Italrugby: tra asterischi e non

Le convocazioni del ct Conor O’Shea fanno discutere, soprattutto guardando alla scuola rugbistica.

37 azzurri per i quattro test match di novembre. Conor O’Shea sceglie i suoi ragazzi a meno di un anno dalla Coppa del Mondo di Giappone 2019 e, al netto degli indisponibili, è chiaro che questo gruppone è quello da cui il tecnico irlandese pescherà la squadra per la RWC. Scelte, però, che fanno discutere.

A spiccare, infatti, sono i due esordienti. Johan Meyer e Jimmy Tuivaiti. Al di là dei giudizi tecnici sui due giocatori delle Zebre, a lasciar perplessi è la decisione di ampliare la rosa in terza linea con due “stranieri”. Eppure, fino a poco tempo fa, proprio la terza linea era oggetto di vanto per la filiera rugbistica italiana. Certo, Giovanni Licata e Maxime Mbandà sono ai box, ma scorrendo i nomi, oltre ai due esordienti, troviamo Sebastian Negri, Jake Polledri e Braam Steyn. Cioè un sudafricano e due italiani cresciuti, però, rugbisticamente all’estero. Insomma, tolti Giammarioli e Parisse, di scuola italiana non ce ne è.

E scorrendo l’intera lista si vede che i famosi asterischi, cioè il segno grafico che evidenzia la provenienza dei giocatori dall’Accademia federale, sono 14 su 37. Cioè il 37,8%. Certo, anche qui c’è da calcolare gli indisponibili. Aggiungendoli (Mbandà, Sarto, Esposito e Minozzi) arriviamo a 18, cioè il 48,6%. Meglio, ma sempre meno della metà. E l’Accademia c’è da un decennio. E gli equiparati o con formazione straniera? Sono 10, cioè il 27%. Una percentuale importante, perché vuol dire che in Italia 1 azzurro su 4 non è cresciuto rugbisticamente qui.

Certo, si dirà che guardando le altre nazionali, anche quelle più blasonate, o gli altri sport di squadra in Italia, ci sono anche lì molti “stranieri”. Vero, ma in parte. Perché spesso si fanno notare per il colore della loro pelle (una Paola Egonu, che sta dando spettacolo in questi giorni ai Mondiali di volley, appare molto più straniera di un Braam Steyn secondo molti), ma in realtà sono italiani, nati in Italia e, soprattutto, sportivamente cresciuti qui. Appunto.

Duccio Fumero

Giornalista professionista tuttofare. Il suo amore per il rugby nasce dal mix, pericoloso, di tre passioni: la bellezza del gioco, l’Irlanda e la birra. Per dieci anni ha curato il blog Rugby 1823 all'interno della piattaforma editoriale Blogo.

Ti potrebbe anche interessare

11 commenti su “Italrugby: tra asterischi e non

  1. Duccio, con questo discorso direi che sfondi porte aperte un po’ ovunque (anche se io non ne farei un caso di quanto sono italiani Paola Egonu – tra l’altro ieri strepitosa contro le russe – e Braam Steyn, e rimarrei su un discorso più generale).
    Che in nazionale si viva ancora di equiparati e cresciuti all’estero è palese, e si badi bene, non sono lì “togliendo il posto” a qualcuno. Non credo che nessuno possa dire che Meyer – cosi come Hayward per esempio o Polledri – non meritino il livello, visto che di italici al 100% bravi cosi o di più ce ne sono pochi o nessuno.
    Il problema sta nel fatto che anni di Hdemie ci portano a non avere alternative, a dover quasi “per forza” ricorrere a loro, e che questi si dimostrino (non sempre ovviamente, ma troppo spesso) più pronti e preparati dei colleghi italiani. Il sistema accademie non deve essere per forza sbagliato, ma sembra sia stato un po’ cosi, tirato su “raffazzonato” all’italiana, volendo fare i grandi da appena nati.
    Comunque discorso lungo e “annoso”, speriamo vivamente che la generazione delle passate U20 ci smentisca tutti, e i vari Lamaro, Riccioni, Rimpelli, Rizzi, D’Onofrio e compagnia diventino l’ossatura della nazionale post mondiale.

    1. ma quando mai questa generazione potrà fare il salto in numero sufficiente? guarda licata, l’anno scorso pareva che senza di lui l’italia rinunciasse ad un campione (il ragazzo è forte, sia chiaro), l’hanno bello spremuto, messo in ruolino zebre e adesso? pare che quando è in piedi, faccia fatica a ritagliarsi il posto. succederà lo stesso con gran parte di tutti questi, molti marciranno in top12 (marciranno nel senso che non gli verrà mai data la possibilità di provarci davvero), dei pochi fortunati alcuni si accomoderanno dietro ai vecchi forti, perché guai pensare che un giovane rampante possa portare via il posto al vecchio leone, infatti se guardi bene ci sono anche adesso in franchigia giocatori che è anni che sono la seconda scelta pur avendo dimostrato di poter essere tranquillamente la prima da soli o in condominio, alcuni saranno spezzati usandoli alla morte e i soliti 2 o 3 all’anno potranno giocarsi appieno le loro carte, sempre che non arrivi lo straniero scommessa che si dimostra forte nel loro ruolo. inutile illudersi, o il sistema e la testa cambiano, o sarà sempre così

