qui la domanda sorge spontanea: chi sarebbe, invece, l’allenatore più adatto? Franco Smith, dicevamo. Per lui già squillano le trombe e si elevano cori di approvazione. È bene ricordare, però, che, nonostante la passione e l’affetto siano conditio sine qua non per vivere lo sport, a volte, invece, appellarsi a un maggiore equilibrio nei giudizi potrebbe essere più razionale. Meno destabilizzante, come minimo.

Cosa accadrà quando i risultati non arriveranno? Quando la sua impronta sulla nazionale, in termini di contributo tattico, tarderà a palesarsi? Quando saremo ancora a rimproverarci degli anni persi nella gestione e programmazione di un movimento le cui fondamenta sono semplicemente troppo leggere per reggere la sua massima espressione rappresentata dalle due franchigie e, appunto della Nazionale? La Fir ha messo a segno un colpo magistrale con l’arrivo di Smith. Complimenti sinceri. Ma non basta. Non è un salvatore ora e non sarà un responsabile dopo. I problemi sono altri, esattamente come le necessità da affrontare e sulle quali, invece, sembra muoversi poco o nulla.

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