Italrugby: un novembre che lascia l’amaro in bocca

Pochi progressi, tanti proclami ma, alla fine, si è portato a casa solo il minimo sindacale.

Si è chiuso l’autunno azzurro e la sensazione è quella di un mese da dimenticare in fretta. Quattro partite, tre sconfitte e una sola vittoria sono il bilancio per i ragazzi di Conor O’Shea, ma al di là dei risultati sono stati il gioco e le idee a mancare. E, alla fine, quel che rimane è solo una vittoria poco convincente sulla Georgia, cioè il minimo sindacale richiesto alla vigilia.

Con l’Irlanda l’Italia di riserva mostra tutti i limiti di una coperta che resta corta. Ancora una volta, dopo i proclami di O’Shea – ma anche di Parisse che alla vigilia parlava di un gruppo mai visto prima in azzurro come quantità e qualità – le riserve deludono a Chicago e, così, nei tre match seguenti il ct irlandese si affida praticamente sempre agli stessi XV. Mettendo in naftalina quella profondità di cui si parla, ma che sinceramente non si vede.

Con la Georgia si doveva vincere e si è vinto, ma è l’unica nota positiva. I nostri avversari si sono dimostrati ben più scarsi di quelli ammirati a Inghilterra 2015 e l’Italia aveva l’occasione di chiudere la pratica già nel primo tempo, portando a casa un match in cui mettere nero su bianco la propria superiorità (tradotto: fare quello che gli All Blacks hanno fatto l’altroieri a Roma, ndr.). Invece i soliti errori banali, l’incapacità di sfruttare le superiorità in attacco e la paura nel finale hanno reso anche la sfida di Firenze una sofferenza. Si è vinto, ma proprio contro l’avversaria più scarsa si sono evidenziati i limiti tecnici di molti azzurri. Bravi a fare autoscontri, ma poi…

In molti hanno venduto la partita contro l’Australia come un passo avanti. Contro una potenza mondiale l’Italia ha lottato quasi alla pari, è stata svantaggiata da un arbitro imbarazzante e avesse segnato un paio di mete quando ne ha avuto l’occasione, allora… Appunto, avesse. Con i se non si fa la storia e l’Italia ha perso contro dei Wallabies in profonda crisi, incapaci di imporre il loro gioco e che hanno vinto con tre fiammate, lasciando poi il pallino all’Italia. Ma l’incapacità di avere una struttura di gioco, pardon, un reale game plan offensivo ha lasciato gli azzurri a produrre possesso sterile. Come ormai si vede da troppo tempo.

Contro gli All Blacks, infine, è stata semplicemente la passerella finale. Pensare di fare di più, di mettere paura ai tuttineri era utopia e così è stato. Il problema è che l’Italia ha dato l’impressione di arrendersi fin da subito, conscia di un gap enorme. Perdere con gli ABs è nell’ordine delle cose, perdere con un divario di 60 punti anche, ma farlo senza provare a combattere, senza gli attributi, senza un solo attacco reale non è accettabile. Partite così non servono, né allo spettacolo né al morale e lasciano solo un gusto ancora più amaro al termine di questo novembre.

Spiace dirlo, perché proprio due anni fa, dopo Italia-All Blacks del 2016 mi ero speso – nonostante il punteggio – in un’ode al progetto che si intravedeva. Sono passati due anni, ma di quel progetto resta poco. Solo i proclami. Il gioco offensivo? C’è, è vero, ma come detto è sterile, inutile, dispersivo e dispendioso. Mancano i talenti nella trequarti, è evidente, ma probabilmente si vuole attaccare puntando su un XV ideale fatto più di portatori di pianoforte che di suonatori.

La profondità? Assente, ingiustificata. Ormai – infortuni a parte – indovinare il XV che sceglierà O’Shea è diventato un gioco da ragazzi. Si cambia poco, solo se costretti, e nonostante i risultati. Eppure si dice che vi sono sempre più scelte in ogni ruolo di livello. Se così fosse, però, le vedremmo in campo. Invece si insiste, lasciando a casa forse i pochi che oltre ai muscoli hanno anche le mani buone (vedi Barbini e Ruzza e consiglio di vedere la seconda meta di Treviso sabato con i Cheetahs), mentre appena c’è un infortunio (vedi Minozzi o Violi) si scopre che le alternative fanno fatica a questi livelli.

