Rugby & Numeri: Italia, uno zero che racconta molto

Tra le statistiche dopo questo novembre ovale ce ne è una che mostra il reale livello del rugby italiano.

Dov’è il rugby italiano nel mondo? La domanda viene posta spesso guardando da un lato al ranking mondiale, dall’altro alle prestazione e alle avversarie dell’Italia. L’Italia vive il rugby mondiale da tier 1 (6 Nazioni, Test Match di livello, Mondiali), ma arranca tra le tier 2 (dietro a Georgia, USA, Tonga). Di miglioramenti, anche dopo questo novembre, se ne vedono pochi e anche Planetrugby, per esempio, parla della famosa profondità e dice, affrontando il tema prospetti che “sembra che ci vorrà un po ‘di tempo prima che Conor O’Shea abbia a disposizione la qualità necessaria” per fare il salto di qualità.

Ma restiamo al qui e all’oggi. E restiamo alle statistiche. Ieri su Twitter è girata una interessante tabella che ha elencato la classifica (questa forse più credibile del ranking) delle squadre che hanno vinto percentualmente più partite contro un’avversaria di tier 1 nel 2017 e 2018. Guardiamola (la tabella indica prima i match giocati contro una tier 1 e poi quelle vinte, ndr.).

SFIDE VS TIER 1

Nuova Zelanda: 23 – 20 (87%)
Irlanda: 18 – 15 (83%)
Inghilterra: 20 – 13 (65%)
Galles: 19 – 12 (63%)
Scozia: 18 – 11 (61%)
Sudafrica: 27 – 14 (52%)
Fiji: 7 – 3 (43%)
Australia: 25 – 9 (36%)
USA: 3 – 1 (33%)
Francia: 20 – 6 (30%)
Argentina: 23 – 3 (13%)
Giappone: 8 – 1 (13%)
Italia: 17 – 0 (0%)

L’Italia, infatti, nell’ultimo biennio ha battuto solo Fiji, Giappone e Georgia, perdendo contro tutte le formazioni considerate tier 1, cioè le nostre avversarie del 6 Nazioni e le formazioni della Rugby Championship. Nessuna vittoria – come successo per Georgia, Tonga e Samoa – ma peggio di nazionali come il Giappone, come gli USA o come le Fiji, capaci di battere tre squadre del tier 1. Questo è il nostro livello oggi, inutile prenderci in giro. Ben peggiore di quello di 10 anni fa, per non parlare di 20 anni fa. Ma qualcuno ci metterà la faccia davanti a questo tracollo?

This poll is no longer accepting votes

Vota il Buttiga Player of the Year 2019
7727 votes
VotaRisultati

15 commenti su “Rugby & Numeri: Italia, uno zero che racconta molto

  1. Caro Duccio, ad oggi la faccia ce l’hanno messi i vari CT che si sono rovinati la carriera qui da noi e i giocatori che hanno lasciato le vertebre in campo…
    So chi non ci metterà mai la faccia: Dondi, Gavazzi (la continuità), ma soprattutto il Responsabile Tecnico Ascione Prof. Francesco, che alla luce dei risultati in una qualsiasi azienda del nordest sarebbe stato licenziato da alcuni anni…

    1. Mi trovo d’accordo con quello che hai scritto, infatti un Ascione che continua a restare in quella posizione dopo tutti questi anni di risultati negativi, mi fa pensare a qualcosa di sporco sotto. Non credo che non ci siano altre persone (più brave e con idee migliori) per sostituirlo??!!! Da come sento raccontare ci sono un sacco di soldi in Federazione, usiamoli per aiutare le società a portare tanti bambini e ragazzi nei campi da rugby. La legge dei grandi numeri può aiutare a trovare più ragazzi con potenzialità migliori. Questo è un mio modesto parere.

    2. Prima dei decreti teologici del proffascione che stabilivano la cubatura necessaria ad un ragazzo per poter proseguire nel chiaro percorso accademico siamo riusciti a veder giocare in maglia azzurra i fratelli Francescato e Dominguez. Oggi mentre in altri orti coltivano anche i McKenzie e gli Aaron Smith, i Faf de Klerk e gli Anthony Belleau, noi ci ritroviamo i Tommaso Castello. Qualcosa vorrà pur dire anche questo o no?

  2. Pur condividendo parte delle conclusioni tratte nell’articolo contesto questa statistica che non ha nessun senso ne’ dal punto di vista matematico ne’ dal punto di vista sportivo.

  3. Lasciamo perdere le statistiche, oggi noi ci esprimiamo con dei distinguo a livello del Giappone che è undicesimo, tralasciamo le Figi che se si organizzano seriamente stanno fra le prime al mondo, gli States non sono in grado di giudicarli , mentre siamo superiori a Tonga e Georgia.Il problema è che non cresciamo abbastanza per avvicinarci a Francia, Scozia e Argentina che ci sono chiaramente superiori.

  4. Ripropongo qui quanto già scritto ieri su altro sito. Questa è una comparazione delle nostre partite contro la Scozia che, dal 2000 in poi, ha rappresentato il nostro maggiore punto di riferimento annuale.
    Sequenza del periodo 2007-2012 (6 anni):
    2007: Scozia 17 – Italia 37, vinta
    2007: Scozia 18 – Italia 16, persa
    2008: Italia 23 – Scozia 20, vinta
    2009: Scozia 26 – Italia 6, persa
    2010: Italia 16 – Scozia 12, vinta
    2011: Scozia 21 – Italia 8, persa
    2012: Italia 13 – Scozia 6, vinta
    Totale: vinte 4, perse 3
    Sequenza del periodo 2013-2018 (6 anni):
    2013: Scozia 34 – Italia 10, persa
    2013: Scozia 30 – Italia 29, persa
    2014: Italia 20 – Scozia 21, persa
    2015: Scozia 19 – Italia 22, vinta
    2015: Italia 12 – Scozia 16, persa
    2015: Scozia 48 – Italia 7, persa
    2016: Italia 20 – Scozia 36, persa
    2017: Scozia 29 – Italia 0, persa
    2017: Scozia 34 – Italia 13, persa
    2018: Italia 27 – Scozia 29, persa
    Totale: vinte 1, perse 9.

  5. Questi risultati (su piu’ anni non mezza stagione) dicono che l’Italia oggi e’ piu’ lontana dalle tier 1 di quanto lo sia dalle tier 2, e per fortuna contano piu’ i risultati sul campo che le opinioni quando si devono fare queste analisi, o per lo meno dovrebbero contare piu’ i risultati che i se, ma, forse, secondo me.

    Ad oggi i risultati del campo sono perfettamente riassunti da Duccio, e sono fatti in quanto risultati conseguiti sul campo, e confermano la decrescita infelice dell’Italia a livello rugbysitico.

  6. Interessante tutto ció… peró che conclusione si vuole prendere? Ragazzi abbiamo la nazionale che non é forte.. non fateci giocare?! Fateci giocare con le scarse?!
    Il sogno di ogni sportivo é di potersi cimentare con i piú forti.. (basta chiedere ai giocatori della nazionale che si sono presi la batosta sabato). Se nonostante evidenti difficoltá ci si permette di giocare con i piú forti.. la prenderei come una cosa molto positiva piuttosto che lamentarsi. É questione di soldi? Molto probabilmente se ne generano di piú, anche per progetti di sviluppo giocando con i piú forti. Ergo.. quale é la conclusione che si vuol raggiungere nel dire che non siamo degni?

Rispondi