Omofobia: quelli che… i lacci arcobaleno, no

Ieri le nazionali hanno indossato i lacci in solidarietà nei confronti di Gareth Thomas. Ma non tutti.

Dalla Francia, la prima a lanciare l’iniziativa, al suo Galles, passando per l’Italia, gli All Blacks, ma anche Scozia, USA, l’Inghilterra e l’Australia. Quasi tutte le nazionali scese ieri in campo hanno adottato i lacci arcobaleno per gli scarpini dei giocatori, un segnale di solidarietà nei confronti dell’ex campione del Galles Gareth Thomas, vittima di un’aggressione omofoba. Tutti, o quasi, perché c’è chi ha detto no.

E se non sorprende, ahimé, il no di Israel Folau, le cui posizione cristiano fondamentaliste e omofobe sono note da tempo, a sorprendere è il duo dell’Inghilterra formato da Sam Underhill e Ben Te’o. Il secondo si è giustificando che nessuno gli ha dato nulla e, dunque, indossa le scarpe normali, mentre Underhill si è arrampicato sugli specchi per dire di no. Secondo il giocatore, infatti, i lacci arcobaleno sarebbero più spessi di quelli normali e, dunque, gli darebbero fastidio in campo. “Anche un piccolo particolare può fare la differenza” ha detto. E’ vero, un piccolo particolare fa la differenza tra il capire l’importanza di un gesto e no.

Foto – Twitter/EnglandRugby

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7 commenti su “Omofobia: quelli che… i lacci arcobaleno, no

  1. Ad essere sinceri non sono gli unici.

    La IRFU (per me sbagliando enormemente) ha declinato l’invito spiegando che ricevono richieste simili regolarmente e non vogliono fare differenze tra le varie associazioni accettando una richiesta invece che l’altra. certo hanno rilasciato uno statement (scusa Duccio non mi viene in italiano) in cui prendono posizione di supporto ed hanno cercato di supportare la causa tramite i social ma secondo me hanno fatto una “mazzata” a non usarli. Non son stato li’ a controllare ma neanche gli USA mi sembra li abbiano usati.

    1. Statement = Dichiarazione

      Anche a me delle volte vengono in mente le parole in tedesco e ci metto molto a ricordare il corrispondente in italiano.

      🤦🏻‍♂️🤦🏻‍♂️🤦🏻‍♂️

  2. Nulla di nuovo,tra omofobia e i problemi di salute mentale nel rugby ce ne sono tanti di tabù e di gente che emargina gli altri

  3. Personalmente trovo medievali e vergognose, per non dire di peggio, le posizioni di Folau. Pero’ non concepisco l’obbligo di uniformarsi a certe iniziative che lasciano il.tempo che trovano.

  4. a mio parere sono iniziative che non aiutano nessuno, ma servono ad additare alla pubblica gogna chi non si conforma al pensiero unico dominante, per cui se non sei un fervido sostenitore della causa lgbt automaticamente sei omofobo, medievale etc.

  5. Scusate l’invadenza ma ho visto il tuo interesse ad andare oltre il rugby giocato e la tua disponibilità ad affrontare con rigore i problemi complessi della vita e della società; per questo ti voglio parlare del mio libro. “Nel Terzo Tempo” parla del rugby, visto con gli occhi di un genitore ed utilizza come contenitore di storie di vita una trasferta sfortunata, nella quale aleggia il ricordo di un compagno quel giorno assente. E’ Achille, un vero campione di rugby da qualche anno all’estero per compiere un percorso sportivo, professionale e di scoperta della sua sessualità.
    Il libro vuole mettere in evidenza l’inclusività di questo sport anche nei confronti delle diversità; la Federazione Italiana del Rugby (gay friendly) mi ha voluto onorare firmandone la prefazione Mi piacerebbe molto farlo conoscere nel mondo del rugby ma non solo. L’intreccio fra la cronaca sportiva e le storie di vita dei protagonisti è incalzante e non è stato facile per me realizzarlo con l’equilibrio necessario per questo ho ansia di farlo conoscere agli sportivi e di renderli partecipi delle emozioni e della soddisfazione che mi ha dato la scrittura di questo romanzo, frutto anche di ricerche e di sofferenza personale. Il libro uscito l’ 8 settembre, edito da Erasmo Editore ha avuto una splendida accoglienza nel mondo rugbistico e non solo.
    Le vicende dei personaggi (un pilone paraplegico, un mediano omosessuale ed un accompagnatore innamorato della donna dell’allenatore) si prestano a sottolineare la potenza di sentimenti che oggi verrebbero definiti buonisti, di cui a mio avviso c’è invece estremo bisogno di recupero in una società a rischio di progressivo imbarbarimento.

