6 Nazioni 2019: Italia, i più e i meno dei primi due turni

Dopo i primi 160 minuti del Torneo continentale vediamo cosa funziona e cosa no in casa azzurra.

Una settimana di pausa per riprendere fiato e poi tornare in campo. Il Guinness Sei Nazioni si ferma ed è il momento di fare il punto dopo le prime due giornate del Torneo. Che per l’Italia significano due ko e zero punti in classifica. Ma cosa resta di questi primi 160 minuti? Ecco i più e i meno.

Più

L’onorevole sconfitta

Lo dico da anni. I punteggi finali dicono poco, se presi così. Dal 33-20 di una settimana fa al 26-15 di sabato, infatti, a occhio cambia ben poco. Un -13 con la Scozia, un -11 con il Galles. Eppure, le due partite sono state ben diverse. Con la Scozia l’Italia ha subito per 70 minuti, non ha saputo giocare e, alla fine, è uscita alla distanza quando la frittata era fatta (33-3 al 69’). Ben diverso contro il Galles, dove i limiti azzurri si sono visti, ma dove si è rimasti in partita fino alla meta di Watkin, casualmente arrivata proprio al 70’.

Federico Ruzza

Due convocazioni, due ingressi in campo dalla panchina, tre offload spettacolari, due mete procurate contro la Scozia e un break di Parisse creato con il Galles. La seconda linea si conferma uno dei giocatori più talentuosi che abbiamo in Italia e si spera che nel prosieguo del torneo possa guadagnarsi più minuti in campo di quello visto sino a ora. Lui e Barbini possono dare quel quid che all’Italia manca, lo capirà O’Shea o insisterà con l’autoscontro?

Abraham Steyn

L’ho spesso criticato, ma va detto che ultimamente la terza linea di Treviso in azzurro mette assieme prestazioni di ottimo livello. Anche ieri, oltre alla meta, è stato uno dei pochi a emergere nettamente in positivo tra gli azzurri e si sta confermando un punto fisso.

Edoardo Padovani

Due mete in due match, una prestazione fuori ruolo di buon livello sabato. Edoardo Padovani è arrivato in punta di piedi a questo Sei Nazioni, ma si sta ritagliando un ruolo da protagonista che era da un po’ che non aveva, anche alle Zebre.

Meno

Sergio Parisse

E’ ingeneroso criticare il capitano? Forse, ma ormai è un tabù che la stampa dovrebbe superare. Sergio Parisse non è più quello di un tempo, i periodi di stagnazione in campo diventano sempre più lungo e non è più il “leader for example” di una volta. Confuso anche sugli up&under avversari, lontano quando si tratta di contestare gli ovali a terra, forse dovrebbe essere usato come impact player nella ripresa.

La mediana

Out Marcello Violi, out Tito Tebaldi, Conor O’Shea si è ritrovato di colpo a dover puntare su due giocatori che nelle Zebre e a Treviso sono le terze scelte. E in campo si vede. Palazzani e Gori sono lenti, confusi, non danno ritmo, rallentano troppo il gioco e, alla fine, impediscono alla trequarti di essere coinvolta in maniera positiva in attacco. La coperta in mediana non è corta. E’ cortissima.

La scuola italiana

David Sisi, Dean Budd, Sebastian Negri, Abraham Steyn e Sergio Parisse. Cioè la seconda e la terza linea titolare a Edimburgo e contro il Galles. Giocatori di formazione italiana? Zero. E se pensiamo che con la Scozia O’Shea si era portato pure Tuivaiti in panchina, ecco che lo scenario è imbarazzante. Certo, in terza c’è Marco Barbini, poi ci sono i Licata, i Giammarioli, i Mbandà e in chiave futura i Lamaro. Ma la realtà, oggi, è che tra scelte tecniche e infortuni 5/8 della mischia italiana è straniera.

Le conferenze pre e post partita

“Continuiamo a lavorare, a guardare avanti, sapendo di essere sulla strada giusta” (O’Shea, 9 febbraio 2019). “Ho detto a tutti i nostri ragazzi che è importante continuare a lavorare in questo modo” (O’Shea, 2 febbraio 2019). “Continuando su questa strada possiamo arrivare a giocare queste gare interamente alla pari” (O’Shea, 17 novembre 2018). Le conferenze stampa nei postpartita dell’Italrugby sono un deja vu, le stesse parole, partita dopo partita.

