Italrugby: lo strano caso di Marco Barbini

Sta vivendo una stagione ottima, è un talento naturale, eppure è ignorato da O’Shea. Solo scelte sportive?

E’ un pallino del sottoscritto, ma leggendo sui social dedicati al rugby, sui forum o tra i commenti sui blog è evidente che l’esclusione cronica di Marco Barbini dalla nazionale è un vulnus ai più incomprensibile. Sabato, prima che l’Italia venisse annichilita dall’Irlanda (con in terza linea tre stranieri nella ripresa!) la terza linea della Benetton ha dato spettacolo a Monigo contro l’Ulster. Lasciando una volta di più perplessi sulle scelte di Conor O’Shea. E i dubbi che i motivi non siano solo sportivi ci sono.

I numeri di Barbini

Partiamo dallo sport, quello nudo e crudo. Cioè i numeri. Quelli di Marco Barbini in questo avvio di stagione. Secondo le statistiche ufficiali la terza linea biancoverde ha uno score di 14 difensori battuti, cioè il 2° in Pro 14 (non della Benetton, ma in generale!, ndr.), con la bellezza di 10 offload effettuati, anche qui il 2° in Pro 14. Ma se le sue qualità di ball carrier e le qualità tecniche nei passaggi sono sotto gli occhi di tutti, spiccano anche i palloni recuperati in ruck. Su 14 complessivi della Benetton, solo lui ne ha recuperati 5, e ha una percentuale del 93,4% di placcaggi riusciti. Numeri d’altissimo livello, eppure in questo novembre a Marco Barbini sono stati preferiti altri nove giocatori in terza linea.

Mancanza d’asterisco

Guardiamo, dunque, ai convocati di novembre in terza linea, compresi quelli che – da comunicato Fir – sono stati esclusi per infortunio. Escludendo Sergio Parisse, vediamo come ci sono Renato Giammarioli e gli infortunati Giovanni Licata e Maxime Mbandà. Tutti e tre con l’asterisco da Accademia. Poi ci sono Sebastian Negri e Jake Polledri, italiani d’origine ma cresciuti rugbisticamente in Inghilterra. Infine, il trio che era in campo nella ripresa a Chicago, cioè Johan Meyer, Abraham Steyn e Jimmy Tuivaiti, cioè tre equiparati, tre stranieri che vestono azzurro perché in Italia da qualche anno. Insomma, su 9 potenziali convocati solo 3 sono cresciuti sportivamente in Italia (casualmente tutti passati dall’Accademia federale), mentre gli altri (incluso Parisse) si sono formati all’estero. Eppure da sempre si dice che in Italia le terze linee di qualità abbondano. Ma si è dovuto – o voluto – andare a pescare all’estero.

Quel passaggio obbligato mancato

Ma c’è un’altra cosa da sottolineare. Guardando all’elenco si nota come Giammarioli, Steyn, Tuivaiti e Mbandà siano passati da Calvisano, cioè quasi il 50% delle terze linee è passato dalla bassa bresciana prima di arrivare il Pro 14. Casualità? Forse. Ma perché dò questi dati?

Problemi di famiglia

Perché se guardiamo a uno dei grandi esclusi di Conor O’Shea non solo questo novembre, ma da quando è alla guida dell’Italia, cioè Marco Barbini, vediamo che la terza linea della Benetton parte già con due handicap. Non arriva dall’Accademia e non è passato da Calvisano. Ed è escluso sistematicamente. Perché? C’è un terzo handicap che viene sussurrato tra gli addetti ai lavori, ma che “non si può dire”. Quindi lo dico io. Marco Barbini è fratello di Matteo, cioè l’ex azzurro a capo del G.I.R.A., l’associazione dei giocatori che in passato si è duramente scontrata con la Fir e con Alfredo Gavazzi. Non un bel biglietto da visita per Marco. Anche se sappiamo che Gavazzi non si lega le cose al dito.

Le motivazioni “ufficiali”

Se, poi, si parla con dirigenti o tecnici federali le risposte sul perché Barbini non viene considerato sono varie e mai coerenti l’una con l’altra. Si va da un fisico non adatto al livello internazionale (192 cm per 102 kg, da scheda ufficiale della Benetton) al fatto che ci siano ball carrier migliori (smentito dai numeri dati prima), passando dai limiti di Barbini in difesa e in ruck (smentiti anche questi), a quelli in touche. Fino a “equilibri interni” non meglio specificati, ma che farebbero preferire altri giocatori a Marco. Che a Treviso, però, è unanimemente riconosciuto come uomo spogliatoio, come persona di spessore, disponibile e che si impegna sempre al massimo. Eppure tutti, e ribadisco tutti, i tecnici federali con cui ho parlato enfatizzano le qualità tecniche di Barbini. A questo punto, la domanda è: veramente Barbini non è adatto al livello internazionale?