    Di seguito una descrizione sommaria che ho inviato alla stampa che mi ha aiutato molto per il lancio del libro; se ti interessa posso inviarti una più ampia sinossi.

    “La passione dominante del libro è il rugby ma attraverso esso ho voluto parlare di molti valori a me cari. E’ un romanzo che parla delle diversità, della forza per affrontarle superando le difficoltà che in una società poco inclusiva esse creano a chi ne è portatore. Parla anche della resilienza che molti credono di non avere e che invece si scoprono ad un certo punto della loro vita. Sarà la consapevolezza di possedere questa forza interna, questa capacità di autoriparazione che consentirà a Claudio, pilone paraplegico, di ritornare uomo normale e realizzare nel contempo un sogno riposto. Fondamentale sarà l’ aiuto del rugby che io ho voluto fotografare negli aspetti più intimi e familistici, che con la sua inclusività renderà più agevole la risalita dal baratro in cui è precipitato Claudio. Ma il ruolo fondamentale nel difficile percorso di risurrezione l’ho affidato a Achille, un campione di rugby dall’orientamento sessuale non ancora definito. Il rapporto quasi simbiotico fra i due riuscirà a far scoprire la potenza dei sentimenti e dell’amore fra le persone, al di là del sesso, e far intravedere a l’uno e all’altro il cammino da percorrere per concretizzare i loro reciproci, anche se distanti desideri. Il tutto avviene in una cornice sportiva; attraverso la descrizione di una trasferta sfortunata vengono messe in evidenza le peculiarità di questo sport e della sua capacità di travolgere nella mischia tutti coloro che lo incontrano, atleti, familiari, amici, con una forza centripeta irresistibile, perché fa leva sui sentimenti buoni, di cui c’è bisogno in questa società. Anche la storia d’amore fra un accompagnatore anzianotto ed una coetanea, che si va a concretizzare proprio mentre le vicende di Achille, di Claudio e quelle sul campo si intrecciano, risente di questi sentimenti. Essa racconta di un amore proibito ma talmente forte e nobile da essere coltivato da ambedue per oltre quarantanni; alla fine però esso verrà vissuto con la responsabilità che le circostanza richiedono e che è perfettamente rispondente alla personalità dei due personaggi. E’ tutto qui. Scusa se l’ho fatta un po’ lunga, però ci tenevo a farti queste mie confidenze. Ah dimenticavo, Achille dovrà rompere il cordone ombelicale che lo lega alla sua squadra e alla sua città ove si sente al sicuro e ove le sue diversità sono accettate da tutti, ma è proprio questo nido rassicurante che gli impedisce di capirsi e di esprimere fino in fondo le sue potenzialità di atleta e di uomo. Un’ esperienza sportiva e lavorativa in Argentina, verso la quale amici veri lo spingeranno, farà scoprire con orgoglio la sue enormi attitudini in ogni campo e la sua vera natura, nonché l’amore. Come vedi nelle foto, l’ho presentato in occasione della partita Italia – Georgia e a Parma in occasione del derby Zebre – Benetton. Ciao

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