Christian e Sinisa: rugbisti di professione e di spirito

Quando una meta vale più di cinque punti, cioè la storia di Leali’ifano e Mihajlovic. Inizia oggi la collaborazione di Federico Falcone con R1823.

Il dramma che in questi giorni sta vivendo Sinisa Mihajlovic ha riportato alla mente quello vissuto tre anni fa da Christian Lealiifano. L’ex stella di Sampdoria, Lazio e Inter, attualmente allenatore del Bologna, nel corso di una toccante conferenza stampa ha svelato di essere affetto da leucemia. Una forma acuta, da trattare senza perdere tempo e senza indugiare. Si può sconfiggere, però. Si deve sconfiggere. Non ha paura della malattia, Sinisa, ma l’affronta a viso aperto, con determinazione e fierezza, pronto a piegare quel mostro che il destino beffardo gli ha imposto sul proprio cammino. Chi come lui è scampato alla guerra che ha afflitto la Serbia sul finire degli anni novanta, la tenacia ce l’ha nel sangue. Ha imparato sulla propria pelle a convivere con lutti, dolori e sofferenze, con la paura, con le ombre di un futuro incerto e con la consapevolezza che per stare al mondo ci vogliono due attributi così grandi. E Mihajlovic li ha, è un combattente. In tutti questi anni vissuti in Italia, come giocatore prima e allenatore poi, ha mostrato il suo spirito indomito, il suo orgoglio, il non aver mai voluto chinare la testa di fronte a nulla, dentro e fuori dal campo. Sinisa Mihajlovic da Vukovar è un rugbista. Non di professione, ma di spirito.

Christian Lealiifano, invece, un rugbista lo è per davvero. E che gran giocatore. Talento puro, cristallino. Eleganza, visione di gioco, inventiva. Mediano d’apertura, di quelli che il popolo wallabe ama vedere e per i quali si entusiasma. Di quelli che creano grossi grattacapi nel quindici avversario. Incazzature, in gergo. Anche se geograficamente e sportivamente agli antipodi, Christian e Sinisa, hanno molto in comune. Carattere, coraggio, caparbietà. E una storia da raccontare. Era l’agosto del 2016 e l’ex numero dieci dei Brumbies, nato a Auckland ma australiano a tutti gli effetti, si apprestava a scendere in campo per disputare la partita più difficile della sua carriera. Un match in cui la posta in gioco era alta, altissima. Da qualche giorno aveva scoperto di essere malato di leucemia. Difficile svestire i panni da rugbista, però, perché quando lo sei sul campo da gioco lo sei anche nella vita. Lo sport della palla ovale, nella sua crudezza atavica, insegna a essere uomini. Un rugbista non ha paura del proprio destino. E’ la prima regola del rugby, quella di non indietreggiare mai e di andare sempre avanti. In quei giorni la partita di Christian si disputava su un terreno da gioco accidentato, chilometrico, da risalire dalla propria linea di meta. Palla in mano, perché la palla, nel rugby, è la vita. E va portata avanti a ogni costo. Inizia la corsa a ostacoli, supera i propri ventidue. Sguardo
fisso in avanti, al futuro. La consapevolezza dei propri mezzi aumenta. La strada è meno impervia. Prima uno slalom, poi una finta, poi sembra perdere l’equilibrio, poi si ricompone e prosegue la sua fuga. Alza la testa e dà un’occhiata al cielo che sembra attendere quella palla, quell’up and under con cui, spesso, si cerca una scorciatoia per guadagnare terreno. La palla, però, non sempre ricade tra le braccia giuste. E allora il cielo può attendere. Non si calcia, nessuna scorciatoia. Dritti, ovale in mano, fino a portarlo oltre la linea di meta.

Christian Lealiifano ce la fa. Schiaccia la sua meta più bella, più faticosa, più incredibile. Ci vogliono poco più di dodici mesi, ma alla fine vince la sua partita tenendo stretta la palla al proprio petto. Ora, a distanza di tre anni, si gioca un posto per l’imminente mondiale in cui l’Australia è chiamata a recitare una parte da protagonista, pur se con più ombre che luci. In poco più di un anno ha scoperto la malattia, ha subito un trapianto di midollo osseo – donato dalla sorella minore – ha combattuto e ha rispedito al mittente, a quel destino bastardo, ogni tentativo di sottomissione. Lo stesso percorso che attende Sinisa Mihajlovic, rugbista di spirito, di animo.

Rispondi