Italrugby: perché vincere in Giappone è l’unica opzione

A differenza di quanto accaduto fino a oggi, le buone prestazioni in terra nipponica non bastano.

Vincere. E’ la parola d’ordine tra gli azzurri in questi giorni che precedono il doppio test match contro il Giappone. Vincere è quello che vuole Conor O’Shea, vincere è l’obiettivo di capitan Ghiraldini e vincere per vendicare Tokyo è il mantra di Tommaso Allan. In questo giugno, infatti, vincere è l’unica opzione sul tavolo. Ma non è facile.

Le dichiarazioni di queste settimane sono molto diverse da quelle che precedevano il 6 Nazioni o i test di novembre. Il refrain di Conor sulla prestazione è stato messo in soffitta (momentaneamente), lasciando spazio all’obiettivo primario, cioè vincere. E qui non è solo una questione semantica, perché battere il Giappone – seppur in trasferta e nonostante i nipponici ci precedano nel ranking – è diventato un must per continuare il percorso intrapreso.

Durante la gestione O’Shea, infatti, sono arrivate solo quattro vittorie. Le due nel tour estivo d’esordio contro USA e Canada, poi il colpaccio Sud Africa a Firenze nel 2016 e, infine, le Fiji a Catania lo scorso novembre. Il resto sono stati solo ko. E negli ultimi due anni, giustamente, si è messo l’accento sulla prestazione tanto voluta da COS, con la giustificazione (legittima) che – escluso il ko con Tonga – le avversarie sono sempre state di un livello superiore a noi.

Certo, la Francia di quest’anno non era invincibile e si sarebbe dovuto fare meglio, ma restano i Bleus. Certo, alcune partite sono state giocate proprio male, ma altre hanno mostrato e dimostrato il lavoro fatto dallo staff del ct irlandese. Ma ora è il momento di passare all’incasso del lavoro fatto negli ultimi 24 mesi.

Lo abbiamo già detto più volte: le sfide contro Giappone e Georgia sono il giro di boa più importante del rugby italiano degli ultimi anni. Vincere significa porre un chiaro tassello sullo scacchiere ovale mondiale: “Ok, i migliori sono ancora lontani, ma sotto l’élite ovale ci siamo noi” è il messaggio che ne uscirebbe. L’Italia resta nel purgatorio, tra il paradiso dei migliori e l’inferno dei tier 2, ma ci resterebbe con la convinzione che la strada verso il paradiso è più facile di quella verso gli inferi.

Perdere, invece, aprirebbe un dibattito feroce attorno all’intero movimento, metterebbe sul banco degli imputati la gestione azzurra di Conor O’Shea, ma anche l’intera politica federale. E darebbe una brutta botta alla già labile credibilità azzurra a livello mondiale. Come difendere lo status quo quando chi bussa alla porta del 6 Nazioni ci batte? Come difendere lo status quo quando si continua a perdere? Insomma, parliamoci chiaramente: in Giappone vincere è d’obbligo. Ma non è scontato, perché i nipponici sono pericolosi e in crescita. Non è scontato, dunque, ma è fondamentale.

Foto – Instagram/italrugby

3 commenti su “Italrugby: perché vincere in Giappone è l’unica opzione

  1. Vincere è importantissimo per tutti i motivi indicati nell’articolo.
    Aggiungerei che queste due partite serviranno anche a capire se questi uomini hanno la capacità mentale, oltre che tecnica, di affrontare un incontro in cui non c’è l’alibi e/o l’attenuante degli avversari obiettivamente più forti. Incontri che potrebbero procedere punto a punto, pertanto la tenuta mentale sarà determinante, come sempre d’altronde, ma non per evitare una imbarcata ma per vincerla la partita.

  2. Non solo non è scontato, ma per me è pure difficile. I nostri non sono mai stati dei “mostri” nel saper vincere le partite alla portata, è l’exploit, l’estemporaneità della cosa che ci ha caratterizzato molte volte (e non solo nel rugby), ma questo deriva anche dal non avere una base solida, obiettivi chiari e una programmazione come si deve. Detto questo, son da vincere, poche storie, siamo al 6N da 18 anni. Vero è che loro stanno crescendo molto col SR, hanno diversi equiparati che sanno giocare decisamente bene, e sono in piena stagione. Da capire se si salirà sul carrozzone delle responsabilità solo in caso di vittoria o meno (sappiamo già la risposta…)

  3. come la prima sconfitta contro il giappone un paio di anni fà squarciò il velo delle difficoltà reali azzurre, a proposito delle scuse “ma noi giochiamo solo con i grandi”, aprendo, di fatto, la nostra crisi peggiore, così quest’anno questo doppio impegno toglierà il velo su questa nuova italia, vincere o essere lì a giocarcela punto su punto, significherebbe che il lavoro fatto stà funzionando, perdere che ci stanno prendendo bellamente in giro; avere una certa prestazione generale e dei singoli significherà che COS non c’entra più di tanto e che stà facendo il suo lavoro, altre che, almeno per il campo, non è il salvatore che ci hanno venduto, se, pur vincendo, certi singoli saranno sotto “rate” di prestazione, magari regalandoci difficoltà evitabili, ci dovranno spiegare la ratio delle loro scelte; in questo tour la parola d’ordine è una sola: vincere (scusate la citazione, ma ci stà troppo bene), perché altrimenti troppi nodi verrebbero al pettine e qualsiasi nota esplicativa aprirebbe un vaso di pandora che farebbe male, molto male, vincere, almeno, lascerebbe questi problemi ancora nell’aria, ma potendoli gestire ancora sottotraccia

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