Un commento su “Il tinello di Munari: il futuro del rugby

  1. Interessante l’enorme rilevanza che Vittorio riserva al WRU, esattamente la Union che ha tenuto in scacco il pro12 e scassato i maroni quant’altri mai. Il che la dice lunga sulla forza e la lungimiranza del management e del board dell’attuale pro14 e su quanto siano nel concreto realistiche le mirabolanti proposte finanziarie. Più o meno come gli affari immobiliari della FIR. Il cambio epocale è stato il professionismo, il mondiale una conseguenza e questa schifezza è una ulteriore conseguenza: non sarà nemmeno l’ultima e la peggiore se i giocatori (sulla cui pelle si gioca a monopoli) o qualcuno di buon senso non riusciranno ad impedirla. Un rugby mondiale senza i test match, senza i Lions, con partite finalizzate alla classifica di un torneo che dura un anno e non a ciascun 80° non fa per me, magari farà per tutti ma poi si risparmiassero i lamenti per le squadre forti imbottite di terze scelte o che la giocano col limitatore di giri innestato. E alla fine credo che se da videospettatore mi annoio io e vado a far dell’altro (o magari nemmeno accendo il pc) non credo avrà altrettanta pazienza quel pubblico neofita che si spera di sverginare e fidelizzare. Basta guardare il pro14, dopo quasi un decennio ancora clandestino in Italia (ma anche in Scozia e Galles non è che faccia furore e il rugby continua a perdere punti col soccer), con stadi spesso mezzi vuoti ladovunque, Sui successi finanziari, spettacolari e propagandistici dei downunder meglio stendere un pietoso velo visto che son lì a cercare di rinfilare la frittata nell’uovo e poscia nel culo della gallina.

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