Follie ovali: Marler “Mi facevo squalificare per l’ansia”

L’ex pilone inglese ha confessato che cercava di farsi qualificare per evitare le convocazioni in nazionale. Per poi smentire.

L’ansia da prestazione, lo stress di una chiamata dall’Inghilterra, la paura di scendere in campo in un test match internazionale. A vivere quest’angoscia, però, non un ragazzino alla prima convocazione, ma un uomo grande e grosso come Joe Marler. Uno con la faccia da cattivo, e una reputazione all’altezza, ma che di fronte all’idea di andare in trasferta con la nazionale si spaventava.

“L’ansia che provavo nel sapere di dover lasciare la mia famiglia (per andare in ritiro con la nazionale) si manifestava nel concedere più calci di punizioni, nel cercare cartellini gialli o rossi. Perché se avessi preso una squalifica, quella sarebbe stata una facile via di uscita senza fare casino” ha confessato il 28enne pilone degli Harlequins, che pochi giorni fa ha annunciato il ritiro dal rugby internazionale.

Queste le parole di Marler a The Rugby Pod. Parole che, però, poi lo stesso pilone ha cercato di ridimensionare su Twitter, forse avendo capito che ammettere di aver commesso volontariamente dei falli per venir squalificato non era molto sportivo. “Vorrei chiarire le mie dichiarazioni su @TheRugbyPod questa mattina, che sono state prese fuori dal contesto. Non ho mai deliberatamente fatto nulla su un campo da rugby – o fuori di esso – per ottenere una squalifica. Stavo semplicemente riflettendo sul mio comportamento irrazionale quando i raduni con l’Inghilterra stavano incombendo e cercando di far capire un po’ meglio le mie azioni” ha twittato.

Foto – Instagram/joemarler17

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