I tifosi? Infine, uscendo dal discorso squisitamente tecnico, questo autunno lascia anche la disaffezione del pubblico. A Firenze lo stadio era colorato di biancorosso, i colori della Georgia, con i tifosi italiani in minoranza. E con le curve chiuse è facile capire il flop del terzo test in tre anni in Toscana. A Padova, dove pur giocava l’Australia ed è terra ovale, non si è riusciti a vendere 20mila biglietti, mentre a Roma il richiamo degli All Blacks è andato meglio, anche se c’erano settori vuoti anche lì. Insomma, la “rugby mania” è finita da un pezzo, ma si fa finta di nulla e si va avanti a proclami.

I giocatori. Infine, i giocatori. Dal novembre ovale esce un gruppo di atleti promossi (con riserva) e altri, a esser buoni, rimandati. Tra i promossi sicuramente Ferrari e Lovotti in prima linea; Polledri, Negri e Steyn in terza, con una speciale menzione per i due flanker, veramente abrasivi e forse gli unici veramente promossi a novembre e Campagnaro tra i trequarti. Rimandati, invece, Ghiraldini (in touche), Budd e Zanni (l’assenza di Ruzza è al limite del criminale), Tebaldi e Palazzani (l’assenza di Violi pesa tantissimo), Castello (i due errori con la Georgia sono imperdonabili) e Sperandio (come per Violi, anche l’assenza di Minozzi è micidiale per questa Italia). Insomma, di questo novembre resta veramente troppo poco.

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10 commenti su “Italrugby: un novembre che lascia l’amaro in bocca

  1. Si giocano troppe partite con le nazionali. La disaffezione è dovuta ai risultati negativi, ma anche alla indigestione di rugby. Meno partite, più qualità, più pubblico.

  2. Concordo con l’articolo, ma metterei l’accento sul fatto che quando nella nostra testa ci sentiamo sconfitti, lasciamo nrllo spogliatoio l’aggressività e la voglia di combattere, cosa che gli anglosassoni non farebbero mai.

    1. Sono (ahimè) d’accordo, nel senso che la testa a noi gioca ancora tanti brutti scherzi. Dal sentirci sconfitti in partenza, alla scarsa concentrazione alla troppa frenesia che toglie la capacità di capire cosa fare, come e quando.
      Poi è anche vero che si vedono club di Top12 e a tratti Benetton e Zebre che giocano “meglio” della nazionale. Certo, livello completamente diverso, ma è proprio tecnica di base, capacità di fare le cose (semplici) e sapere soprattutto cosa fare quando uno ha l’ovale.
      Poi sarà che in nazionale gli altri alzano esponenzialmente il livello e noi invece no, ma tant’è…

  3. Io non ci capisco niente!
    Sono deluso : non abbiamo gran giocatori ma sicuramente non abbiamo un gioco e spesso neanche una prestazione!

  4. Come si è detto, allo sfinimento, bisogna stabilire la misura del bicchiere: siamo una Tier 2? I risultati sono positivi. Vogliamo essere una Tier 1, in quanto partecipanti, sia con nazionali che con franchigie, ai maggiori tornei mondiali? Allora bisogna farsi qualche domanda.

  5. Non sono d’accordo su due punti. Il primo è il novembre da dimenticare in fretta. Puntualmente, a ogni fine evento, dobbiamo dimenticare (e guardare speranzosi avanti): un 6N da dimenticare, i TM da dimenticare, una RWC, un Tour e così via. E dimenticando sempre continuiamo a tener in vita coloro ai quali, invece, dovremmo ricordare, prima e dopo ogni partita, il passato prossimo. Il secondo punto è l’alibi della squadra “di riserva” che è stata pesantemente legnata a Chicago. L’unica squadra “di riserva” era l’Irlanda. Per me una squadra con 8 giocatori su 15, con 10 caps e passa (Bellini, Campagnaro, Morisi, Bisegni, Canna, Tebaldi, Biagi, Fuser) tutto è tranne che “di riserva” e/o “giovanile”. Forse “sperimentale”? Ma forse, forse…

  6. Mah che dire come commento al tuo pezzo ed a quello di Paolo.

    Che alemno fa piacere vedere due giornalisti due non allinearsi sul “queste sono le risorse, siamo la migliore delle Tier 2 ed il futuro sara’ radioso” di sicuro. Almeno qualcuno che ancora oggi ha aspettative e mire.

    Il materiale non e’ super, ma non lo era neanche 15 anni fa e ci sono 10 anni di investimenti pesanti che ad oggi non hanno portato i frutti sperati se non le solite piacevoli eccezioni alla Minozzi, che Polledri e Negri diciamolo chiaro col sistema Italia non hannu nulla a che fare e la NAzionale e’ fortunata che abbiano scelto di vestire l’azzurro invece che magari portare pazienza e giocarsi altre chances…come fecero i Parisse e Castro ai loro tempi.

