Italrugby: Franceschini “Il livello italiano? Incredibilmente basso”

L’ex azzurro e ct dell’Italia con Marco Bollesan ai Mondiali 1987 ha scritto a R1823.

Gianni Franceschini, ex’azzurro con 11 caps all’attivo, ex allenatore della Nazionale A/B/under 15 e Ct della nazionale alla prima Coppa del Mondo in Nuova Zelanda con Marco Bollesan nel 1987 ha scritto una lettera a R1823, che come dice Franceschini “ho scritto con il cuore, dopo aver visto l’incontro Fiamme Oro Vs Lafert San Donà del 25 febbraio 2018 a Rovigo”. Eccola.

“Caro Direttore,
scrivo queste sintetiche righe per amore del rugby italiano al quale ho dedicato 30 anni della mia vita.
Domenica 25 febbraio, su invito del presidente delle Fiamme Oro – dott. Armando Forgione, mi sono
recato a Rovigo con numerosi altri Azzurri ed ex giocatori delle Fiamme Oro, per assistere alla finale del
Trofeo d’ Eccellenza, ovvero Fiamme Oro Rugby vs Lafert San Donà.

Le condizioni meteo erano sicuramente dure ma non tali da giustificare delle performance atletiche
scadenti e delle competenze tecniche inesistenti, sia nelle Fiamme Oro che nel San Donà. Nulla è rimasto
dei prestigiosi atleti delle Fiamme Oro.

Ho cercato di capire, confrontandomi con gli altri Azzurri , le ragioni di questo decadimento che farà
rivoltare nella tomba Marcello Fronda- allenatore delle Fiamme Oro al massimo della loro celebrità . Fra le
molte, con Rino Francescato, ne abbiamo individuate tre.

La prima​: un numero eccessivo di giocatori stranieri in entrambe le squadre; la seconda​: come dice Julio
Velasco, c’è il gruppo ma non si vede la squadra; la terza​ e più grave: l’incapacità di comprendere il gioco,
nelle varie fasi, così come la mancanza di adeguata preparazione atletica – cosa diversa dalla quantità di
muscoli. Mancanze talmente profonde da impedire a tutti quei giocatori, in finale di Eccellenza(! ) di poter
aspirare ad una eventuale convocazione in nazionale. Anche Rino Francescato è convinto che il problema
più grosso del nostro movimento siano gli allenatori, che non hanno saputo valorizzare ed insegnare la
tecnica individuale ai giocatori. Ricordiamoci che I bambini cominciano a muovere i primi passi nei campi da
gioco già all’età di 5 anni, e non è plausibile che si ritrovino, dopo venti anni di rugby giocato, ad avere
ancora carenze tecniche e di lettura del gioco così marcate..

Siamo convinti che con una gestione del club Fiamme Oro più qualificata ed esclusivamente italiana, con
un lavoro di preparazione tecnica ed atletica adeguato ai tempi moderni , nella sede prestigiosa di Roma, le
Fiamme Oro potrebbero ritornare ai fasti del passato e diventare la terza franchigia del rugby nazionale e
contribuire alla rinascita della squadra Azzurra. Magari, come auspica Rino Francescato, dedicare
l’Accademia Ivan Francescato alla formazione degli allenatori potrebbe giovare.

Mancavo dai campi di rugby locali da qualche tempo e pensavo che la qualità generale dei giocatori si fosse
alzata, e di molto- date le disponibilità strutturali, finanziarie ed accademiche. Ahimè, ho dovuto
ricredermi!. Mi chiedo, anzi ci chiediamo noi Azzurri, quale sia stato il lavoro compiuto dalla Federazione
Italiana Rugby, a livello di club, per consentire al nostro sport di progredire e competere
internazionalmente.

Se questi sono i frutti generati da un bilancio federale 40 volte superiore a quello della prima Coppa del
Mondo (1987: ca 900mila euro; 2017: ca 40milioni di euro), dovremmo chiederci se non sia giunto il
momento di rifondare la Federazione Italiana Rugby e di rimettere in gioco quegli Azzurri che, col loro
sacrificio gratuito, ​hanno permesso di accedere al Sei Nazioni, ai Mondiali ed ai diritti televisivi.

Avremmo voluto condividere queste idee col presidente delle Fiamme Oro dott. Armando Forgione, nel
terzo tempo; purtroppo urgenti e sopravvenuti impegni lo hanno portato lontano.

Per questa ragione ci sentiamo di comunicare attraverso le pagine del suo giornale questo messaggio di
amore per il nostro sport, per le Fiamme Oro e per la Nazionale Azzurra.

Grazie per l’ospitalità che ci vorrà dare. Gianni Franceschini”.

8 commenti su “Italrugby: Franceschini “Il livello italiano? Incredibilmente basso”

  1. diciamo che se si sono accorti solo ora del livello, sono stati parecchio distratti…la domanda è, quale soluzione?
    Scendere in campo e metterci la faccia politicamente? tornare in campo e mettersi alla prova?
    Il problema è più profondo, anche di tipo politico, chi nei programmi elettorali ha parlato di rilancio dello sport in Italia e nelle scuole?

  2. Beh, caro Franceschini, con tutto il rispetto, se dopo aver visto Irlanda-Italia e Francia-Italia hai dovuto vedere San Dona-FF. OO., per renderti conto di alcune lacune del rugby italiano……….. Auguri.

  3. Si vede che Franceschini non legge i blog 🙂
    Scherzi a parte, i problemi ci sono, da anni, per quanto mi faccia “piacere” che anche ex azzurri (e con una storia di peso) se ne siano accorti (non discuto dei tempi o dei modi), il problema è che qui se ne parla e riparla (anche se chi di dovere sembra far finta di niente), ma a farci qualcosa fa tempo ad arrivare prima Godot.

  4. Faccio sommessamente notare che gli unici professionisti al 100& sono proprio i giocatori delle FFOO, che vincono un concorso bandito dal Ministero degli Interni per fare i rugbisti con un futuro assicurato.

  5. Gli allenatori sono parte importante e su questo non è stato fatto nulla, se non dei pietosi tentativi con “le franchigie devono essere allenate da italiani”, salvo poi essere costretti dalla negatività dei risultati a cambiare e guarda caso adesso le ns celtiche vanno decisamente meglio. Guardiamoci attorno e vediamo cosa fanno le nazioni rugbisticamente più evolute.. . . .
    Per quanto riguarda la finale del trofeo Ecc. mi sembra la scoperta dell’acqua calda . . . Alle FF:OO. sono statali, dovrebbero fare solo quello, ma al solito non lo fanno. . . e guai a solo pensare di far cambiare qualcosa.
    Sembra comunque evidente che la situazione del rugby italico ( la sua gestione negli anni. . . .)sia . . . . ( usate gli aggettivi che più vi aggradano).
    Personalmente penso sia ora di cambiare tutto. . .

  6. A mio avviso è necessario patrimonializzare il know How degli azzurri più o meno senior. Senza radici non si costruisce futuro. E credo che un’iniezione di buon senso sia necessaria nelle strategie federali. Franceschini ha ragione a considerare una terza squadra oggettivamente italiana quale utile serbatoio di potenziali azzurri.
    E terza squadra, oggettivamente italiana, può essere Fiamme Oro stante la tradizione e le strutture sportive disponibili.

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