Zebre, si torna a parlare di Roma (o Milano)

Sul Corriere dello Sport torna d’attualità il trasloco della franchigia federale.

Zebre a Roma, o a Milano. Un refrain che si sente da anni e che viene chiesto a gran voce dai soci celtici, che per questioni di sponsor, tifosi e appeal vorrebbero che in Italia fossero coinvolte le metropoli piuttosto che la seppur bella provincia del Belpaese. E oggi sul Corriere dello Sport si riporta in auge la voce che vuole i bianconeri nella Capitale entro due anni.

Roma in pole position rispetto a Milano per mere questioni infrastrutturali – cioè a Milano non esiste uno stadio adatto – e con la Federazione che sarebbe felice di portare la propria franchigia ‘a casa’. Secondo Francesco Volpe il trasloco è stato chiesto la scorsa primavera quando i celtici hanno deciso di dare una nuova chance al rugby italiano nel Pro 14, ma mettendo dei paletti. In particolare quello della location. E, ancora una volta, i soci (in particolare i neoentrati sudafricani) hanno fatto i nomi di Milano e Roma.

I dubbi, però, sono ancora tanti. Perché se Milano è indietro (ma, attenzione, i progetti sull’ex area Expo potrebbero regalare sorprese, ndr.), non è che Roma abbia uno stadio già pronto. Si parla del Tre Fontane, ma solo ‘ad interim’, aspettando di capire quale sarà il destino del Flaminio, il cui stato d’abbandono è sempre più evidente e che negli ultimi mesi è tornato agli onori delle cronache solo per il ritrovamento di un cadavere e non certo per progetti di rilancio seri. Insomma, tante voci, molte richieste, ma anche molti, molti dubbi.

11 commenti su “Zebre, si torna a parlare di Roma (o Milano)

  1. Sta storia dello stadio ha un po’ rotto, nel senso se uno vuole lo stadio lo tira su (avete visto il Cagliari calcio col suo stadio “smontabile” nell’attesa di costruirsene uno nuovo? Ti prendi una cosa del genere, 5000-7000 posti e parti, almeno fino a capire se l’idea di Roma/MIlano ha senso). Se poi questo servisse davvero per provare a dare nuovo slancio al rugby italico (e a levarci sta tassa di iscrizione al Pro14 che potrebbe essere reinvestita nella formazione allenatori dei Cdf e Accademie) ben venga.
    Il Flaminio stendiamo un velo pietoso, never ending story…

    1. Ovviamente Duccio non davo a te di “quello che rompe”, ce l’ho col fatto che la questione infrastrutturale (in un paese che comunque da questo punto di vista ha enormi deficienze) se si vuole la si supera. Sono altri gli ostacoli da considerare secondo me.

      1. Likmark, chissà se pensiamo agli stessi, tipo interessi personali di qualcuno, la poca voglia di far emergere veramente il rugby in Italia di altri, l’incapacità di altri ancora.

  2. Mi raccomando: non diamo senso di continuità all’esperimento Zebre se no rischiano di lavorare sereni e magari, chessò, migliorare.

    1. Non era accaduta la stessa cosa nel cambio Aironi-Zebre? Spostamento da Viadana a Parma.e difficoltà nel fare risultato all’inizio,dopo che gli Aironi avevano sì chiuso la stagione ultimi,ma con quattro vittorie

  3. Solite chiacchere: mancano le infrastrutture ( stadio e campo di gioco, campi di allenamento etc.). Tutto il resto e la solita fuffa ! ( Però se il CONI decidesse una volta per tutte di trovare una soluzione per il FLAMINIO. . . .)

  4. io credo che il trasferimento delle Zebre a Roma deve essere considerato una priorità tecnica, mi spiego: occorre legare le franchigie ad un bacino di utenza, e non mi riferisco agli spettatori ma alle squadre con i relativi giocatori esistenti sul territorio, come accade in tutto il mondo “celtico”. Le franchigie del Pro14 non devono essere concorrenti delle società che sono in quel territorio, ma il punto d’unione, il target di riferimento dei propri tesserati. La leva non deve essere il business (che sia chiaro è importantissimo) ma lo sviluppo del sistema. Sia chiaro, anche Milano va bene se la finalità da conseguire è la stessa. Così come in Veneto (avevo letto che c’era la volontà di creare in pianta stabile una franchigia espressione della regione, “I Dogi”).
    Ma questa è solo la mia opinione.
    Poi se c’è la volontà un posto dove giocare si trova.

    1. d’accordo quasi su tutto ma:
      come nella pallavolo, al momento il rugby sovente non è espressione dei grandi centri urbani.
      a Roma e Milano si potrebbe costruire “strutture sociali” che uniscano nella vita dei ragazzi la scelta del rugby e lo studio necessario a non farne dei disadattati -Cuttitta docet- ma non mi sembra che questo interessi chi di dovere
      mi piaceva l’idea dei Dogi fino a quando non ho sentito al Monigo un tale che si vantava di aver registrato il marchio, e che qualora fosse nata questa franchigia lui ne avrebbe tratto ovvi benefici. Italica tristezza.

  5. Ma nessuno si chiede perche un tifoso delle zebre debba farsi 3 ore di macchina per andare a tifare la propria squadra ! Voi lo fareste ? E uno di Roma andrà allo stadio a tifare Parma ? Perche nessuno parla della mancanza di professionalità del mondo rugby italiano nel non voler preparare dei veri professionisti fra allenatori e arbitri siamo a livelli bassissimi quasi dilettantistici é un vero peccato per tutti i tifosi e per chi come me che ha un figlio che da 4 anni gioca a rugby “bene detto dagli altri ” e non sa come spiegargli che il suo futuro sportivo sara in salita

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