Italrugby, come sta il movimento secondo l’opposizione

R1823 ha intervistato Riccardo Roman, presidente di Pronti al Cambiamento, che analizza l’ultimo 6 Nazioni.

Il 6 Nazioni è finito ed è il momento di tirare le somme. Da parte di Conor O’Shea, sicuramente, così come da parte della Fir. Ma a guardare ai risultati c’è anche chi, in questi anni, è sempre stato critico nei confronti dell’operato di Alfredo Gavazzi. Come Pronti al Cambiamento, l’opposizione all’attuale gestione federale. Per capire come “gli altri” vedono la situazione azzurra abbiamo sentito Riccardo Roman, presidente di PaC. Con lui si è partiti dal 6 Nazioni appena finito per parlare di lui e, soprattutto, del futuro del rugby italiano.

Come vede il movimento oggi?

L’ultimo 6 Nazioni è la conferma della crisi, come già tu hai mostrato con i numeri del Torneo che hai pubblicato nei giorni scorsi. Da fuori quello che vedo è un ambiente che vive di rendita di posizione. C’è troppa gente che non risponde dei risultati del proprio lavoro, sono inamovibili e nessuno pone dubbi sul loro lavoro. Sono convinto, per esempio, che Conor O’Shea abbia un progetto a lungo termine, ma è evidente che il suo progetto sia limitato da ciò che lo contorna, da questi elementi che da anni non rispondono della gestione del movimento.

Quali sono i problemi della gestione?

Il motivo di fondo, come già detto, è che chi ha in mano questo sistema lo gestisce in maniera chiusa, senza trasparenza e senza che i risultati portino a premiare chi lo raggiunge, o a rimuovere chi questi risultati non li raggiunge. Finché non si cambia ciò è difficile sperare che cambi qualcosa, O’Shea o non O’Shea. Proprio questa è la nostra idea, la nostra proposta: superare le vecchie logiche, abbattere gli steccati, che si torni a parlare e a puntare a un obiettivo di crescita che, però, va fatto partendo dalla meritocrazia.

Qual è, quindi, la vostra proposta?

Noi, come PaC, continuiamo a esserci e a lavorare sul territorio, operiamo in modo imparziale. Quello che vediamo, però, è un problema sportivo, gestionale e finanziario che rende già miracoloso che si giochi ancora a rugby, non tanto che si possa sperare di vincere. E’ su questo che vogliamo lavorare nel futuro prossimo, ma serve la volontà di andare oltre di tutto il movimento, anche di chi alle ultime elezioni ha votato Gavazzi. Noi vogliamo ragionare con tutti con il solo obiettivo di superare i problemi evidenti che ci sono oggi.

Lei è poco noto nell’ambiente. Ci parli di lei. Come è finito a fare il presidente?

Per caso, tutto nasce da rapporti d’amicizia personale con Marzio e Corrado Covi. Da appassionato ero stanco di vedere questo nostro movimento sempre più fiacco e triste e ho scoperto che Marzio si stava candidando. Siccome ho avuto in passato esperienze di organizzazione politica mi sono offerto per dargli una mano. Ho iniziato così a partecipare alle riunioni di PaC e ho iniziato a conoscere questo mondo. Finite le elezioni si è deciso di strutturarci per andare oltre a un semplice gruppo elettorale e a quel punto mi hanno chiesto di mettermi a disposizione, per avere un presidente ‘più libero’ rispetto a chi è interno alla struttura federale, con vari ruoli.

Come mai questa scelta? Cosa vuol dire ‘più libero’?

Semplice, perché in questo mondo purtroppo non si può parlare, non si possono avere informazioni su come vanno le cose e non si possono diffondere notizie. Avere un presidente come me significa poter parlare senza venir citato ogni volta e avere un presidente che non ha paura a esporsi.

State già pensando alle prossime elezioni?

Io sono convinto che di opzioni future ce ne sono tante, ma non stiamo ancora pensando a possibili candidati presidenti. In primis perché la nostra forza è il gruppo, non l’individuo, poi perché è ancora troppo presto per ragionare su nomi. Siamo, però, convinti di una cosa: le poche cose fatte in maniera logica in questa seconda gestione Gavazzi sono proposte fatte da PaC, magari poi concretizzate male o per motivi diversi (vedi economiche, ndr.) da quelli per cui noi le avevamo proposte, ma le azioni intraprese dalla Fir negli ultimi due anni sono copiate dal programma di Innocenti. E su questo il movimento dovrebbe farsi delle domande.

3 commenti su “Italrugby, come sta il movimento secondo l’opposizione

  1. In effetti…penso sia sotto gli occhi di tutti (anche di chi non vuol vedere) che le modifiche attuate finora non rientravano certo nel piano programmatico presentato da Gavazzi.
    Certo, arriverà qualcuno ad aggirare che è nota di merito x Gavazzi aver rivisto certe sue posizioni, ma,allora forse sarebbe meglio provare a puntare su chi ha portato avanti quelle giuste proposte.

  2. Ma chi è Roman? Non sapevo ci fosse un presidente nella ppposizione che era guidata da Innocenti nel 2016. Comunque ricordo che Gavazzi voleva portare a 50 i centri di formazione e poi li ha azzerati così come accademie ecc ecc. Gavazzi speriamo se ne vada e speriamo di vedere qualcuno che possa cambiare le cose

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