      1. gian, ma sono d’accordo che il problema sia il sistema, per quello dico che ad oggi sembra “raffazzonato”, della serie “abbiamo le accademie (meno di quelle preventivate, ndr), e vediamo che succede”.
        Mancando un sistema di permit, ad esempio, ti manca la possibilità di capire se i giovani che hai formato hanno le qualità e una chance di imporsi a più alto livello (non “essere pronti”, quello o sono fenomeni alla Ioane o è difficilissimo), e quindi ha senso dare loro spazio. Mancando un campionato U20 o U23 hai meno possibilità (se non quelle che danno i club di Top12) di far giocare i giovani, e far capire che non è solo un autoscontro ma serve affinare un altro set di skills.
        Altrimenti ti trovi a portare in Pro14 giocatori che o non vengono ritenuti “pronti” e fanno il viaggio inverso (vedi Odiete) o che non trovano spazio manco a chiederlo in ginocchio (vedi Raffaele e Azzolini).
        Il sistema è contorto e approssimativo, sicuro, e finchè non si mette in piedi qualcosa di strutturato e con un senso la nazionale sarà fatta sempre dai “soliti noti” (con qualche aggiunta di tanto in tanto).

  2. Io, oltre a quello che a mio avviso giustamente fai notare tu, aggiungerei anche un’altro fatto.
    Quali stranieri equipariamo?
    Mi sta bene un ragazzo di 25 anni. Ma uno di 30? Ha senso equipararlo.
    Nel caso specifico Tuviati sta giocando bene, non lo metto in dubbio, ma tra quelli convocati è una prima scelta? Io credo sinceramente di no. Tutti o quasi gli altri gli sono superiori. A questo punto, considerando che anche quelli infortunati Mbandà e Licata gli sono supeiori, non era meglio convocare se non Barbini, un Lamaro?
    Lo si è fatto per Panico, Licata e Zilocchi. Non sarebbe stato di sicuro uno scandalo, anzi!

  3. Traoré è più italiano di Polledri. Non si discute.
    E non parlo solo di formazione rugbistica ma anche socioculturale.
    Uno ha fatto le scuole qui e parla italiano, l’altro si pesa in libbre e ha bisogno dell’interprete.

    Abbiamo la stessa componente di giocatori di formazione estera di quando non si spendevano 15 milioni di euro all’anno tra franchige ed accademie. La nazionale ha risultati analoghi se non deteriori.
    Una volta erano quasi tutti argentini adesso si parla afrikaans o inglese.
    Speriamo che Monty Ioane si fermi qui ancora un paio d’anni. 🙂

  4. sul fatto che parisse sia di formazione italiana ho qualche dubbio, ma non ricordo a quanti anni sia tornato in patria.
    sul resto eviterei anch’io di andare a vedere chi pare o meno italiano e chi lo è o non lo è, perché da discuterne ce ne sarebbe per ore sentendo delle bestialità da piangere sangue.
    il discorso è, nel rugby come in tanti altri sport, che noi continuiamo con questo vizio di base a volere i risultati subito senza costruire niente dietro, e se può valere per la prima della classe (in un parallelo calcistico può andar bene per juve, napoli e roma, adesso), che ha già costruito prima e decide di guardare ai risultati, principalmente, sapendo di avere le spalle coperte, ciò non vale per le inseguitrici (che so milan, inter, lazio, fiorentina) e men che meno per le cenerentole, da noi, invece, si cerca sempre il giocatore pronto all’uso da buttare dentro ed inserire nel sistema che lavora senza guardare agli ingranaggi che ha.
    ciò comporta che i nostri ragazzi non sono mai abbastanza preparati, che si cerca sempre lo straniero buono, anche se di numeri 8, ad esempio, potremmo costruirne a pacchi, non essendo mai messi in mostra non vanno all’estero e quindi sono limitati nel nostro orticello piccolino, abbiamo un sistema dove si decide chi è un fenomeno e chi no (tuivaiti, che stà impattando decisamente bene, è arrivato al calvisano già indicato come azzurrabile, ha fatto un anno ottimo, uno un po’ meno efficace, pur rimanendo un punto di riferimento della squadra, ma trovando molta più difficoltà, subito zebrato ed immediatamente convocato, mentre amenta ha flottato per anni in domestico senza mai avere la possibilità di fare il salto, e così tanti altri).
    inutile che parliamo di non profondità o di equiparati, se non cominciamo a ragionare sul fatto che lo “straniero” dovrebbe essere il tassello che ti da quel qualcosa in più e non il mattone fondamentale su cui costruire le vittorie, la strada, così, è ancora più lunga, ma allora a cosa servono le accademie e tanti altri discorsi (a parte che le accademie collegate alle celtiche ed il doppio tesseramento sarebbero un’altra cosa) se poi il meglio che si riesce a fare è andare ad avere una squadra con mm, un centro e due ali non convocabili e un MA e un estremo naturalizzati o un’altra che per coprire gli ultimi spot in sottonumero va a pescare a strascico downunder?
    il sistema è marcio dalla base, poi lasciamo pure che chi ci mete la faccia straparli, d’altra parte non possiamo neanche pensare che ci venga a dare dei mona spiegandoci che stà gestendo un club e non la nazionale

  5. Giamma, Mbanda, Minozzi ecc. sono tutti pre accademie di condominio, quelle che hanno sfasciato del tutto il bilancio e finito di sfasciare il rugby giovanile (di Club). Tra Coste e le Remedellidi ci sono di mezzo anni calendariali (e la Celtic) ma secoli di intelligenza e competenza.

  6. Tornerei alla proposta di ingaggiare un bel po’ di tredicisti italo-australiani: non c’è bisogno di aspettare i 3 anni, che poi forse diventeranno 5, e magari sono più forti di Tuivati&Co.

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *