Intervista: Maria Beatrice Benvenuti tra rugby rosa in crescita e hater imbecilli

Ieri a Milano R1823 ha incontrato l’arbitro internazionale e abbiamo parlato di presente, futuro e (ahimè) passato.

Ieri a Milano, al Mudec, si è tenuto un convegno su “Donne Di Sport”, iniziativa de Il Sole 24 Ore e Alley Oop per il lancio dell’omonimo e-book “Donne di Sport” scaricabile gratuitamente qui. Tra le ospiti le campionesse olimpiche Elisa Di Francisca e Arianna Fontana, oltre a Cecilia Zandalasini, Sara Cardin, Monica Boggioni, Sara Gama e Maria Beatrice Benvenuti. E con l’arbitro azzurro a fine convegno abbiamo fatto una bella chiacchierata.

Il rugby femminile sta crescendo tanto da un punto di vista mediatico e non solo. Finalmente non siete solo “buone per il terzo tempo” come disse un personaggio ahimè importante dell’ambiente ovale, ma siete prese in considerazione per quello che valete. Come arbitri e come giocatrici.

Sì fortunatamente stiamo dimostrando che non siamo buone solo in cucina per il terzo tempo, ma siamo brave anche in campo, con il fischietto o con la palla in mano. E’ bello vedere come il gap con i maschi che si è colmato in maniera pazzesca. C’è da aver paura, agli ultimi Mondiali ho visto squadre che darebbero filo da torcere alle nostre maschili. E’ bello vedere come i sacrifici e il lavoro che c’è dietro a un progetto al femminile stiano dando risultati e soprattutto vengano riconosciuti. Perché è frustrante lavorare bene e non veder riconosciuto il nostro lavoro e il nostro valore.

E molti dimenticano che voi, arbitri e giocatrici (in tutti gli sport in Italia, ndr.) non siete professioniste.

Esatto, noi non siamo professioniste, siamo dilettanti. Con tutti gli impegni internazionali che abbiamo, gli allenamenti, le partite, il tempo e il lavoro che dedichiamo riceviamo la diaria, il rimborso spese e basta. Almeno che ci sia riconosciuto in campo. E’ bello vedere la nazionale arrivare dove è arrivata.

Come dici giustamente tu, in questi anni il livello è cresciuto enormemente. Alcuni anni fa era ‘uno sport diverso’, oggi la qualità del rugby femminile è decisamente cresciuto. Voi arbitri donne partite dalle giovanili e dal rugby femminile, la crescita qualitativa del rugby femminile aiuta anche voi arbitri?

Sì, sicuramente colmare questo gap a livello di genere fa tanto anche per noi arbitri. Fino a quest’anno arbitravamo a livello internazionale solo donne, ora le cose stanno cambiando. Ma arbitrare uomini o donne è diverso, a livello di gioco, di impatto. E vedere questo gap colmarsi vuol dire che anche tu arbitrando le donne sei preparata ad arbitrare gli uomini. E questo vuol dire crescere a livello tecnico e fisico e sei vista come arbitro.

Tu puoi vantare un’Olimpiade, unica italiana nel rugby oggi (e mi sa anche domani…), due Mondiali femminili e quest’anno il 6 Nazioni femminile. Insomma, come arbitro a livello femminile hai fatto tutto ciò che si può fare. Come sogno, immagino, ci sia arbitrare un 6 Nazioni maschile o, per lo meno, un giorno vedere un arbitro donna al 6 Nazioni o ai Mondiali degli uomini.

Di obiettivi ne ho raggiunti tanti, di tappe ne ho bruciate tante. Sono la più giovane a livello internazionale, sono un po’ la cucciola del gruppo, ma vedere come Joy Neville o Alhambra Nievas, la spagnola – che forse è una realtà più vicina alla nostra, anche politicamente -, sono già a un livello superiore ti dà fiducia. Lo pongo come obiettivo di arrivare a livello internazionale a livello maschile, ma bisogna essere realistici e oggi so che è impossibile. Non so se ci arriverò io, o altri, ma sarei comunque felice perché saprei che nel mio piccolo ho aperto alcune porte per arrivare lì. Ma serve il supporto di tutti, un supporto che a volte manca, va detto.

Purtroppo, e bisogna tornare a un tema che so che non ami, torniamo a due anni fa e a quella follia vergognosa che ti ha visto tuo malgrado protagonista. Sei diventata ‘famosa’ anche fuori dai confini ovali per quell’aggressione subita in campo. E purtroppo, vivendo i social, so benissimo come molte persone ti accusano di aver ‘sfruttato’ quel fatto per avere esposizione mediatica, molti hater che dicono che fai la protagonista. Insomma, avresti preso una “tranvata” nella schiena per farti bella. Cosa provi quando leggi queste cose?

Come dico sempre il mio percorso non è mai stato rose e fiori, ma come mi disse un arbitro internazionale ‘Beatrice stai attenta, preparati, perché più salirai più darai fastidio alle persone e l’invidia è la prima cosa’. E quello che racconti tu ne è l’esempio, c’è tanta invidia purtroppo ed è più semplice essere invidiosi di qualcuno che fa bene il suo lavoro piuttosto che pensare a cosa sta facendo. E’ facile nascondersi dietro uno schermo, scrivere commenti, senza guardare cosa faccio. Molti si riempiono la bocca di cose che non sanno neppure. Sono cose che danno fastidio, ovviamente, perché sono umana pure io, ma ci fai il callo. Mi fermassi di fronte a queste persone non andrei più avanti. Anzi, dico loro grazie perché è uno stimolo in più, perché da sempre ho imparato a crescere prima dalle critiche piuttosto che dai complimenti. E a chi dice che sono diventata famosa per il placcaggio che ho subito, beh, mi spiace per la parola, ma è un imbecille. Vorrei vedere lui o sua figlia subire quello che ho subito io, che più che fisicamente è stato duro emotivamente dopo. Cosa direi loro? Venite a dirmi queste cose in faccia, sediamoci e parliamone, perché sono sempre aperta a discuterne. Le critiche mi piacciono, ma faccia a faccia.

6 commenti su “Intervista: Maria Beatrice Benvenuti tra rugby rosa in crescita e hater imbecilli

    1. Anch’io. E non solo perché peggio di quel che c’è non può fare. A Limerick sabato puntata speciale di scherzi a parte.

      1. è assurdo fare distinzione di sesso per gli arbitri…
        abbiamo dovuto aspettare quest’anno per vedere una donna arbitro nel Trofeo Eccellenza (tuttavia le hanno affidato un’inutile partita tra Mogliano e San Donà a giochi già fatti, dove hanno pure schierato le riserve)… ma se quella brava pare essere la Benvenuti perché non la si fa arbitrare il nostro massimo campionato?
        Obiettivamente Benvenuti e Munarini non possono far peggio dei loro colleghi di “prima fascia”…

  1. Bravissima, bella intervista! Io sono uno di quelli che sarebbe disposto a dirle due parole in faccia, seduti ad un tavolo…Beatrice preferisci un rosso o un bianco? Bollicine?
    Per i detrattori, forse è il caso di ricordare che la s.ra Benvenuti fece scalpore all’epoca dell’aggressione -di questo si trattò- perché avvenuta a discapito di un arbitro già affermato e con un gesto vigliacco. Certo non è diventata famosa per quel fatto, già lo era.

  2. In giro c’è ancora chi difende l’aggressore di Benvenuti, giustificando il suo “blackout di pochi secondi”. Spero che a Vicenza non l’abbiano fatto rientrare dalla porta di servizio come allenatore o dirigente.

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