12 commenti su “6 Nazioni 2019: Italia, i più e i meno dei primi due turni

  1. Sulla sconfitta – e sullo stato dell’Italia – si è già detto molto. Vorrei una presa di responsabilità della Federazione (utopia pura), e una seria riflessione se davvero, come qualcuno scrive qua e là (ma non credo con prove alla mano), la Fir pensa di non riconfermare Co’S. Quale alternativa abbiamo? Sappiamo che la nazionale non è solo il vertice della piramide (dovrebbe) ma è la punta dell’iceberg quando si parla di prestazioni, qualità e know-how dei giocatori, quindi non è certo cambiando lo staff che risolviamo i problemi.
    Solo due cose Duccio, se posso.
    1. Sconfitta onorevole ok, ma ricordiamo che davanti c’era un Galles infarcito di gente che era li per convincere Gatland di un posto sull’aereo in Giappone, ma come 24-31esimo giocatore, non nei 23.
    2. Unitamente al fatto della “scuola italiana” in mischia, c’è il fatto che non produciamo più una mischia dominante. Anche 10 anni fa avevamo i vari Del Fava, Dellapè, Nieto, Gelde che italiani di formazione non erano, ma la faccenda in campo era diversa. E la cosa preoccupa.
    Un appunto su Steyn, 2 touche rubate, 1 meta, 20 placcaggi, non sarà Parisse come tecnica e visione di gioco, ma tra lui e Barbini qualcuno a n8 ce lo abbiamo.

  2. Ah, uno spunto che esula dall’Italia in sè (ma ci penalizza costantemente). Se ne discuteva anche su altro blog, però davvero vorrei che qualcuno chiedesse, da un lato agli allenatori (tutti, in particolare a Gatland) e dall’altro agli arbitri, che ne pensano del casino che c’è.
    Perchè al breakdown se ne vedono di cotte e di crude (vero Warren?), la linea del fuorigioco sembra sempre più “sfumata” (e qui la Scozia ne sa qualcosa), e anche ieri a Twickenham, il buon Nigel un paio di sviste (es. May davanti al calciatore sulla meta di Farrell, oltre alla trattenuta di May su Dupond, chiara) pesanti le ha avute.
    Insomma sembra che gli arbitri stiano permettendo un po’ di tutto in campo, anche le fantomatiche prese al collo in ruck non mi sembra abbiano più tutta questa attenzione. E anche in questo noi siamo belli indietro,nel saper sfruttare questo “lassismo” generale.

    1. Ho letto anch’io i commenti alle ultime (?) prestazioni arbitrali e resto stupefatto. Dov’erano queste persone negli ultimi anni, quando ad ogni critica agli arbitri si stracciavano le vesti in nome del credo comune rugbistico? Al bar, forse.
      Venendo alle cose serie come si dovrebbe giocare in ruck? Si entra dal gate, si sta sui propri appoggi e non sulla schiena dell’avversario e si va direttamente sulla palla senza appoggiarsi a terra con le mani. Questo recita il regolamento e questo nel bene e nel male non viene mai fatto compiutamente.
      Quanto tempo deve intercorrere tra il momento che metto le mani nella ruck ed il momento che l’arbitro deve decretare il tenuto? Boh…
      Come devo pulire una ruck? Con la spalla? Tirando per il collo e rovesciando di lato il grillotalpa, cercando di strappargli le prime due vertebre cervicali? Quest’ultima opzione la posso usare anche per difendere la maul avanzante? Posso intervenire sul mm entrando dal gate dopo che questo a messo le mani o i piedi sul pallone?
      Oguna delle domande precedenti riceve una risposta diversa a seconda dell’arbitro e a seconda della squadra che la fa. Oramai lamentarsi non serve a niente, come si diceva qualche anno fa cominciamo a vincere o poi potremo lamentarci. Fatto sta che ogni allenatore che viene ad allenare in Italia sia esso Berbizier o Mallet o COS dopo un po’ prende atto che con noi c’è un metro diverso e comincia ad incazzarsi.
      Gli arbitri sono dei professionisti che sono pagati, discretamente, per girare il mondo. C’è qualcuno così autolesionista da rinunciare a ciò in nome dei sacri principi del rugby?

      1. Si Fyodor, il mio era un commento generale, non solamente applicato all’Italia. In fondo se ne vedono di tutti i colori in tutte le partite. Sulla formazione della ruck gli inglesi han pianto fino a far cambiare la regola, e infatti è un bordello, con la gente che si tuffa letteralmente…

  3. Ciao Duccio, scusami ma non posso accettare questa frase:
    “Lui e Barbini possono dare quel quid che all’Italia manca, lo capirà O’Shea o insisterà con l’autoscontro?”
    Senza voler fare polemica e rispettando il tuo lavoro, hai modo di evidenziare, magari in un altro articolo una proposta diversa da quella che O’Shea sta schierando?
    Uno staff che funzionerebbe meglio, delle riforme che permetterebbero di rendere meglio, delle scelte e delle strategie che permetterebbero di performare meglio, degli schemi che possano farci segnare qualche meta in più?
    Lo dico perchè sembra ormai palese a tutti che O’Shea sia uno scappato di casa che si è portato appresso qualche amico a cui doveva dei favori…

