Zebre: veleni e denunce per i vecchi soci

Mentre le Zebre hanno voltato pagina (troppo tardi) i vecchi amministratori sono in guerra tra di loro.

Due anni da dimenticare, buttati via. La gestione privata delle Zebre è stata una delle pagine peggiori di un rugby italiano già in crisi e la situazione è stata colpevolmente trascinata troppo a lungo nonostante la situazione insostenibile fosse chiara da tempo. Ma ora, mentre da un lato le Zebre hanno voltato pagina, dall’altra gli ex soci si danno battaglia e si rischia di finire in tribunale.

A raccontare cosa sta succedendo è la Gazzetta di Parma che racconta come le vecchie Zebre si siano spaccate e ora due gruppi si fronteggiano con accuse pesantissime. Da un lato ci sono coloro che hanno amministrato i bianconeri, cioè i due ex presidenti Stefano Pagliarini e Cosetta Falavigna e i membri del consiglio di amministrazione, cioè Daniele Margherita, Carlo Rizzardi, Ennio Speranza, Ernesto Cavatorti, Luigi Rodi, Fabrizio Nolli, Corrado Azzali. Dall’altro ci sono alcuni soci ‘di minoranza’, tra i quali spiccano l’ex presidente FIR Giancarlo Dondi, Daniele Ragone, Daniele Reverberi, Gabriele Ruffolo, Mario Percudani, Stefano Bellucci, Gianluca Fadni, Gianfranco Martino e Massimo Nonnis.

E sono questi ultimi ad accusare i primi. Da quel che scrive la Gazzetta di Parma, infatti, i soci accusano gli amministratori di aver “arrecato danno patrimoniale alla società Zebre Rugby ssd srl e ai soci” e questo quando il Cda decise “l’approvazione del bilancio, non sottoscritto dal collegio sindacale abolito in corsa dal consiglio d’amministrazione”. Una situazione che, a fine febbraio 2017, portò a perdita che sfiorava i 700 mila euro. Una spaccatura antica quella tra amministratori e soci, cioè – come scrive sempre la Gazzetta di Parma – “tra l’ala colornese e il consigliere federale Stefano Cantoni, promotore della privatizzazione e dell’azionariato popolare, e la «fronda Dondiana», estromessa, a detta di quest’ultima, grazie alla «scelta» di ridurre il numero dei consiglieri da 15 a 11 senza alcun loro componente”. Carte bollate e polemiche, dunque. Un classico per il rugby italiano.

Duccio Emanuele Fumero

Giornalista professionista tuttofare. Il suo amore per il rugby nasce dal mix, pericoloso, di tre passioni: la bellezza del gioco, l’Irlanda e la birra. Per dieci anni ha curato il blog Rugby 1823 all'interno della piattaforma editoriale Blogo.

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