L’Italia? Meglio aver perso con la Scozia…

Paolo Wilhelm, aka Il Grillotalpa, ci spiega perché una vittoria sabato sarebbe stata pericolosa.

Probabilmente non sarò molto popolare ma credo che il ko con la Scozia alla lunga ci farà meglio di quanto non ci avrebbe fatto una vittoria. Fermi tutti: vincere non mi fa schifo, tutt’altro, però cerchiamo di essere un po’ freddi e razionali, di usare il buon senso. Il nostro Sei Nazioni di quest’anno ci dice che nel complesso qualche passo avanti rispetto al 2017 è stato indubbiamente fatto ma abbiamo comunque infilato la 17a sconfitta consecutiva, sono tre (lo scrivo pure in numero: 3) edizioni abbondanti che non vinciamo una partita e mi chiedo se questa cosa nella secolare storia del Quattro/Cinque/Sei Nazioni sia mai accaduta.

Una vittoria contro la Scozia sarebbe stata brandita come una mascella d’asino come fece Sansone contro i Filistei per dire che tutto sommato va bene così, che era la prova provata che nonostante i gufi di professione da noi le cose iniziano a funzionare davvero. Continua a leggere su Il Grillotalpa.

3 commenti su “L’Italia? Meglio aver perso con la Scozia…

  1. 0 (zero) d’accordo. Più o meno come tagliarselo per far incazzare la moglie. Questa eccessiva attenzione a quel che dicono i poveri di spirito è non solo una roba da astronomia dell’ombelico ma una spia inquietante di quanto nel nostro rugby siamo sempre più una conventicola di comari autoreferenziali. C’è chi dice che chi critica gode quando si perde? E chissenefrega, trovi un bravo psicoterapeuta e rompa i maroni a lui. Qualcuno (sempre di quelli sopra) avrebbe sciolto peana e sbertucciato il resto del mondo, quello che non soffre di disturbi della personalità? Psichiatra subito, così comincia gli psicofarmaci senza passare dal via. Io sarei stato felice della vittoria, molto, ma di certo non sarebbe cambiato il personale giudizio su un 6N del tutto negativo. Prima di cominciare avevo scritto che, dopo due anni, per darne un giudizio positivo mi sarei aspettato due cose: la principale una continuità di prestazioni, la secondaria i punti a fine torneo con almeno una vittoria. Mi pare che siamo a zero, e una vittoria (o una buona prestazione, cambia niente) con la Scozia sarebbe stata la conferma che quanto a continuità siamo sottozero. Che vuol dire punto e daccapo rispetto a dove ci aveva lasciato Mallett prima del corso di latinorum. A perdere può godere giusto chi fa parte della solita categoria di cui sopra. Con tutta la stima per Paolo

  2. ciao mal…
    io invece l’articolo di Paolo lo condivido, perché alla fine dice le stesse cose che dici tu: la realtà è che c’è gente che prova a vendere come evidenti segni di miglioramento il fatto che la nazionale abbia segnato più mete della Scozia nel torneo, figurati se ci scappava anche la vittoria (difficile dimenticare certe dichiarazioni post edimburgo 2015)… io di mio preferireri aver vinto tre partite tra cui una con l’inghilterra come hanno fatto loro… sull’autoreferenzialità del nostro piccolo mondo cosa vuoi che ti dica, secondo me il discorso di Paolo non era diretto alle comari, ma direttamente all’ufficio stampa della federazione e sue emanazioni…
    dei pasdaran (vecchi e riconvertiti) del gavazzismo nessuno sente la mancanza…

  3. Oh, frac, a me frega niente delle comari ma ancor meno dei tromboni e pifferai federali. Mi viene naturale sentirmi male (e bene) come un giocatore (o un coach): per me contano loro e il resto mancia. Qualsiasi nave trasporta lavoratori, brava gente, lazzaroni e pantegane: sono molto triste per averla persa, e credo che vincerla avrebbe fatto benissimo al rugby italiano.

Rispondi