    Io invece penso proprio che O’Shea abbia bene chiaro in mente cosa fare, come e quando.
    Se chiunque ritiene che Ruzza e Barbini vadano fatti partire titolari può chiederglielo, ma basta vedere alle prestazioni di Ntamack e Lambey all’esordio da titolari… tutt’altro che entusiasmanti, e Ntamack non mi sembra sia un brocco totale viste le performance in Top14 col Tolosa capolista di cui è titolare…

    Anche Larmour l’anno scorso nel 6 Nazioni s’era fatto mettere a sedere da Minozzi, ma mi sembra che le sue prestazioni nel Pro14 e in Champions Cup fossero di tutt’altro tenore

    La verità è che il salto di qualità e intensità tra i test match internazionali e i vari campionati transnazionali (Pro14, Premiership, Top14, Super Rugby) c’è ed è enorme

    Continuare a chiedere lo schieramento da titolare di questo o quel giovane di belle speranze mi sembra assolutamente fuori luogo, il prossimo ciclo di 4 anni alla RWC 2023 sarà il periodo giusto per inserire una grossa quantità di giovani promettenti, una leadership nuova e delle strategie e schemi nuovi

    Farlo ora sarebbe identico a mandare principianti allo sbaraglio

    1. “La verità è che il salto di qualità e intensità tra i test match internazionali e i vari campionati transnazionali (Pro14, Premiership, Top14, Super Rugby) c’è ed è enorme”

      BRavissimo superignazzio ma c’e’ ancora chi pensa che in Pro 14 si affrontino gli stessi avversari che giocano alla stessa maniera…e questo discorso vale anche per chi invoca Crowley come salvatore della Nazionale al posto di COS per via dei risultati con Treviso.

  4. A me sembra che Cos abbia le idee piuttosto chiare, mentre sarebbe interessante verificare se i dirigenti dell’Italrugby hanno un percorso e lo stanno seguendo …

  5. Oramai ogni tentativo di commentare le prestazioni dell’Italia si riducono ad un referendum sui singoli o sulla triade.
    Anche sabato scorso la commedia che è andata in scena non ha soddisfatto la platea e manco il loggione che chiede la sostituzione del regista. I più arditi, quelli con il cervello in ferie permanente, ipotizzano un’Italia vincente con la semplice sostituzione del mediano di apertura ricorrendo alle magie dell’Harry Potter de noantri.
    Non credo si risolva nè in una maniera nè tantomeno nell’altra. Se vogliamo confrontarci con questo sport, che non è più quello che raccontava Paolo Rosi, guardiamo agli inglesi che lo hanno inventato.
    Due settimane hanno demolito gli irlandesi giocando agli autoscontri e facendo il tiro al piccione, per l’occasione interpretato da Henshaw.
    Sabato hanno offerto la replica con i francesi bombardando un fazzoletto di terra 20×10 e limitandosi ad arginare i tentativi di buttarla in chilorugby dei galletti.
    In entrambi i casi hanno letto e interpretato le partite in base agli attori avversari ed al teatro dove avveniva la recita. Ma, come sappiamo, il rugby di EJ non è adeguato alla filosofia della FIR e del suo massimo esponente.
    Per tornare ai fatti nostri il nostro COS è uscito dagli spogliatoi imputando la sconfitta ai punti d’incontro. In panchina hai due dei migliori interpreti della contesa dei punti d’incontro di cui dispone Treviso. Se non li metti in campo, se non a buoi scappati, vuol dire che il tuo piano di gioco era diverso, diversamente il tuo pensiero è strabico.
    Ecco forse cominciare a riflettere su come essere coerenti a partire da quel signore che seguiva la processione della principessa ad Edimburgo, senza essere degnato di uno sguardo nè di un saluto manco da Laidlaw, a finire dal nostro conducente che a volte incespica nei concetti come con l’italiano, su quest ultimo pienamente giustificato, non sarebbe per niente sbagliato.

  6. è una eresia Ruzza 8? è una bestemmia portarsi “almeno” in panchina Trussardi? è un sacrilegio capire se Enzo Selponi può e vuole vestire la maglia azzurra? è una empietà avere rapporti con il XIII magari anche quello italo-australiano (su calci e difesa potrebbero darci diverse indicazioni)? Lamaro potrebbe essere buttato nella mischia anche SUBITO (credo non stia aspettando altro)… non si faccia l’errore di Polledri che non sarebbe mai stato pronto

    1. un’eresia non so, ma continuare a invocare salvatori della patria per poi crocifiggerli regolarmente in sala mensa e avanti il prossimo è sicuramente molto italiano… lo è molto meno avere una visione d’insieme e progetti a lungo termine, nonché la lucidità di analizzare obiettivamente i cambiamenti per minimi che siano e basare la critica su questo. il tutto e subito non esiste e nemmeno soluzioni semplici a “problemi” complessi, perché alla fine si tratta solo di buttarla sempre in caciara ma magari per qualcuno è terapeutico, chissà.

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