Sergio Parisse: capitano simbolo di questa Italia

Paolo Wilhelm, aka Il Grillotalpa, parla del numero 8 azzurro, un campionissimo che non ha potuto vincere.

Un campione straordinario che però – suo malgrado – ha vinto davvero poco in maglia azzurra: il 25% dei test giocati e il 15% dei match del Sei Nazioni a cui ha preso parte. E se con Galles e Scozia dovessero arrivare due ko toccherebbe le 100 partite perse (su 134 totali)

I giocatori-simbolo sono tali perché il loro valore trascende il mero aspetto tecnico, sportivo e agonistico. Diventano iconici, rappresentano un’era (sportiva) e in quanto tali diventano anche un esempio per le generazioni successive: i ragazzini vogliono diventare come quell’atleta, spesso abbracciano una disciplina proprio per seguire quel percorso sognando di ripeterne i passi.

Nell’epoca in cui viviamo, dominata dall’immagine, avere un certo tipo di rappresentazione pubblica può aiutare non poco: Martin Castrogiovanni è di sicuro uno dei nostri rugbisti più amati di sempre e di sicuro il suo aspetto ha aiutato farlo entrare nell’immaginario collettivo. I capelli lunghi, la barba e quel pizzico di pancetta che lo rendeva molto più “umano” rispetto a certi superman lo hanno fatto entrare nel cuore della gente, colpita ovviamente anche dalla sua bravura e dalla grinta con cui ha affrontato centinaia di partite.

Se però dobbiamo indicare un giocatore-simbolo del rugby italiano questi è sicuramente Sergio Parisse, atleta fortissimo e dalla classe infinita. Se fosse stato inglese, australiano, neozelandese lo avremmo visto all’opera con le maglie di quelle nazionali. Sì, anche quella degli All Blacks. Continua a leggere su Il Grillotalpa.

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