    Pero’ questo non puo’ essere un alibi per chi da mesi sventola una profondita’ e qualita’ mai vista prima, no oggi tutti quelli che hanno parlato di queste cose in maniera ottimista a partire da COS (ma anche giornalisti e tifosi in preda ad eccitazioni precoci) non possono oggi nascondwrsi dietro “questi sono i giocatori di piu’ non possiamo fare”, no a meno che non siano pronti ad ammettere di aver preso dei granchi clamorosi quando hanno detto queste cose.

    Il gioco…e qua forse per me e’ la critica piu’ dura. Non rinnego quanto scritto che contro l’Australia al di la’ dei demeriti Wallabies ci fossero difensivamente dei meriti azzurri ma finita li’ e’ stata la solita prestazione fuori dal normale, un normale che e’ di ben basso livello. Chi ha guardato Irlanda-USA non puo’ non aver notato che l’IRlanda sperimentale on gli USA come l’IRlanda sperimentale con L’Italia ha faticato 40 minuti a trovare un po’ di continuita’ e fluidita’, poi una volta prese le misure all’avversario e trovato un po’ di amalgama hanno segnato i punti che volevano. NZ neanche da prendere in considerazione, resta la prestazione contro la Georgia, pochetto.

    Attacco: forse peggio della difesa, anzi di sicuro. Si puo’ anche cercare di parlare di sfiga, che ci son momenti di bel gioco che non vengon finalizzati…si quando per qualche motivo l’ITalia si trova in una situazione di gioco rotto per turnover, ma anche questo giro si e’ vista una mancanza di pattern di gioco efficaci per creare un gioco multifase valido. Si vive di spunti singoli (Polledri, vero fenomeno, NEgri, Campagnaro gli unici a dirla tutta) senza avere pero’ schemi e trame di gioco di squadra che funzionino. Ad esclusione della Georgia le altre mete son tutte venute da errori altrui/intercetti.

    Io sono ancora oggi convinto che COS sia un ottimo tecnico, ma il momento degli esami anche per lui deve esserci. Son 2 anni ormai che e’ a capo di questa nazionale, DoR o meno lui e’ il CT ed allora anche lui deve essere essere ritenuto responsabile e prendersi le responsabilita’…non si puo’ sempre addossare le colpe ai giocatori, alle loro mancanze od errori, alla sfiga che fa girare il “momentum”.

    Non si puo’ accettare con fatalismo ogni sconfitta e celebrare eprche’ si ritiene di aver dimostrato di eseere “la mgiliore tier 2”!

    Oggi poi monta come al solito la storia “ma giochiamo piu’ TM con squadre inferiroi”…ma per dire cosa? Che si e’ battutoto Romania e USA e perso solo con l’Autsralia? Cosa cambierebbe questo? Non riesco veramente a capirlo, le altre Tier 2 han iniziato da anni una battaglia per avere piu’ TM contro le migliori e la soluzione per gli Azzurri sarebbe giocare piu’ partite contro le peggiori? Ma che ragionamento e’? Faccio veramente fatica a capirlo.

  7. Risolto in maniera decente il fitness, bisogna mettere mani e piedi nelle teste, ossia bisogna imporsi dei limiti minimi da raggiungere … ad oggi,la preparazione francese ed inglese (polledri, campagnaro …) è di tutt`altro livello dovuto a :
    – Preparazione fisica;
    – Preparazione mentale;
    Che ti porta degli obiettivi minimi da raggiungere, pena l`esclusione !
    Continuiamo a perdere con nazionale, benetton e zebre, ma non cambia nulla … iniziassero a leggere i dati sugli spettatori negli stadi e sull`audience e chissà se riescono a rendersi conto …

  8. Ritengo l’articolo non perfetto nell’analisi tecnica, questo lo fanno i veneti, ma intellettualmente onesto , uno dei pochi ad essere chiari. Repubblica e Avanti on line (che casualmente ho trovato su google) da tempo, ultima la partita con gli All Blacks, scrivono delle cose analoghe.

    Quando sei in mischia devi spingere e non guardare cinguettare i merli! Adesso sempre più il rugby italiano è in una strana e appiccicosa mischia.

    http://www.avantionline.it/2018/11/rugby-cattolica-tm-azzurri-sgretolati-dagli-all-blacks/#.W_wB1OhKjcs

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