Tonga: le donne non giocano più a rugby

Il governo del Paese pacifico ha vietato il rugby e la boxe alle donne. Ed è polemica.

Preservare la dignità delle donne tongane e difendere i valori della cultura del Paese. Con questa motivazione il governo tongano ha decretato che le ragazze e le donne tongane non possano più giocare a rugby o boxare. Una legge che, però, ha sollevato giustamente forti polemiche, con molte donne di sport e politica che hanno contestato quella che appare una legge discriminatoria e fuori dai tempi. E che in un’epoca di #metoo suona ancora più folle.

A firmare la legge, il ministro Penisimani Fifita, con motivazioni e spiegazioni che non hanno certo convinto molti e che hanno portato ad alzare la voce, tra le altre, alla campionessa olimpica neozelandese Valerie Adams, che ha origini tongane. La campionessa di getto del peso (sport che, probabilmente, nella concezione governativa tongana sarebbe da vietare alle donne, ndr.) ha dichiarato, infatti, “Secondo questo modo di pensare, una donna orgogliosa delle sue origini tongane come me non avrebbe potuto mai raggiungere la posizione che ha raggiunto. Le donne tongane devono essere libere di scegliere la loro strada. E il rugby, come qualsiasi altro sport, dovrebbe essere praticato dalle donne”. Per la Adams il provvedimento è “una interpretazione sbagliata e ottusa della cultura”.

Ma mentre infuria la polemica, la certezza è che a una squadra di touch rugby femminile della Tonga High School della capitale Nukualofa è stato vietato di partecipare a un torneo. Torneo dove le ragazze erano le uniche tra coetanei maschi e che, però, hanno dovuto rinunciare. E qualcuno ha fatto notare che, se questa legge vuole difendere i valori della cultura tongana, allora forse il governo reputa che la discriminazione faccia parte dei valori e della cultura del Paese.

Foto – Instagram

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