Foto – Elena Barbini

16 commenti su “Italrugby: lo strano caso di Marco Barbini

  1. Perché questa domanda non viene posta a CoS una volta che viene intervistato in video e soprattutto, a seconda della risposta, mi piacerebbe anche sentire il giornalista che eventualmente la confuta, numeri alla mano.

  2. Prima che con tono polemico ci sia qualcuno che ti suggerisce di chiedere a O’Shea il perché della sua scelta, te lo chiedo io anche a nome dei tanti che si spellano le mani al Monigo per applaudire quel giovanotto.
    L’avergli preferito Tuivaiti (con tutto il rispetto verso il neozelandese) è a tal punto un controsenso rispetto alla mission che si è prefissato O’Shea che la domanda credo meriti una risposta.

  3. in altra sede ho detto, di recente, che dobbiamo farcene una ragione; Barbini non è al livello della maglia azzurra. E’ molto superiore. Sta diventando l’emblema di quanto vi sia di storto malfunzionante e marcio nel rugby italiano.

  4. Giocatore talentuoso con un fisico da trequarti, ma davvero molto molto bravo. Peccato per quella sua fragilità fisica che quest’anno sta gestendo molto bene…. ma anch’io do ragione a Duccio Fumero, Marco paga il fatto che a volte il suo cognome può risultare scomodo….. mobbing?

  5. vabbeh, ma se poi a corredo dell´articolo ci metti luna foto credit sua sorella, allora gli vuoi nale per davvero 😉

    Vittorio Pesce

  6. Marco è, indubbiamente una delle migliori terze Italiane ed ora sta dimostrando di essere una delle migliori terze del PRO14. Perché non gioca? Perché è fratello di Matteo, perchè non è passato da nessuna accademia e perchè non è passato da Calvisano. L’ultimo dato è quello più discriminante. Poi ora che l’accademia è a Calvisano e di conseguenza i migliori andranno nel Calvisano e poi alle Zebre, penso che per lui sarà quasi impossibile vestire la maglio, meritatissima, della nazionale. A meno che non cambi il presidente e tutto quello che ne consegue.

  7. Aggiungo: è statisticamente normale che non ci sia UN giocatore del campionato TOP 12 che meriti un posto in nazionale? O la conditio sine qua non per un azzurro sono franchigie o accademia?

    1. Riccardo, il livello del Top 12 e soprattutto i ritmi non sono tali da permettere di esprimersi a livello da nazionale. Si è visto nel recente passato, con le eccezioni convocate direttamente dal Top 12. I passaggi obbligati Top12-Pro14-Nazionale sono dettati dal livello dei vari campionati. E’ come se nel calcio o nel basket ci si scandalizzasse che non vi sono giocatori in nazionale provenienti dalla Serie B o dalla Serie A2.

      1. Grazie. Quindi la tua risposta è che in TOP12 non c’è un giocatore che possa meritarsi la nazionale. Questo significa che il nostro potenziale sono 2 squadre?

        Beh mi pare ovvio che siamo zoppi, ma anche solo statisticamente parlando.

  8. Quando qualcuno di diverso dai soliti noti voleva levare il giochino Accademia, Calvisano, Zebre che hanno fatto tutti? Hanno massacrato la via indipendente che cercava una propria identità. Non sapevate che le vecchie Zebre sono morte per questo? Chi dice per motivi economici, si rilegga quello che è scritto nell’articolo. Così capirà.

  9. “Anche se sappiamo che Gavazzi non si lega le cose al dito”.

    sei più str.nzo di me quando ti ci metti… e per me è un complimento 🙂

  10. Con tutti i dovuti distinguo del caso, ma non mi pare che un Warren Whiteley abbia delle dimensioni colossali e, sparandola grossa, nemmeno Kieran Read è un 195×120. Giammarioli è sicuramente talentuoso, Steyn in Giappone ha fatto il suo, Tuivati ha avuto il premio fedeltà dopo la raccolta punti Calvisano+Zebre (non si critica la persona eh…) ma un 8 pronto dopo Parisse, Barbini a parte, io non lo vedo

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