6 Nazioni: Italia, il miglior attacco è la difesa

Le prove contro Inghilterra e Irlanda hanno mostrato i limiti azzurri senza palla. Un trend che va cambiato.

La coperta, forse, è troppo corta non solo nel numero di giocatori a disposizione di Conor O’Shea, ma anche nell’efficacia dei giocatori azzurri? Un dubbio che nasce dopo le prime due partite del NatWest 6 Nazioni 2018 contro Inghilterra e Irlanda e che viene ribadito anche da Marius Goosen, il tecnico della difesa dell’Italrugby. “A novembre abbiamo fatto fatica a segnare in attacco, ora siamo più prolifici: la strada intrapresa è quella giusta, ma sappiamo che dobbiamo lavorare tanto in tutti i reparti per ottenere risultati importanti” ha detto il tecnico sudafricano. Perché è vero, l’attacco azzurro ha segnato 5 mete in due partite, con l’unica meta segnata in tre test match a novembre, ma dall’altra parte ha subito ben 15 mete, mentre a novembre erano state 9, ma con una partita in meno. Insomma, l’attacco migliora, la difesa peggiora. E questo nonostante la difesa d’ufficio di Goosen (al suo lavoro, non agli azzurri, ndr.) “La nostra struttura in difesa non è sbagliata: individualmente abbiamo commesso imprecisioni che hanno compromesso il risultato”. Insomma, errori individuali dei giocatori, ma lo schema difensivo italiano è ok. Sarà.

Statistiche chiare

Comunque, poco cambia. Il risultato è che l’Italia ha subito 15 mete, doppiando anche la seconda peggior difesa del Torneo, cioè la Scozia che ha subito solo 6 mete. 102 punti subiti in totale, praticamente gli stessi subiti assieme da Francia e Scozia (107), che sono le squadre che ci precedono. Certo, l’Italia come mete fatte è il terzo attacco del torneo, ma ancora una volta il saldo mete fatte/mete subite è negativo (-10), con solo la solita Scozia (-3) ad avere un saldo passivo nel Torneo. “A livello internazionale un piccolo errore può essere fatale. L’attenzione e la concentrazione devono sempre essere altissime” ha detto Goosen, ribadendo ancora una volta il solito concetto. Per giocarsela con le migliori l’Italia deve dare il 100% per 80 minuti, mentre le altre possono permettersi passaggi a vuoto. Certo, i primi due turni del Torneo hanno visto di fronte agli azzurri le due armate più forti e, dunque, ora le cose potrebbero almeno in parte cambiare.

Svolta a Marsiglia

E contro la Francia sarà proprio l’intensità difensiva la chiave di volta del match. Privi di Teddy Thomas per i famosi fatti di Edimburgo, i transalpini perdono colui che ha segnato tutte le mete dei Bleus nei primi due match. E i francesi si sono dimostrati squadra fisica, ma al tempo stesso sterile di idee e di guizzi, se si esclude appunto l’ala. Imbrigliare una Francia in difficoltà in campo e fuori in difesa, dunque, è il primo obiettivo obbligato per gli azzurri. “Appena terminata la partita contro l’Irlanda tutti noi avevamo in testa una cosa sola: rivedere gli errori commessi e ripartire subito” ha detto Ciccio De Carli. Frase già sentita in passato, ora bisogna che però alle parole si passi ai fatti. Fin da Marsiglia, tappa obbligata per dare una svolta al Torneo azzurro.

4 commenti su “6 Nazioni: Italia, il miglior attacco è la difesa

  1. Si diciamo che le parole di De Carli e Goosen suonano (purtroppo) come dischi già sentiti.
    Da un lato Goosen può aver ragione, si vede anche a Treviso dove un sistema difensivo c’è (che funziona decisamente meglio rispetto a Parma per per dire), ma dove spesso sono errori dei singoli (come un placcaggio lisciato o una salita sbagliata a far saltare qualcosa. Dall’altra parte è indubbio che l’Italia abbia due grossi problemi nelle letture difensive un minimo complesse (e conseguente presa di decisione del posizionamento e come intervenire), e nel riposizionamento dopo buchi o gioco rotto. E qui Goosen ci deve mettere del suo, mi spiace, l’allenatore della difesa è lui. Venter da quanto ho capito era con noi solo per consulenze “spot” di partita in partita, non per definire l’impianto difensivo dell’Italia.
    Detto questo, direi che una soluzione possibile per la nostra nazionale sarebbe tenere l’ovale, cosi si limita il possesso e il gioco altrui. Certo, poi l’ovale va saputo usare senza andare a sbattere e poco più (che coi francesi non funziona per niente, chiedere agli Irish per referenze).
    Vedremo se CO’S ha pensato a qualcosa per venerdì sera.

