Israel Folau: “Smettere di giocare? Se lo vuole Dio”

In un’intervista l’australiano non fa marcia indietro sul post omofobo e ribadisce che prima del rugby arriva la sua fede. E la Federazione lo caccia.

Niente scuse, anzi. Israel Folau non fa retromarcia e in un’intervista al Sydney Morning Harald ribadisce le proprie convinzioni e, di fatto, accetta il probabile licenziamento da parte della Federazione australiana.

“Prima di tutto, vivo per Dio ora. Qualsiasi cosa voglia che io faccia, credo che i suoi piani per me siano migliori di qualsiasi cosa io possa pensare” le parole di Folau. E se la volontà divina fosse di non giocare a rugby?

“Se non è di continuare a giocare, così sia. Nel dire questo, ovviamente mi piace giocare a rugby e se per me sceglierà quella strada mi mancherà sicuramente. Ma la mia fede in Gesù Cristo è ciò che viene prima” dice Folau. E sul post omofobo su Instagram, lo rifarebbe? “Assolutamente” la sua risposta.

E se Folau non fa marcia indietro, neppure Rugby Australia è arretrata dalle proprie posizioni e nelle ultime ore ha ufficialmente comunicato al giocatore la fine del contratto che lo legava con la Federazione ancora per quattro anni.

“Israel era stato avvertito formalmente e ripetutamente delle aspettative che avevamo in quanto giocatore dei Wallabies e dei NSW Waratahs per quanto riguarda l’uso dei social media e non ha rispettato tali obblighi. Gli era stato chiarito che qualsiasi post sui social media o commenti che fossero in qualche modo irrispettosi verso le persone a causa della loro sessualità si sarebbero tradotti in azioni disciplinari” ha spiegato il chief executive Raelene Castle.

3 commenti su “Israel Folau: “Smettere di giocare? Se lo vuole Dio”

  1. Questo mi ricorda tanto certi atleti americani che dicono che fanno le cose perchè lo ha detto dio. Chiamiamo la neuroooooo

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