Pro 14: Zebre, ritorno al (triste) futuro

L’illusione di inizio stagione è durata poco e si è scontrata con la dura realtà. Dopo i risultati di un anno fa i bianconeri sono tornati perdenti.

E’ già finito l’effetto Bradley e il ritorno alla tranquillità della gestione federale? I numeri della stagione preoccupano in casa Zebre, dove l’illusione della svolta di un anno fa é durata poco quest’anno, con due successi nei primi tre turni che avevano fatto sperare che la retta via fosse stata, finalmente, trovata. Ma dallo scorso 15 settembre le cose sono, ahimè, tornate al triste passato.

In Pro 14 da metà settembre a fine stagione é arrivata una sola vittoria, con Edimburgo, mentre in tutto le sconfitte sono state 17 (cui si aggiunge quella al secondo turno). 3 vittorie, 18 sconfitte, cioè 19 punti, come quelli ottenuti nel secondo anno di Guidi (ma ai tempi i match erano 22), meglio solo dei 10 punti all’esordio e dei 15 punti del secondo Cavinato (quello della rissa con Manghi e l’arrivo in corsa di Jimenez, ndr.). Ben lontano dai 36 punti (con 7 vittorie) di un anno fa.

Insomma, le Zebre sono tornate a essere la squadra brutta e perdente della gestione privata, che segna poco (35 mete) e subisce tanto (85 mete), entrambi i terzi peggiori risultati nella storia del club. Bianconeri che hanno fatto peggio di Southern Kings e Newport Dragons, le altre cenerentole del torneo, ma soprattutto é tragico il paragone con l’altra italiana, Treviso, che proprio quest’anno ha conquistato lo storico accesso ai playoff.

Certo, gli infortuni di giocatori chiave come Minozzi, Violi e Bellini non hanno aiutato, ma la realtà è di una squadra costruita senza profondità, dove le seconde scelte non valgono i titolari, dove sono arrivati stranieri che si sono fatti notare più per i nomi divertenti (vedi James Brown) che per ció che hanno dato in campo. Il paragone, ancora una volta, è impietoso con Treviso, dove i Duvange, Ioane o Ratuva hanno fatto la differenza. A Parma, invece, gli stranieri non pervenuti (ma pagati). Certo, il budget è ben diverso, ma proprio perché i ‘danè’ sono pochi forse sarebbe meglio spenderli più intelligentemente. Perché il risultato è che le Zebre sono tornate a essere quella ‘passeggiata’ di cui parlava ieri proprio Monty Ioane.

Foto – Stefano Delfrate

6 commenti su “Pro 14: Zebre, ritorno al (triste) futuro

  1. Zebre che secondo me scontano sia un’annata horribilis in fatto di infortuni (e sappiamo come dipendano da quei 20 titolari) e annata “no” di diversi giocatori chiave, Canna su tutti.
    Poi certo, non si capisce cosa debbano essere, diciamo che Meyer è l’ultimo acquisto straniero davvero azzeccato, e che continuano a faticare nel trovare un modo alternativo di giocare, che gli avversari hanno ormai capito e trovato contromisure.
    Poi Bradley non può fare miracoli, magari avendo uno staff di più alto livello (niente contro Troncon e Orlandi, ma non mi pare abbiano fatto sfracelli anche in passato).

  2. A Treviso i risultati non sono arrivati per caso.

    Quoto Pavanello in un’intervista all’ Irish Times

    https://www.irishtimes.com/sport/rugby/pro14/we-want-to-be-one-of-the-great-clubs-in-europe-benetton-s-journey-1.3850982

    “when I finished my playing career here we had three coaches, one fitness trainer, two physios – one in the morning and one in the afternoon.
    Now we have a staff of 25 people, with five coaches, five trainers, five physios, two video analysts”

    Pavanello ha smesso nel 2015, quella volta Treviso aveva 3 allenatori, un preparatore atletico e 2 fisioterapisti part time. Questa stagione hanno avuto uno staff di 25 persone di cui 5 allenatori, 5 preparatori atletici, 5 fisioterapisti e 2 video analist”.

    Questo si aggiunge ad una politica di selezione dei giocatori ben preparata con anticipo

  3. La questione per me è: come vanno i conti? Stavolta c’è nessun extracamunitario da incolpare: in tutto un ceo/amministratore unico, un solitario sindaco e sua altezza reale, possono fare i consigli d’amministrazione in tinello intanto che bolle la pentola per i casonsèi.

Rispondi