Top 12: Marusso, tra permit player e contributi

Il presidente del San Donà e portavoce della “Lega di Top 12” parla di presente e futuro.

Dove sta andando il Top 12 italiano, cioè l’ex Eccellenza, cioè il massimo campionato italiano di rugby? Una domanda cui da tempo si cerca risposta, con il campionato italiano nel guado tra l’eccellenza celtica e il dilettantismo. E oggi a parlare è Alberto Marusso, presidente del San Donà e portavoce della Lega dei club che – prima o poi – nascerà. Ecco le sue parole a Il Gazzettino.

Tema caldissimo quello dei permit player, con la Federazione che nelle interviste si appropria di una politica che, invece, è prettamente privata. Come sottolinea Marusso, che evidenzia anche la grave assenza ancora presente nel famoso “ascensore” tra Pro 14 e Top 12. “Per quelli “a salire” i club sui propri tesserati trovano singoli accordi con Treviso o Zebre. Due le tipologie: i giocatori che si allenano in franchigia fino al mercoledì, poi se non utilizzati tornano per il campionato; quelli chiamati al bisogno nelle finestre internazionali. Fatto 100 il costo stagionale dell’atleta, franchigia e club si accordano sulla rispettiva percentuale di compenso da corrispondere – dice Marusso, che poi sottolinea come il vero problema sia quello dei giocatori celtici che non possono giocare nel Top 12 –. Ancora nulla di fatto. Nel Munster quando uno non gioca in Pro 14 scende automaticamente nel club e lo fa in campionato. Da noi no, purtroppo c’è la barriera culturale del doppio tesseramento da abbattere. Noi abbiamo proposto di creare una lista stagionale di giocatori autorizzati a scendere dal Pro 14. Dare ai club di Top 12 la possibilità di chiederne due e di poterne mettere a referto uno a partita durante tutto il torneo, tranne le fasi finali. Ora la decisione spetta al consiglio federale”.

I club, inoltre, quest’anno avranno meno soldi dalla Fir, “restano complessivi della scorsa stagione, spalmanti su 12 squadre invece di 10. Circa 170 mila euro a testa di base, invece di 190, più i premi invariati”, mentre la famosa Lega dei club è ancora lontana a nascere. “Stiamo valutando lo statuto. Alla riunione dopo le ferie discuteremo sul punto decisivo: darci identità giuridica e partita Iva. Tutti inoltre hanno già dato la disponibilità economica di metterci qualcosa. Prima facciamo il passo e prima cominciamo”.

Foto – Stefano Delfrate

5 commenti su “Top 12: Marusso, tra permit player e contributi

  1. Beh i club si facciano, e velocemente, la lega e la smettano di belare.
    Nel calcio conta la lega mentre la federazione poco più di una mazza.
    Mi sorprende che giornalisti di rugby abbocchino a questa continua tiritera.

  2. A parte l’eleganza dei commenti, a me non pare che Marusso dica delle fesserie ma banali verità. La soluzione pp è privatistica e, anziché spacciarla per federale, la FIR mettesse mano al doppio tesseramento per consentire il percorso inverso ai giocatori delle celtiche poco impiegati o da finire di recuperare. Nel frattempo redistribuisce al ribasso il contributo di iscrizione che è uguale per tutti, ma non tocca i premi insensati alle prime 4 che tanto bene han fatto al nostro domestico e al prestigio europeo. Tanto per dare un bel segnale di innovazione e una mano alla competitività del campionato.

  3. Il rugby italiano imploderà dal basso, dagli arbitri che non si presenteranno più la domenica, ai presidenti che non iscriveranno più le squadre, preferendo magari un campionato uisp, per finire con i genitori che non porteranno più i figli al minirugby.
    Si sta ancora a parlare di lega, pp ed altre menate, importanti per carità, ma talmente banali che ci si sta dietro da 10 anni…

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