  2. Mi spiace ma non riesce a paicermi il discorso di Goosen.
    Occhio non faccio aprte di quelli che nelle socrse stagioni amvano smerdare Goosen (ed oggi pero’ guai a dire a o b su qualsiasi elemento dello staff) pero’ a me un allenatore che sbologna tutta la colpa sui singoli non va molto giu’. Che il sisetma difensivo azzurro non funzioni lo dicono i dati, non ci son stati 15 errori individuali sulle emte, non sono tutti errori individuali se la squadra in difesa e’ quasi sempre indietreggiante, se la difesa lascia buchi in mezzo da paura, se sui bd non e’ efficace. No mi spiace ma scaricare tutto sui singoli quando la difesa fa acqua da tutte le parti.
    Si dira’: ma Treviso con lui difende bene…si vero, pero’ oggi lo fa, ma non nelle stagioni precedenti e le critiche proprio a Goosen fioccavano da parte di diversi tifosi…solo ora sembra che il sistema difensivo sia stato digerito ed assimilato e funzioni efficacemente, e grazie anche all’inserimento di alcuni elementi di livello aggiungerei. Senza dimenticare che Treviso sul piano del gioco in generale non fa lo stesso gioco della Nazionale.
    Quindi la per me la questione per Goosen (e staff) e’ se in generale l’Italia possa permettersi di giocare come sta provando o forse debba fare un passo indietro, ripartire da una difesa solida ed efficace per poi da quello sviluppare il resto. Oggi al difesa non e’ efficace e non e’ solida, ed io resto dell’idea che l’Italia di partite al pallottoliere ne perdera’ sempre 9 su 10 contro avversari di livello uguale o superiore (che sono quelli del 6N).

  3. La vulgata è che le Zebre non abbiano difesa: ce l’hanno ed è eccellente. Ma in teoria, perché è una difesa da squadra di prima fascia che richiede non solo tecnica individuale, velocità e tenuta, ma la capacità di leggere e decidere con adeguata rapidità: quando i ragazzi sono tirati a lucido di gambe e testa i limiti individuali (soprattutto quelli del terzo tipo) restano ma gli esiti non sono disastrosi. E’ una difesa funzionale a impegnare e a influenzare le fonti di gioco altrui e ad alimentare un gioco palla in mano: come disponi gli uomini a difendere determina dove li trovi quando hai il turnover, e soprattutto quando chi e come va a sporcare e a cercarlo nei bd. Ci si lamentava del gioco di CO’S “calciagli la palla alta, lunga e riallineati”: era funzionale a una squadra non a posto fisicamente e in via di organizzazione. Allora come ora, siamo drammaticamente carenti nei bd e anche peggio sulle pulizie: alla faccia di criticare la scelta di schierare Zanni e Budd (avendo Biagi non al massimo) e dei peana sciolti per una terza linea che i limiti ce li ha, eccome. E’ una difesa ambiziosa quella che schiera CO’S, ed ha la stessa criticità di Bradley: alla 24 ore di Le Mans un’Arna non è che arrivi ultima, non arriva proprio. D’altra parte se si vuole stare tra i 10-15 dell’elite, bisogna che l’Arna diventi almeno una Giulietta. Ed è qui per provarci, se no che l’abbiamo (li abbiamo, che Catt e Venter sono mica bruscolini) preso a fare. Piuttosto, senza fasi statiche adeguate (e sarebbe meglio da qualche parte dominanti) andiamo da nessuna parte.

    1. Tutto molto condivisibile in teoria, nella pratica, mi riferisco alle Zebre, qualche piccolo cambiamento lo farei. Almeno cercare di limitare più possibile i passivi.
      Quanto a Venter, ma c’è ancora? Magari ha lasciato un programma di lavoro a lungo termine dove Goosen fa da supervisore. Goosen, non mi entusiasma, ma lo considero un formazione, assistito da ottimi maestri. Quanto a O’Shea, solo da questa settimana potrà essere giudicato con più realtà

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