Nations Championship: il 6 Nazioni pronto per il ‘no’

Nigel Melville, uomo forte della Federazione inglese, ha parlato di ‘questioni’ irrisolte, in particolare quella della retrocessione.

Si fa sempre più in salita la strada di World Rugby per la creazione della famosa Nations Championship, cioè il torneo mondiale che si vorrebbe introdurre dal 2022. A dirlo è Nigel Melville, il Director of Professional Rugby della Rfu, la Federazione inglese, in una lunga intervista sul Times.

Melville, infatti, ha detto che il dibattito all’interno dell’Rfu è stato lungo, ma soprattutto ha sottolineato come una posizione sulla Nations Championship verrà presa unitariamente dalle Federazioni del Sei Nazioni. E, probabilmente, la posizione sarà contraria.

Come spiega Melville, l’argomento più caldo sul tavolo è l’ipotesi di retrocessione nel Sei Nazioni in caso di nascita del nuovo torneo. Retrocessione che sarebbe “catastrofica” e un “disastro”. Come sottolinea Melville, infatti, la retrocessione pensata da World Rugby non sarebbe annuale, ma durerebbe ben due anni. Un disastro dal punto di vista economico e sportivo, cui si aggiunge il fatto che il torneo di seconda fascia sarebbe decisamente di livello più basso.

Come sottolinea il Times, ovviamente, l’Inghilterra non è in una situazione da temere una retrocessione a oggi, mentre il tema è caldo per nazionali come l’Italia e la Scozia, cioè quelle arrivate più spesso ultime del Sei Nazioni in questi vent’anni. E con il Sei Nazioni che voterà compatto, dunque, il no dovrebbe prevalere.

Un commento su “Nations Championship: il 6 Nazioni pronto per il ‘no’

  1. come altri facevano notare, anche l’inghilterra ci rimette, lasciamo da parte l’italia, che comunque ha il suo in contratti televisivi, agenzie turistiche, biglietteria etc etc, pensate quanti soldi ci rimetterebbero le rosette se, per un paio di anni, non potessero giocare con la francia, o la scozia, o l’irlanda o il galles, queste sfide non sono un semplice torneo, sono secoli di rivalità, e se noi fossimo un po’ più forti, avremmo anche noi le nostre carte da giocarci per attrarre il pubblico e far diventare ogni partita una questione personale in cui la gente vuole esserci…

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