Rugby e Doping: la battaglia tra lotta dura e cultura dei furbetti

Mentre da un lato World Rugby punta a far crescere la lotta alle sostanze vietate, in Italia su Facebook ci sono giocatori di Serie A che si vantano di saltare i test antidoping.

Una questione di cultura, difficile da sradicare. La lotta al doping è sempre più al centro dell’attenzione dello sport, rugby compreso, ma non è una battaglia facile. Solo pochi giorni fa World Rugby ha pubblicato un comunicato in cui si affrontavano diversi temi legati alla sicurezza dei giocatori, annunciando novità per quel che riguarda placcaggi e sanzioni per i falli.

World Rugby combatte il doping

Nel simposio tenuto a Parigi e che ha affrontato diversi temi, uno degli argomenti è stato anche il doping. A discuterne i responsabili dei massimi campionati nazionali a livello globale, dal Pro 14 al Super Rugby, passando per la Premiership e il Top 14, ma anche l’associazione che riunisce i giocatori professionistici.

Se in questi mesi l’accento è stato posto maggiormente sul pericolo delle concussion e il rugby mondiale sta studiando soluzioni per rendere i placcaggi meno ‘invasivi’, dall’altro è evidente che un’esasperazione fisica porti a infortuni e danni sempre più seri. E in quest’ottica una battaglia dura al doping è fondamentale, come ha sottolineato anche World Rugby.

Intanto su Facebook un rugbista…

Il problema, come detto, è però culturale e, spesso, d’intelligenza. Mentre World Rugby sta lavorando alacremente per combattere la piaga del doping nel rugby, R1823 ha scoperto che su Facebook esistono diversi gruppi chiusi frequentati da sportivi e dove il tema di fondo è il doping. Spesso si tratta di persone che frequentano le palestre, ma al loro interno c’è un po’ di tutto.

E questi gruppi, spesso segnalati e chiusi da Facebook e dalla polizia postale – ma che poi riappaiono sotto altre forme -, parlano apertamente di doping. Dando consigli su dove procurarsi le sostanze, vantandosi dei loro progressi grazie al doping e, addirittura, vantandosi di come riescano a evitare i controlli antidoping. Tradotto, non parliamo di semplici appassionati con il tarlo delle sostanze, ma anche di sportivi ‘professionisti’ che dovrebbero venir testati regolarmente. E cosa c’entra tutto ciò con il rugby?

C’entra, perché purtroppo a frequentare questi gruppi ci sono anche rugbisti d’alto livello. Come potete vedere dallo screenshot qui sotto. Il nome e il volto dell’autore sono stati, ovviamente, oscurati ma la persona che parla è – come dice lui stesso – un rugbista e, visto che usa il suo nome e cognome è facilmente identificabile, gioca nel campionato cadetto italiano, in uno dei club più titolati d’Italia. E sui social, in un gruppo chiuso, si vanta di come eviti i controlli antidoping. “Io sono xxxxxx trenboy che balza sempre L antidoping a rugby” scrive. Che tristezza.

Speriamo che ora, però, la Fir e il Coni – con Nado Italia – si attivino per capire se il giocatore è solo un millantatore, se si dopi realmente e, soprattutto, chiariscano come mai un atleta di Serie A possa “balzare sempre l’antidoping”. Perché al di là della tristezza di uno sportivo che si vanta pubblicamente di doparsi, è grave l’accusa dello stesso giocatore che – de facto – accusa l’antidoping di essere facilmente evitabile. E a questo serve una risposta di chi controlla. Subito.

Questo il post su un gruppo Facebook di appassionati di palestra.

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